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Auto elettrica, il clamoroso flop che riporta la Germania alla realtà

Crolla la richiesta di Bev (in Italia, si vendono addirittura più Ferrari), e i colossi tedeschi tornano ai motori endotermici: un duro colpo per l’ideologia green, soprattutto in vista delle Europee 2024

Contro la transizione green, auto elettrica

Contro la transizione green (© Der-Hobbybahner-Sachsen / Wikimedia Commons)

L’auto elettrica fa (di nuovo) flop. Stavolta non c’entrano i limiti intrinseci che avevano imbarazzato l’allora segretario dem Enrico Letta, appiedato i Norvegesi o reso più difficile per i pompieri domare un incendio. La situazione contingente riguarda il mercato: i cui dati sono ancora più clamorosi perché riguardano il maggior sostenitore comunitario delle politiche eco-catastrofiste radicali – la Germania.

Contro la transizione green, auto elettrica
Contro la transizione green (© Der-Hobbybahner-Sachsen / Wikimedia Commons)

L’ennesimo flop dell’auto elettrica

Il febbraio scorso potrebbe restare negli annali come il mese nero dell’auto elettrica. La cui richiesta, come riferisce Verità&Affari, è crollata del 16% in Italia, dove addirittura sono state acquistate più Ferrari che Abarth 500e. E, ancor più significativamente, del 15,4% dalle parti di Berlino, storico capofila della rivoluzione green. In entrambi i casi, a fronte dell’incremento delle vendite complessive nel comparto, segno che è proprio questione di Bev (Battery Electric Vehicle), soprattutto per i costi proibitivi.

Abarth 500e, auto elettrica
Abarth 500e (© Alexander-93 / Wikimedia Commons)

I giganti tedeschi del settore, Mercedes, Volkswagen e Bmw, ne stanno prendendo atto, rivedendo quindi le proprie strategie commerciali. A partire dal rinvio del pensionamento delle vetture a motore endotermico, una mossa graditissima tanto alla Borsa francofortese quanto ai sindacati. Che pure chiedono garanzie ancora maggiori a tutela dei lavoratori e degli stabilimenti.

Fabbrica BMW, auto elettrica
Fabbrica BMW (© Fred Rollison Photography / BMW Group)

Questo cambio di marcia (è il caso di dirlo) è estremamente significativo anche per i suoi effetti a lungo raggio. Lo stop ai veicoli a benzina e diesel, infatti, è uno dei principali, deliranti obiettivi dell’European Green Deal della teutonica Ursula von der Leyen. E sono sempre più vicine le Elezioni Europee di giugno, che si giocheranno in buona parte sulle “ricette verdi”, ormai avversatissime in tutto il Vecchio Continente.

Ursula von der Leyen
Ursula von der Leyen (© Parlamento Europeo / Wikimedia Commons)

Ha quindi del tafazzesco il fatto che l’Europarlamento abbia approvato definitivamente la Direttiva sull’efficientamento energetico degli edifici (quella, per intenderci, sulle case green), con annessa stangata. Come il Giulio Cesare di Ettore Petrolini a cui il popolo chiedeva sesterzi, cioè, Bruxelles tira dritto. Ignorando che talvolta gli ideali vanno bene se restano astratti: ma, quando vanno a intaccare il portafogli dei ceti medio-bassi, producono fenomeni come i gilet gialli francesi.

Il vero problema è più a monte

Come però RomaIT sostiene da tempo, il vero problema è decisamente più a monte. Quando infatti si parla di clima e affini, come ha argomentato anche il giornalista Alessandro Rico, bisognerebbe distinguere tre questioni diverse, ancorché interconnesse. Se esista il cambiamento climatico, «se sia responsabilità dell’uomo» e «se la transizione ecologica sia la soluzione giusta».

Alessandro Rico
Alessandro Rico (immagine dalla sua pagina Facebook)

La prima risposta è sì, banalmente perché si sta parlando del sistema più complesso presente sul pianeta Terra, che non è mai statico. La seconda risposta, conseguentemente, è no, se non in una percentuale irrisoria che un luminare del calibro di Antonino Zichichi stima tra il 5 e il 10%.

Antonino Zichichi
Antonino Zichichi (© Gabriella Clare Marino / Wikimedia Commons)

D’altronde, già Michael Crichton spiegava che, paragonando l’atmosfera a un campo da football americano da 100 metri, la CO2 ne rappresenterebbe appena 2,5 centimetri. E in cinquant’anni era aumentata di una quantità pari a «tre ottavi di centimetro – meno dello spessore di una matita».

Michael Crichton
Michael Crichton (1942-2008). © Jon Chase photo / Harvard News Office / Wikimedia Commons

Da qui discende la terza risposta: anch’essa negativa perché, logicamente, da una falsa premessa non può che discendere una falsa conclusione. E forse non è casuale la voce fuggita dal sen di Francesco Starace, ex AD di Enel. Il quale, come riporta La Verità, ha ammesso che «non è per l’attenzione alla natura che si punta sulla transizione ecologica, ma per il ritorno economico».

Francesco Starace
Francesco Starace (© Enel S.p.A. / Wikimedia Commons)

Da un lato, insomma, c’è l’ideologia (nel caso specifico, quella del peggior ambientalismo affermazionista), dall’altro c’è una cosetta chiamata realtà. Alla quale la narrazione politicamente corretta, anche se mainstream, presto o tardi è sempre destinata a cedere il passo.