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18 Agosto 2022

Pubblicato il

Giornata celebrativa

Perché difendiamo le radio e TV locali e l’esempio della Campania

di Redazione
La Campania è stata la prima regione a votare la legge che celebra, il 28 luglio, la sentenza che nel 1976 sancì la libertà di etere
Manifestazione della Rea, il presidente Antonio Diomede
Manifestazione della Rea, il presidente Antonio Diomede

Una buona notizia dalla Campania per le radio e TV libere che fanno informazione locale. La regione all’unanimità ha approvato la legge regionale (proposta dall’onorevole Tommaso Pellegrino) che istituisce la giornata delle Radio Libere diamo qui il collegamento alle dichiarazioni dell’on pellegrino che ringraziamo per l’impegno , come ringraziamo tutte le altre forze politiche che hanno appoggiatoi e votato all’unanimità la legge regionale (rinviamo al link per le dichiarazioni dell‘on. Pellegrino).

La difesa di un diritto di libertà

Un orpello? Una cosa solo celebrativa? No assolutamente: è una fase della battaglia per la sopravvivenza delle emittenti locali, oggi sotto attacco con una manovra a tenaglia, che sotto la scusa delle frequenze colpisce la libertà di informazione.

La Campania è stata la Prima Regione a votare la legge che celebra (il giorno 28 luglio) la nota sentenza della Corte Costituzionale che nel 1976 sancì la libertà di etere. In un una fase in cui la Corte difendeva e ampliava in spazi di libertà. La giornata celebrativa sarà un’occasione per parlare della libertà di informazione (oggi fortemente limitata da trucchi burocratici alquanto rozzi e pretestuosi).

Per chiarire meglio il significato della giornata delle radio TV libere, facciamo riferimento ad un nostro precedente articolo che spiega con più particolari. Naturalmente questa iniziativa, fortemente voluta dalla REA, che ringrazia sia l’onorevole Pellegrino sia tutte le forze politiche della Campania (hanno votato all’unanimità la legge), è solo una parte della complessiva strategia della REA e non va quindi valutata singolarmente.

La Campania regione apripista a difesa delle radio e tv locali

Cosa significa questa strategia, che la Campania non a caso ha colto al volo? Significa che l’attacco alle emittenti locali è in realtà parte di un complessivo attacco delle multinazionali e delle oligarchie contro i piccoli in generale. Contro le piccole imprese, contro le piccole comunità, contro i piccoli borghi, contro la vera solidarietà, contro i piccoli esercizi, contro le piccole iniziative culturali locali.

L’attacco è complessivo e voluto. Viene spiegato artificiosamente parlando di decisioni dei mercati, ma si tratta di mercati oligopolistici come abbiamo spiegato meglio in un podcast in cui abbiamo provato, con brevi pillole, ad illustrare il quadro complessivo.

Questo attacco è reso possibile dal silenzio assordante dei media, silenzio dovuto appunto al fatto che gran parte dei media sono di proprietà delle grandi imprese e delle grandi multinazionali. Le quali rischiano di estirpare i piccoli e desertificare i territori salvo prendere qualche esemplare(scelto sempre da loro) per tenerlo negli zoo, come Panda in via di estinzione.

Si mettono cioè il fiore all’occhiello della solidarietà spettacolo e delle storie fasulle del chilometro zero, solo se ligie alle multinazionali, ma in concreto non difendono le piccole emittenti.

Il ruolo dell’informazione locale

La Campania è la prima regione ad aver capito che senza l’informazione locale manca il gradino intermedio. E le imprese locali, le eccellenze locali, non possono crescere e vengono spazzate via.

Poi i soliti soloni competenti (competenti perché consulenti delle multinazionali) spiegheranno che è colpa della popolazione e delle istituzioni locali se si impoveriscono (casualmente!?). Ma non è così, è in atto un saccheggio e il futuro lo dirà, ma voi dovete saperlo da oggi.

Se colpa hanno le popolazioni e le istituzioni meridionali è quella di non aver capito questo pericolo, e di non muoversi collegialmente e unitariamente.

Così, separate, ad una ad una, vengono sconfitte.

Non a caso, nel racconto “Astrolia e il mistero delle tre cattedrali”, un giallo fantasy, abbiamo delineato un quadro simile per il futuro. Il Neoevo, per cercare di smuovere l’opinione pubblica sui rischi e sulle involuzioni del sistema. E per cercare di far capire ai territori e alle emittenti locali quale può essere la strategia vincente (uniti si vince).

Astrolìa e il mistero delle tre cattedrali

Molte emittenti e molte pubblicazioni periodiche si spostano sul web per sopravvivere. Ma devono aprire gli occhi (anche questo è stato descritto nell’articolo “Astrolìa e il mistero delle tre cattedrali: un enigma avvolge il mondo della stampa“), perché sono anche esse a rischio. Più di quanto non pensino, perché se l’attacco è sistemico, come noi sosteniamo, il web è ancora più controllabile oltre che dalla burocrazia, dalle multinazionali e dai poteri forti, che se ne sono impossessati.

Le altre regioni meridionali, se capiranno questa esigenza e questa strategia della REA , dovrebbero affrettarsi su questa strada (difendere le voci locali, le emittenti e la piccola stampa) per salvare la loro economia. Altrimenti dovranno limitarsi a proteste e lamentele tardive.

La situazione delle radio e tv locali nella regione Lazio

E nel Lazio cosa succede? Al momento nulla di definitivo, ma sappiamo che ci sono forze culturali e politiche che pure qui si stanno muovendo in difesa della libertà di informazione locale e contiamo di darvene notizia appena ci saranno passi concreti.

Può essere utile rammentare che seppure il Lazio appaia più vicino ai centri di potere e della grande editoria, in realtà ciò riguarda solo alcune fasce e alcune categorie. Le altre zone del Lazio soffrono della crisi economica da anni senza che nessuno abbia una proposta.

Auspichiamo dunque che anche nel Lazio qualcosa si muova.

E contiamo su un ‘alleanza tra tutta la piccola editoria, sia scritta che vocale, sia sul web che cartacea, sia audio sia video. Perché il tema della difesa dei piccoli contro i soprusi, è un tema dei diritti e della democrazia e solo uniti si vince. Solo mobilitando l’opinione pubblica che la grande stampa purtroppo al momento non allerta.

Equilibrio tra piccoli e grandi

Naturalmente la grande impresa e le multinazionali hanno un loro ruolo, ma gli spazi vanno equilibrati e le esigenze vanno contemperate, non schiacciando i più deboli. Perché la liberta è di tutti, se viene lesa, prima o poi saranno danneggiati tutti.

Soffocare il vivaio delle piccole emittenti, della piccola editoria, delle piccole e medie imprese locali significa compromettere il futuro, squilibrare i territori.

Per questo la REA (Radiotelevisioni Europee Associate – reasat.eu), propone una strategia complessiva di ampio respiro. E basata sulla mobilitazione dell’opinione pubblica a cui anche la grande editoria dovrebbe collaborare se coglie il senso di questa linea.

Ecco perché l’esempio della Campania è importante e auspichiamo che altre regioni la seguano anche sulle altre iniziative correlate.

Ed ecco perché speriamo che anche nel Lazio qualcosa si muova al più presto, e ne daremo notizia.

Fabrizio Abbate, responsabile rapporti istituzionali REA ( radiotelevisioni Europee Associate)

 

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