Piccole radio tv italiane chiuse per favorire la voce unica dei mercati

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In questi giorni le piccole emittenti radio tv stanno conducendo una battaglia di libertà, ma non hanno il sostegno dei media oligopolistici e dell’opinione pubblica.

Eppure è una battaglia cruciale, che ASSODIRITTI appoggia incondizionatamente invitando ad aderire alla raccolta firme e alla petizione he REA l’associazione che le rappresenta ha lanciato su change.org.

Italia Paese del sole e dell’etere

Facciamo un passo indietro, l’Italia è il Paese che ha il maggior numero di emittenti radio tv libere, in grazia della nota sentenza costituzionale che sanciva la cosiddetta libertà di etere.

Questa ricchezza corrisponde non solo al pluralismo, ma all’esigenza di dare voce ai territori. Il legame con i territori è essenziale in un Paese come il nostro: il Paese delle cento città. Purtroppo tutti si riempiono la bocca di questi concetti, di libertà, di pluralismo, di diversità, di cultura. Ma sono parole dietro cui le oligarchie economiche sempre più imperanti nascondono ben altro: la libertà è importante ma altrove…Il pluralismo idem.

Insomma l’Europa ha come strategia concreta quella di favorire i grandi monopoli e oligopoli, i cosiddetti “campioni nazionali”, definizione che nasconde troppo spesso gli oligopoli di Francia e Germania, ossia un super nazionalismo, sotto la copertura dell’Unione.

L’Europa toglie frequenze ai piccoli per darle ai grandi

E il caso è proprio questo, perché in base a decisioni europee discutibili, vengono sottratte frequenze ai piccoli per far posto alle grandi multinazionali, che omologano e veicolano solo gli interessi economici collegati con loro. In un intreccio di interessi che spiega perché da oltre vent’anni (vedi caso la cosiddetta Seconda Repubblica), l’Italia non cresce e si impoverisce. Ma in cambio cresce il suo debito…

Certamente se il nostro Paese è ricco di piccole e medie imprese e proprio quelle vengono penalizzate non sorprende questo esito. E coloro che genericamente si chiedono il perché da venti anni andiamo a indietro invece che crescere, dovrebbero esaminare questo semplice meccanismo.

E l’esempio è proprio questo. Vengono eliminate frequenze ai piccoli per darle ai grandi ma non si risarciscono i piccoli, per questa limitazione-imposizioni.

In tal modo vengono precarizzati per accrescere la dipendenza dai favori politici e quindi sono costretti ad omologarsi per non sparire…cosi l’autocensura è perfetta.

Un danno sociale e culturale per tutti i cittadini da trent’anni

Il paradosso è che con i soldi di tutti, mentre si aiutano con sostegni massicci le grandi imprese Multinazionali, non si prevede alcun aiuto per le piccole emittenti per favorire questa transizione.

Dopo aver rilevato il danno alle libere voci e il danno economico addossato alle piccole emittenti, non possiamo non notare che questa strategia di colpire i piccoli e arricchire i grandi è una costante in moltissimi altri campi, e dura da circa trent’anni.

Forse è un caso, forse aveva ragione qualcuno che disse a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca e quindi è doveroso notare la strana coincidenza con gli eventi seguiti alla caduta del muro di Berlino. Da quel momento la ricchezza finanziaria è cresciuta a dismisura squilibrando il sistema. Da quel momento multinazionali e oligopoli hanno avuto via libera senza contrappesi.

Tutto questo è stato definito con la parola magica: i Mercati. Tuttavia è una definizione imprecisa perché ogni scolaretto sa che vi è profonda differenza tra il mercato concorrenziale teorizzato da Smith, e il mercato oligopolistico che risponde a criteri diversi.

La più grande democrazia e le piccole emittenti radio tv

Nei decenni passati la democrazia americana è intervenuta in diverse occasioni per spezzare monopoli pericolosi, obbligandoli a suddividersi (le compagnie ferroviarie, e le cosidette 7 sorelle), proprio per preservare liberta e concorrenza vera. Non si tratta quindi di un‘osservazione eversiva o di una ricetta estremista, ma di semplice correttivo democratico.

Della più grande democrazia del mondo.

Il grave problema del costo dell’energia

Purtroppo malgrado le buone intenzioni dichiarate, qui da noi la tecnica dello sceriffo di sherwood (rubare ai poveri per dare ai ricchi ) è invece in auge.

Se andiamo a vedere il metodo di avvantaggiare i ricchi e potenti contro i piccoli è diffuso in molti altri campi.

Al momento le emittenti radio tv sono attaccate non solo sotto il profilo delle frequenze, ma anche sotto il tema del costo dell’energia, che per loro è essenziale e che visti gli aumenti astronomici rende ineluttabile la chiusura.

Chi beneficia di questa comunicazione a una sola voce

Ma a chi giova tutto questo?

Ai grandi oligopoli distributori di energia che stanno difatti avendo ottimi risultati, ma sono aiutati dalle istituzioni con automatismi di bollette che scaricano sugli utenti il maggior peso.

Anche i cosidetti aiuti sono congegnati in modo burocratico a favore dei monopoli. E ai cittadini e alle piccole imprese danneggiate, l’aiuto arriverà tardi e molto, molto parziale.

Questo tema accomuna logicamente moltissime altre categorie, oltre le emittenti. Parliamo delle imprese energivore, piccole imprese, trasporti, categorie di utenti deboli e disagiati (su questo vedasi apposita iniziativa di mobilitazione di Assodiritti per i disabili), aziende in crisi, disoccupati.

Ma proprio questo conferma che vi è un filo conduttore comuna e una battaglia comune che se combattuta isolatamente vedrà tutti perdenti.

Ecco perche occorre solidarietà e coordinamento nelle rivendicazioni: perchè divisi si perde.

Penalizzati i territori e le imprese locali

Ed infine sempre per le piccole emittenti vogliamo segnalare, che in singolare coincidenza, proprio mentre avrebbero bisogno di maggiori aiuti, il fondo finanziamenti apposito viene ridotto di capienza. Ed in aggiunta i meccanismi di ripartizione non salvaguardano i più piccoli e cioè i più bisognosi, ma il contrario a conferma del metodo sherwood.

Ma tutto questo oltre che una battaglia di libertà è una battaglia di tutela e sviluppo dei territori.

Perché le piccole emittenti sono le uniche a dare voce ai territori, alle proteste dei cittadini, ai loro bisogni locali.

Inoltre sono anche quelle che fanno crescere la produzione e i servizi dei territori (il cosidetto km zero). Perciò la chiusura di emittenti locali corrisponderà così ad una difficolta di valorizzare le produzioni locali, e Impedirà di portare alla luce i tesori e le bellezze locali.

Ne seguirà il danno al turismo e ai piccoli borghi (ma di piccoli borghi è fatta l’Italia) cioè produrrà magari alla lunga sottosviluppo, crisi, povertà, disoccupazione.

La battaglia culturale delle piccole radio tv

Non si tratta solo quindi della perdita di posti di lavoro diretti nelle emittenti locali che chiudono, ma di tutti gli altri posti di lavoro nell’indotto diretto e indiretto territoriale. Possibilità di occupazione che si perderanno silenziosamente e nei mesi e anni successivi generando desertificazione e imponendo emigrazione.

In seguito i cittadini si chiederanno come mai tutto questo?

Come mai il territorio che sembrava avviarsi ad una speranza di sviluppo auto generato e non dipendente dalle multinazionali che oggi ci sono e domani no, si è spenta. I cittadini a quel punto non capiranno il nesso.

Se una classe dirigente locale non capisce questi meccanismi , poi dopo molti anni si sveglia e si ritrova nella desertificazione, e neanche si sa spiegare come mai.

Firmare e diffondere

Ecco perché Assodiritti promuove e sostiene la raccolta firme della REA a favore delle piccole emittenti. Questa raccolta pur essendo mirata allo specifico momento trascende l’immediato e deve servire ad una battaglia permanente per la libertà e per il territorio, deve servire ad acquisire consapevolezza, dei pericoli che si corrono se non si difendono i diritti.

Segui Assodiritti sui social, trovi i link su www.assodiritti.it

Partecipiamo alla campagna raccolta firme della petizione promossa da REASAT tramite il link. Diffondiamo questo appello per accrescere la nostra consapevolezza sui temi dell’informazione e della libertà.

Temi che sono strettamente legati ai temi dello sviluppo e del futuro, anche economico e lavorativo dei giovani.

Fabrizio Abbate, presidente Assodiritti

FIRMA LA PETIZIONE – RADIOTELEVISIONI EUROPEE ASSOCIATE (reasat.eu)