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06 Dicembre 2020

Pubblicato il

Essere Italiani

L’Italiano, povera lingua nostra: storia di un amore perduto

di Marcello Catalano

Dagli anni '70 in poi giornalismo, politica, televisione, hanno perduto il rispetto per la sintassi e la grammatica della nostra lingua

Italiano

“L’italiano è una lingua parlata dai doppiatori”
Ennio Flaiano

L’amore per la nostra lingua e qualcosa che si è andato perdendo a poco a poco a partire dagli anni 70.
Fino ad allora la televisione, la radio, il mondo politico, il giornalismo, vantavano voci estremamente rispettose della grammatica e della sintassi.
Potremmo quasi dire che il modo di esprimersi di presentatori televisivi esponenti politici e giornalisti poteva essere paragonato a quello degli attori interpreti di opere classiche a teatro.
Anche i dialoghi dei film specialmente quelli doppiati da lingue straniere in italiano vantavano un linguaggio elegante, raffinato ma soprattutto corretto grammaticalmente.
Esprimersi in maniera corretta, elegante, forbita ed efficace era motivo di vanto. Quasi uno status.

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Il registro italiano impoverito di politici e giornalisti

Straordinaria la scena di Vittorio Gassman nel film a episodi di Dino Risi “I nuovi mostri “ che, nelle vesti di un vescovo capitato per caso in una chiesa di periferia romana, è chiamato a sedare una sorta di piccola rivolta tra i fedeli e che con un’arringa esteticamente affascinante e mirabolante sotto il profilo estetico-linguistico ma dai contenuti inesistenti, riesce a placare gli animi . Emblematico il commento finale di uno degli astanti che dice: ” Io non ho capito cosa ha detto, Ma come lo dice bene!”.
Scena provocatoria perché è chiaro che oltre alla forma ci si aspetta anche il contenuto. Di questi tempi troppo spesso nelle dichiarazioni di politici e giornalisti si riscontra pessima forma e pochi contenuti.
In fondo ne siamo responsabili anche noi perché nel nostro vocabolario quotidiano utilizziamo termini impropriamente o senza conoscerne il vero significato.

Il Caso “Gran Bretagna”

Quando si parla della Gran Bretagna si usa spesso dire Inghilterra e quindi la regina Elisabetta  II diventa la regina d’Inghilterra.
In realtà l’Inghilterra fa parte dei paesi che costituiscono il Regno Unito   e la regina Elisabetta II non è solamente la sovrana dell’Inghilterra ma è la regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e degli altri reami del Commonwealth ( Australia, Canada eccetera ).
Nel film “Un giorno in pretura”  Alberto Sordi, in arte Nando Moriconi, racconta al presidente del tribunale che nelle estati afose romane si recava alla “marana” per fare il bagno. E già, perché il clima di Roma è un clima caldo umido e quindi afoso. Solo che oggi dove tutto deve essere all’ insegna del sensazionale e del terrificante si preferisce usare il termine caldo torrido che è proprio invece dei climi caldi e secchi come a Las Vegas o nel deserto del Sahara. Forse perché la parola torrido evoca il termine orrido.


Quando ci riferiamo agli Stati Uniti tendiamo a dire gli americani oppure in America.
Ma l’America va dalla Groenlandia alla Terra del Fuoco. Sono americani gli argentini, i canadesi,  i messicani. Sarebbe forse più corretto quando ci riferiamo a ciò che accade nel paese governato da Trump parlare di statunitensi.
Poi ci sono tutta una serie di parole e di espressioni che utilizziamo senza conoscerne l’origine. Certamente meno grave. Ma possibile che una persona che utilizza migliaia e migliaia di volte lo stesso termine nell’arco della propria vita non si chieda  da dove questo termine provenga o che cosa significhi realmente?
Il Milione di Marco Polo l’abbiamo studiato a scuola, l’abbiamo letto per piacere , l’abbiamo seguito in televisione raccontato in alcuni film e  sceneggiati .
Eppure Il Milione non significa nulla. E’ totalmente inappropriato poiché Marco Polo utilizzava casomai il termine “emilion” per chiamare i propri parenti della famiglia Polo a lui più vicini  per distinguerli dagli altri Polo che abitavano Venezia.

La lingua inglese si aggiunge all’italiano ma non deve sostituirlo

“Imparare l’inglese è buona cosa, ma in aggiunta all’italiano, non in sua sostituzione “
Pino Caruso

Moltissime parole straniere, nella maggior parte inglesi, sono entrate a far parte della lingua italiana.
Molte di queste parole le utilizziamo quotidianamente pur non conoscendo spesso né il vero significato né l’origine.

Lock down, drive in, smart working. Solo alcune delle parole che negli ultimi mesi imperversano un po’ ovunque. Ma perché non in italiano dicendo confinamento invece di lockdown, lavoro da casa invece che smart working ( semmai home working ) e se proprio decidiamo di dare un nome inglese alla modalità del test/tampone in automobile allora chiamiamolo col nome appropriato che è drive through.

Per non parlare della pronuncia spesso storpiata che i termini inglese da noi adottati debbono subire.
Negli anni 80 le tv trasmettevano , fra le altre, la pubblicità di un video gioco prodotto dalla marca Sega Master System . In questo caso la pronuncia era perfetta ossia “ siga “ perché nessuno si sarebbe preso la responsabilità di pronunciarla all’italiana ossia “ Sega “ .

Ma lo shampo “ Carefree “ diventava ( si legga come è scritto ) “CAREFREE “

Traduciamo i titoli dei film stranieri, spesso in modo assurdo,  ma  Troy è stato oppurtunamente mantenuto con il titolo orinale. Ve li immaginate i cartelloni per strada con la foto di Brad Pitt e la scritta “ Troia”?


Sapevate che il termine OK che  viene utilizzato in moltissime lingue ha probabilmente origine negli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale negli ospedali da campo per comunicare che non vi erano vittime in un reparto? OK sarebbe  l’acronimo di  “Zero killed “ ossia zero uccisi, divenendo quindi sinonimo di qualcosa di positivo.
Il mayday inviato da aeroplani o navi in difficoltà sebbene possa sembrare una termine inglese deriva in realtà dal francese “Venez m’aider” (  venite ad aiutarmi ) successivamente semplificato in “m’aidez” ossia aiutatemi e quindi mayday.

Il divertente caso dei “Discount”

Più divertente è il caso dei discount. Quei piccoli o grandi supermercati che, soprattutto nel Lazio, hanno cominciato ad assumere questa denominazione da una trentina di anni. Discount in inglese significa sconto. Qualcuno ha probabilmente pensato che significasse  doppio sconto o due sconti attribuendo al prefisso “dis” il significato di 2.
Così per promuovere il proprio supermercato e attirare probabilmente più clienti, qualcuno ha inventato il triscount,  come per dire “il mio vicino applica due sconti io ne faccio 3”.
Così il hard discount che lingua inglese significa sconto forte è stato da noi trasformato in ariscount ( ari-scount forse inteso come sconto ulteriore ) La sequenza è stata quindi: discount = due sconti, triscount = tre sconti, ariscount = sconto supplementare. Geniale senza dubbio ma linguisticamente un po’ azzardato. Aspettiamo il quadriscount.

“ Più ancora che alle istorie, conviene esortare gl’italiani al dizionario, scrigno discreto che racchiude, dall’A alla Z, la nostra sterminata ignoranza“.

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Cesare Marchi

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