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06 Dicembre 2020

Pubblicato il

La mia testimonianza

Ricovero in isolamento, ma con lo smartphone ho rotto la solitudine: ecco come

di Antonio Guidi

Io, Antonio Guidi, vi racconto come uno smartphone mi ha aiutato a resistere durante l'isolamento in ospedale

Isolamento e smartphone, vi racconto la mia esperienza.

Mai come con la pandemia da Sars-coV-2 siamo tornati al Medioevo, ma non quello che è stato l’utero dell’Umanesimo e del Rinascimento; il Medioevo delle paure, della caccia a gli untori, della ricerca del nemico e della strega fin dentro casa. Insomma la faccia cupa di un’epoca di involuzione. Se questo è vero dobbiamo combattere il Covid-19 non solo con gli strumenti sanitari ma anche con quelli della tecnologia.

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La solitudine provata durante l’isolamento, quando durante il giorno si può essere visitati solo da un paio di infermieri o medici bardati di bianco dei quali quasi non si vede il volto, è enorme. L’unico pensiero in questa condizione di immobilità è quello della morte. Questo spettro può però essere scacciato o almeno allontanato attraverso i dispositivi che ormai tutti possediamo.

In isolamento con lo smartphone, un sollievo che aiuta a guarire

Io mi sono ritrovato in mano uno smartphone e ho attivato l’azione più terapeutica: la rottura dell’isolamento. Lo lasciavo acceso, attaccato in carica per 10/11 ore, per parlare quando serviva e per sentire rumori, pause, suoni della casa. Voci, pentole, acqua che scorre, campanello che suona.

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Non si trattava di fare chiamate compulsive o telefonate ossessive. Piuttosto di mantenere un legame anche senza necessariamente parlare. Il telefono apre un varco tra l’asettico mortifero dell’ospedale e la casa piena di vita. Spesso grandi problemi possono essere allietati da piccole e modeste strategie. Ho portato la mia casa nell’orrenda stanza dell’ospedale. Volevo raccontarlo perché credo sia una testimonianza utile per tutti coloro che sono ricoverati e non solo a causa di questo tremendo virus.

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