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12 Agosto 2022

Pubblicato il

C’è chi non è… NATO ieri

Gas, incassi record per la Russia non malgrado, bensì grazie alle sanzioni

di Mirko Ciminiello
Con la guerra in Ucraina, Mosca ha pressoché raddoppiato gli introiti legati all’energia: sembra un paradosso, ma per prevederlo bastava conoscere le leggi del mercato
Maggiori introiti per la Russia da gas e petrolio
Maggiori introiti per la Russia da gas e petrolio

Dallo scoppio della guerra in Ucraina, la Russia ha ottenuto incassi record dalla vendita del gas e del petrolio. E questo non “malgrado”, bensì “grazie” alle misure punitive comminate dall’Occidente sotto dettatura degli Usa. Un fatto che sembra paradossale, ma che in realtà era prevedibilissimo: bastava conoscere anche solo in maniera rudimentale le leggi del mercato.

Maggiori introiti per la Russia da gas e petrolio
Maggiori introiti per la Russia da gas e petrolio

Incassi record per la Russia da gas e petrolio

Anche se non è mai bello dire “ve lo avevamo detto”, ve lo avevamo detto, e in tempi decisamente non sospetti. Perché non ci voleva certo la sfera di cristallo per intuire che le sanzioni euro-americane contro il Cremlino sarebbero risultate, come minimo, inefficaci. La vera notizia, semmai, è che si sono rivelate addirittura controproducenti.

Sanzioni contro la Russia, Gas
Sanzioni contro la Russia

Non solo, infatti, l’economia di Mosca non è affatto in ginocchio, ma gli introiti derivanti dall’energia sono addirittura aumentati tra gennaio e aprile 2022. Passando, come riferisce il Carnegie Endowment for International Peace, dai 2,5 trilioni di rubli del 2021 ai 4,77 trilioni dell’anno in corso (oltre 68 miliardi di euro). Una cifra che corrisponde a metà della previsione di gettito per tutto il 2022 (pari a 9,5 trilioni), incamerata in soli quattro mesi.

Per la fine dell’anno, scrive l’ANSA, Anton Siluanov, Ministro delle Finanze di Vladimir Putin, si aspetta 1 trilione di rubli di maggiori entrate da gas e petrolio. E, ironicamente, una ricerca del Center for Research on Energy and Clean Air ha evidenziato come siano raddoppiati i ricavi di marca europea relativi ai combustibili fossili. E non è l’unico contributo del Vecchio Continente – e degli Stati Uniti.

Il contributo dell’Occidente

La spiegazione di questo surplus è estremamente semplice. I tentativi di isolare finanziariamente lo Zar hanno fatto impennare i costi dell’energia, per esempio quintuplicando il prezzo del gas, come rileva La Verità. Che, en passant, ricorda anche l’atteggiamento ambiguo del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il quale, mentre tuona contro le euro-importazioni da Mosca, evita accuratamente di mettere a rischio il metanodotto russo che attraversa il proprio Paese (e le relative royalties).

Interscambi finanziari sul gas tra Russia e Ucraina
Interscambi finanziari sul gas tra Russia e Ucraina

Per quanto riguarda invece il petrolio, Oil Price puntualizza che un impatto sui conti russi sarebbe possibile solo se si riducesse la dipendenza globale dall’oro nero. Il problema però è che Bruxelles insiste a voler raggiungere l’obiettivo con piani utopistici come il Green Deal o il REPowerEU. Che, incidentalmente, sono una manna per la Cina che, come spiegavamo, ha il monopolio di tutte le materie prime necessarie ad applicare l’ideologica transizione ecologica.

REPowerEU
REPowerEU

Tutto questo, peraltro, crea un circolo vizioso, perché Paesi come quello del Dragone (ma anche l’India) godono di forti incentivi per acquistare il petrolio russo a prezzi scontati. Perché, a quanto pare, c’è pure chi non è… NATO ieri.

 

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