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CEDU, la condanna green della Svizzera è un precedente pericolosissimo

Dalle toghe rosse alle euro-toghe verdi, che sentenziano contro Berna per non aver fatto abbastanza contro il climate change antropico (inesistente): sostituendosi così alla scienza e alla politica

Aula della CEDU

Aula della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). © Adrian Grycuk / Wikimedia Commons

La CEDU ha condannato la Svizzera per non aver fatto abbastanza contro il cosiddetto climate change di origine antropica. Sembra una barzelletta, di quelle che in Italia, Paese purtroppo abituato alle indebite ingerenze della magistratura, avrebbe potuto raccontare la principale vittima della cosiddettagiustizia a orologeria”. Ma dalle nostrane toghe rosse alle euro-toghe verdi il passo è stato breve, col rischio di creare un precedente pericolosissimo.

Aula della CEDU
Aula della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). © Adrian Grycuk / Wikimedia Commons

La CEDU condanna la Svizzera per inazione climatica

Se per Bertolt Brecht c’era “un giudice a Berlino”, a Strasburgo, sede della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ce ne sono ben 47. Uno per ciascuno dei Paesi aderenti al Consiglio d’Europa che, proprio come lo stesso organo giuridico internazionale, non ha nulla a che vedere con l’Unione Europea.

Logo del Consiglio d’Europa. CEDU
Logo del Consiglio d’Europa (© Council of Europe / Wikimedia Commons)

Questo è il motivo per cui gli euro-ermellini hanno giurisdizione anche su Nazioni che non fanno parte della Ue. Come la Confederazione elvetica, contro la quale avevano intentato una causa alcune attiviste dell’associazione KlimaSeniorinnen Schweiz, ovvero “Anziane per il clima Svizzera”.

Associazione “Anziane per il clima Svizzera”
Associazione “Anziane per il clima Svizzera” (© Anziane-clima.ch)

Ebbene, la CEDU, come sintetizza l’AGI, si è espressa contro il Governo di Berna per inazione climatica. Ovvero, spiega l’ANSA, per il mancato adempimento degli «obblighi in materia di cambiamenti climatici», inclusa la quantificazione dei «limiti delle emissioni nazionali di gas a effetto serra».

Insomma, il tribunale comunitario ha anzitutto stabilito un legame tra diritti umani e teoremi dell’affermazionismo ambientalista, su cui ritiene vi siano «indicazioni sufficientemente affidabili». E, in secondo luogo, ha decretato che la soluzione sarebbe la riduzione della CO2 prodotta dall’uomo. Aggiungendo che l’obiettivo minimo sarebbe circoscrivere l’aumento della temperatura a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali.

Una sentenza pericolosissima

Peccato che, come non ci stancheremo di ripetere, il clima cambi in continuazione, essendo semplicemente il sistema più complesso presente sul pianeta Terra. Che «l’origine antropica del riscaldamento globale» sia «una congettura non dimostrata», come hanno puntualizzato gli scienziati italiani autori del documento “Clima, una petizione controcorrente”. E che comunque il contributo umano sia irrisorio, corrispondendo a una percentuale che un luminare del calibro di Antonino Zichichi stima tra il 5 e il 10%.

Antonino Zichichi
Antonino Zichichi (© Gabriella Clare Marino / Wikimedia Commons)

Inoltre, nel caso specifico la CEDU si è sostituita non solo alla scienza, ma anche alla politica, titolare – fino a prova contraria – dei poteri legislativo ed esecutivo. E addirittura ha scavallato la volontà dei cittadini svizzeri, che nel 2021 respinsero via referendum le misure governative per tagliare l’anidride carbonica della metà entro il 2030.

Logo della CEDU
Logo della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). © CEDU / Wikimedia Commons

Insomma, la Corte ha perpetuato una volta di più lo schema para-sovietico di sovvertire per via giudiziaria le decisioni popolari “sgradite” alle élites. E l’aspetto peggiore è che la sentenza, come si suol dire, “fa giurisprudenza”, e potrà quindi essere presa come riferimento in eventuali altri casi ispirati dall’eco-catastrofismo.

Bandiera dell’Europa con falce e martello
Bandiera dell’Europa con falce e martello (© liftarn / Openclipart)

Non è un caso che National Review abbia liquidato il verdetto come «una parodia della giustizia». Che fa strame della democrazia rappresentativa e, in punto di diritto, dello stesso stato di diritto. Gli elettori, ormai sempre più irritati dall’agenda green, con tutta probabilità “ringrazieranno” sentitamente alle Europee del prossimo giugno.