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Barbero e Facebook, una censura che dice molto, di tanti

Il social oscura un video in cui lo storico spiegava il suo No al referendum sulla riforma della giustizia con motivazioni infondate: il Web è diviso, ma la libertà d’espressione è anche diritto di dire scemenze

Fotogramma del video oscurato di Alessandro Barbero

Fotogramma del video oscurato di Alessandro Barbero (screenshot dal canale YouTube di Giusto dire NO)

È ormai deflagrato l’affaire relativo al professor Alessandro Barbero. O meglio, al video di quest’ultimo, originariamente pubblicato dal Comitato “Società civile per il NO” al referendum costituzionale del 22-23 marzo, che è stato offuscato da Facebook. La cui risoluzione, dividendo e polarizzando il Web, dice molto, di tanti.

Fotogramma del video oscurato di Alessandro Barbero
Fotogramma del video oscurato di Alessandro Barbero (screenshot dal canale YouTube di Giusto dire NO)

La “Meta-censura” del video di Barbero

Premessa: Barbero non è un giurista, bensì uno storico particolarmente esperto di Medioevo. E forse farebbe meglio a limitarsi a parlare della materia in cui è specializzato – concetto peraltro valido universalmente, soprattutto in questa disgraziata epoca di influencer.

Webeti
Influencer, webeti e tuttologi del Web (© VectorStock)

Nel filmato “incriminato”, il Nostro spiegava le ragioni della sua opposizione alla consultazione sulla riforma della giustizia. Ma lo faceva con motivazioni totalmente infondate, come si sono sentiti in dovere di ravvisare i fact-checkers di Open. Gli “arbitri della verità” che, non si sa in base a quali competenze, dovrebbero verificare i fatti, auto-arrogandosi però anche la pericolosissima licenza di giudicare le opinioni.

Fact-checking
Fact-checking (© Shutterstock)

Nel caso specifico, come riporta Il Fatto Quotidiano, l’analisi è stata innescata dall’alta viralità della clip, con centinaia di migliaia di visualizzazioni e condivisioni in poche ore. Quindi la bollinatura dei debunker relativa alla condivisione di false informazioni ha fatto scattare la “Meta-censura”, nel senso della creatura di Mark Zuckerberg. Per quanto la riflessione del Magister sia ancora visibile senza restrizioni su altre pagine dello stesso social, e anche su servizi esterni come YouTube.

Reazioni contrapposte sul Web

In ogni caso, l’episodio ha scatenato le reazioni contrapposte del “popolo della Rete”, con quello liberal che ha subito protestato la propria indignazione per il bavaglio. Peccato solo non abbia fatto altrettanto nelle occasioni (e sono innumerevoli) in cui la stessa mannaia è calata su quanti non sono allineati al – loro – pensiero unico.

Censura
Censura (© Unsplash)

Frattanto, nel campo conservatore in molti hanno sottolineato come l’iniziativa della piattaforma sia profondamente sbagliata, spesso però aggiungendo un “ma”. Come a significare, talvolta implicitamente e talvolta più esplicitamente, che in fondo il docente se l’è cercata. E che, se per una volta il giochino si è ritorto contro chi finora se ne è volentieri avvantaggiato, poco male.

Il video di Alessandro Barbero oscurato da Facebook
Il video di Alessandro Barbero oscurato da Facebook (immagine dalla pagina Facebook di Alessandro Barbero BLOG)

Ebbene, non c’è nessun “ma”, perché la libertà d’espressione va limitata solo in presenza di insulti e discriminazioni, ed è pure diritto di dire scemenze. Che poi vi credano dogmaticamente miriadi di gonzi (anche ipotizzando che gli utenti che approvano l’intervento barberiano siano la metà di chi l’ha visto), è certamente preoccupante. Tuttavia, a ben guardare, che differenza c’è rispetto a coloro che si fidano ciecamente delle promesse elettorali di tanti politici demagoghi?

Free speech e libertà d’espressione
Free speech – libertà d’espressione (immagine dal profilo Instagram di ironcountytoday)

La soluzione, ammesso che ci sia, non può che essere culturale. Mentre l’oscurantismo (del) medievista, come ogni forma di epurazione, non è mai la risposta.