16 Maggio 2021

Pubblicato il

La dittatura del politically correct

Twitter, ora basta! La censura, soprattutto a senso unico, è inaccettabile!

di Mirko Ciminiello

Il social imbavaglia il Presidente Usa Trump che, a urne aperte, cinguetta sui rischi di frode legati al voto postale. Ma consente al Premier malese di delirare sul terrorismo islamico

censura
Censura

Twitter e i social in genere come gli utili idioti dell’orwelliano Miniver politicamente corretto instaurato de facto dal pensiero unico. È quanto suggerisce l’ennesimo dualismo comportamentale tenuto – sia dal punto di vista concettuale che temporale – in riferimento a dei post ben precisi. Alcuni del Presidente Usa Donald Trump, uno dell’ex Premier malese Mahathir Mohamad. I primi censurati malgrado esprimessero pareri e timori, l’altro tollerato (almeno inizialmente) nonostante il contenuto delirante, offensivo e violento.

Twitter e la libertà di espressione

A urne ancora aperte e col risultato delle Presidenziali americane estremamente in bilico, l’attuale Potus ha commentato via Twitter i risultati elettorali parziali. «Siamo in grande vantaggio, ma stanno cercando di rubare l’elezione. Non glielo consentiremo mai. I voti non possono essere espressi dopo la chiusura dei seggi!»

Analogamente, The Donald ha agitato lo spettro dei brogli dopo che lo sfidante Joe Biden ha iniziato una rimonta, giudicata sospetta, in alcuni swing States. «Ero avanti, spesso saldamente, in molti Stati chiave, quasi tutti governati e controllati dai Democratici. Poi a uno a uno hanno iniziato a scomparire magicamente mentre venivano contate discariche di schede a sorpresa. Molto strano».

joe biden e donald trump
Joe Biden e Donald Trump

Un battito di ciglia, ed ecco scattare la tagliola su entrambi i cinguettii (i primi di una lunga e imbarazzante serie). Che la piattaforma dei 280 caratteri ha bollato come controversi e potenzialmente fuorvianti.

Non che sia una novità, visto che già a maggio la società di San Francisco aveva “corretto” in modo analogo due messaggi di Mr. President. Il quale aveva reagito accusando i social media di «silenziare totalmente le voci dei conservatori», e in particolare Twitter di star «completamente sopprimendo la libertà di parola».

Già questo sarebbe grave, visto che le opinioni possono essere condivisibili o meno, ma sono sempre legittime per definizione. Ma, incredibile dictu, non è l’aspetto più sconcertante della vicenda.

L’insopportabile doppiopesismo di Twitter

Qualche giorno fa, l’ex Primo Ministro della Malaysia Mahathir Mohamad ha pensato male di ragliare sull’orribile attentato di Nizza. Scrivendo che «i musulmani hanno il diritto di essere arrabbiati e uccidere milioni di Francesi per i massacri del passato».

mahathir mohamad
L’ex Premier della Malaysia Mahathir Mohamad

Ora, se magari si può soprassedere sull’ignoranza storica del Nostro, non si può certo far finta di niente a proposito della brutalità istigatrice del messaggio. E, in effetti, anche il social network ha riconosciuto che il post aveva infranto le regole relative «all’esaltazione della violenza». Tuttavia, come ha denunciato l’europarlamentare Sandro Gozi, Twitter ha stabilito che «può presentare un interesse per il pubblico».

Solo in un secondo momento la piattaforma ci ha ripensato e ha eliminato la farneticazione. Lasciando però in bella mostra un altro vaneggiamento del politico 95enne, secondo cui «i musulmani hanno il diritto di punire i Francesi».

Pare proprio che i social media abbiano un concetto di libertà di espressione quantomeno singolare.

La dittatura politically correct

Quindi, ricapitolando, esternare dei timori – sia pure con toni molto accesi, com’è nello stile del tycoon – sarebbe più pericoloso che giustificare il terrorismo. Meraviglie (si fa per dire) dell’apodittica iattanza della dittatura politically correct. Incapace di vedere oltre i paraocchi dell’ideologia e priva di remore a farsi psicopolizia, giudice e boia.

E sì che perfino Jack Dorsey, il Ceo di Twitter, aveva puntualizzato che il fact-checking (la verifica dei fatti) «non ci rende “arbitri della verità”». E non potrebbe essere altrimenti, visto che si dà spazio, per dire, a tutte le assurdità propalate da terrapiattisti e ambientalisti.

Ci aspettiamo quindi che il social agisca di conseguenza, e la smetta di imbavagliare il libero pensiero. Anche perché la censura è sempre sgradevole, ma se viene accompagnata dal doppiopesismo diventa inaccettabile e intollerabile. Paradossale, per i fanatici della tolleranza – a senso unico, ça va sans dire.

 
Vuoi la tua pubblicità qui?

Condividi questa notizia per primo

Scorri lateralmente questa lista

Seguici per rimanere aggiornato

Sostieni il nostro giornalismo


Nessun commento