Viterbo, sangue a Santa Lucia: Giovanni Bernabucci, ultras della Lazio, ucciso in casa
Viterbo, quartiere Santa Lucia: Giovanni Bernabucci, detto “La iena”, ucciso a coltellate dopo una lite. Indaga la Mobile, fermato un uomo
Giovanni Bernabucci (foto dal profilo Fb)
A Santa Lucia, zona residenziale di Viterbo, venerdì sera si è trasformato in una notte di sirene, luci blu e domande rimaste sospese. Giovanni Bernabucci, conosciuto come “La iena”, è stato ucciso a coltellate dentro un appartamento. La polizia è intervenuta in tempi rapidi e ha fermato un uomo indicato come vicino di casa della vittima.
Via Strada Santa Barbara, i minuti che cambiano tutto
Secondo le prime ricostruzioni, i due avrebbero discusso per ore con un crescendo culminato in serata. Il delitto è avvenuto in via Strada Santa Barbara, punto ben noto a chi vive nel quartiere. Quando sono arrivati i soccorritori, il quadro era già drammatico. Nelle notizie diffuse in nottata compare anche un passaggio netto: la chiamata alle forze dell’ordine sarebbe partita dal presunto aggressore subito dopo l’accoltellamento.
Chi indaga, cosa è già emerso, cosa manca ancora
Le indagini sono affidate alla Squadra Mobile di Viterbo, con il coordinamento della Procura. Sul posto hanno operato anche scientifica e Digos, presenza collegata ai rapporti della vittima con il mondo ultras della Capitale. Nelle ore successive più testate hanno ribadito che, allo stato, l’omicidio non risulterebbe legato a dinamiche di tifo organizzato: il quadro investigativo iniziale porta verso un conflitto personale nato in ambito privato, con possibili tensioni di lavoro da verificare in modo definitivo. La cornice giudiziaria resta quella dell’omicidio volontario, mentre gli accertamenti medico-legali dovranno chiarire in modo puntuale entità delle ferite e dinamica completa.
Il rione dopo la notte dei rilievi
Dopo transenne, sopralluoghi e mezzi delle forze dell’ordine, a Santa Lucia resta un silenzio pesante. Nei palazzi vicini l’argomento è uno solo: come una lite che pareva “domestica” possa precipitare in pochi minuti e lasciare una ferita così profonda nel tessuto cittadino. In assenza di versioni definitive, il quartiere aspetta che l’inchiesta chiarisca tempi, responsabilità e movente, ma intanto riaffiora una sensazione condivisa da molti residenti: nessuno immagina che una porta accanto possa diventare il teatro di una violenza così rapida. È il punto umano della notizia, quello che rende questo fatto diverso da tante cronache lette di corsa sul telefono.
Il tema che resta aperto per Viterbo e per Roma
Questo fatto di cronaca parla anche a Roma e a tutto il Lazio, perché tocca un nodo spesso sottovalutato: i conflitti di prossimità. Non serve retorica, servono strumenti pratici. Presenza costante sul territorio, canali semplici per segnalare escalation verbali, mediazione sociale, dialogo rapido con servizi sanitari e sociali quando emergono segnali di rischio. La giustizia seguirà il suo percorso, con la presunzione di innocenza sempre valida fino a sentenza definitiva. Sul piano civico, però, resta un compito immediato: non archiviare questa notte come un fatto isolato, ma usarla per rafforzare prevenzione, ascolto e responsabilità condivisa nelle città del Lazio.
