Social network, la realtà asfalta gli autoproclamati arbitri della verità

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Nell’era della realtà liquida, non potevano che essere degli strumenti liquidi come i social network ad autoattribuirsi il ruolo del Miniver di orwelliana memoria. Ne hanno dato prova più volte nei mesi scorsi, arrivando perfino a censurare il Presidente degli Stati Uniti in carica (Donald Trump). Però alla fine tutti i nodi vengono al pettine, per via di una cosetta che coi liquidi ha attinenza: un bagno di Realtà (quella vera).

Il fallimento dei social network

«Alla luce delle indagini in corso sull’origine del Covid» ha spiegato un portavoce di Facebook, «non rimuoveremo più» i post sulla genesi “da laboratorio” del SARS-CoV-2. Sembra un’affermazione come tante altre – magari di maggior buon senso rispetto alla media dell’azienda di Mark Zuckerberg -, ma ha implicazioni molto più profonde. Soprattutto perché segue la bomba di Anthony Fauci, immunologo della Casa Bianca, che si è detto non convinto «che il coronavirus si sia sviluppato in modo naturale».

https://twitter.com/FoxNews/status/1396478021343797261?s=20

Tanto basta a rendere il passo indietro della società di Menlo Park una clamorosa ammissione di inattendibilità. Innanzitutto, perché dimostra che il concetto di fake news non è oggettivo, bensì legato al prestigio di chi si fa portavoce di una data istanza. Ciò che in Teoria dell’Argomentazione si chiamerebbe argumentum ab auctoritate e rientra tra le fallacie, ovvero tra i vizi di ragionamento.

Secondariamente, perché asfalta i fact-checkers, gli autoproclamati arbitri della verità che dovrebbero essere garanzia di verifica dei fatti sulla base di non si sa quale competenza. E che invece sono stati impietosamente messi a nudo da un esperto autentico – cioè uno che non potevano semplicemente permettersi di boll(in)are come complottista. A conferma che “c’è sempre un puro più puro che ti epura”, come sosteneva Pietro Nenni, storico leader del Psi.

pietro nenni
L’ex leader del Psi Pietro Nenni

1-0 dunque per la Realtà, e palla al centro. Sul tabellino, il clamoroso autogol dei social network.