05 Agosto 2021

Pubblicato il

Egli fu se stesso

Un grande antenato: Senofonte e la Grecia del suo tempo

di Daniele Lorusso
La mente più straordinaria del suo tempo, in un’epoca di menti eccezionali
senofonte antica grecia
Acropoli di Atene

Asciutto e sobrio, concreto e sicuro di sé, Senofonte ebbe la ventura di crescere e sviluppare la sua individualità, in un’epoca di grandi spiriti, senza nutrire grande amore verso lo spirito.
Continuatore di Tucidide, le “Elleniche” di Senofonte concludono il racconto della Guerra del Peloponneso, iniziato da quest’ultimo. Allievo di Socrate, ne tratteggerà un indimenticabile ritratto nei “Memorabili”. Contemporaneo di Platone, ma privo di quell’eccezionale disposizione metafisica che, nel Maestro dell’Accademia, impressiona ancora oggi.

Il gusto della misura

Egli fu sé stesso, senza esitazioni ed insicurezze. Ossia un Greco del suo tempo. Forte, robusto, concreto. Ateniese e grande ammiratore di Sparta. Concentrato sull’elaborazione letteraria, ma senza cedere a voli pindarici di nessun tipo, egli ebbe il gusto della letteratura quanto dell’avventura – e sarà il racconto intitolato “Anabasi” a consacrarlo a stella della letteratura mondiale.
Mentre Socrate muore in Atene, nel 399 a. C., egli è impegnato a costruire sé stesso. Attraverso le peripezie narrate in “Anabasi” Senofonte diventa avventuriero, generale, grande letterato, uomo tutto di un pezzo, un greco con la maiuscola.

La tempra del classico

Inutile sarebbe ironizzare sulla pulce a fianco del gigante Platone, perché non si riuscirebbe a scalfirlo. Poiché la vera Grecia fu la sua, asciutta, guerriera, eternamente in lotta con sé stessa. Più che quella degli splendidi voli metafisici del Maestro dell’Accademia, di dialoghi come il “Simposio”, il “Fedro”, la “Repubblica”, il “Timeo”.
Così, egli vide la grandezza ateniese, la successiva caduta di Atene per opera di Sparta, l’egemonia spartana, poi la caduta anche di Sparta per opera della Tebe di Epaminonda. Intuendo, forse, la conclusione della grandiosa esperienza storica della polis, ratificata qualche decennio più tardi, per opera di Filippo il Macedone e di suo figlio Alessandro Magno.

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Uno sguardo in profondità

Appare indubbio che, senza il suo contributo, la nostra comprensione dell’epoca d’oro della storia greca, sarebbe assai più scarsa. A partire dalla “Ciropedia”, ritratto utopistico del fondatore dello Stato persiano, Ciro il Grande, con cui le poleis greche si erano scontrate violentemente all’inizio del V secolo a. C., quando a regnare sulla Persia, furono prima Dario I e, poi, Serse.
Per proseguire con la grande avventura dell’ ‘Anabasi’, nella quale, a cavallo tra V e IV secolo a. C., è lo stesso Senofonte a farla da protagonista. Fino ad arrivare alle “Elleniche”, in cui si assiste, come si accennava, alla fine del conflitto tra Atene e Sparta, che era stato oggetto del grande libro di Tucidide. Nonché al prevalere prima dell’egemonia spartana e, poi, di quella tebana.

Una vecchiaia celebrata

Quando, nel 362 a. C., Grillo, il figlio di Senofonte, muore a Mantinea, militando tra le file ateniesi, tutti i grandi ateniesi del tempo, a partire da Isocrate e Aristotele rendono omaggio al padre, attraverso il figlio. Come non immaginare dietro al giovane filosofo, ancora parte dell’entourage dell’Accademia, la figura del vecchio Maestro, di Platone, che poteva condividere con Senofonte una vita intera di esperienze comuni?

L’omaggio è per l’uomo che aveva saputo, nel bel mezzo di gigantesche tempeste storiche, mantenere la barra del timone dritta. Il conservatore illuminato che, a Scillunte, nella tenuta donatagli dagli Spartiati, non dimenticava di offrire sacrifici e devozione all’Artemide di Efeso. L’ammiratore di Agesilao, grande re di Sparta. L’interlocutore di Socrate, la mente più straordinaria del suo tempo (in un’epoca di menti eccezionali).

Umanesimo oggi

Una domanda sorge, allora, spontanea. In un’epoca come la nostra, una figura come quella di Senofonte, può ancora rappresentare qualcosa per qualcuno? In particolare, per i giovani? La risposta è, assolutamente, sì. Nella misura in cui non siamo costituiti, nella nostra interiorità psico-fisica, di rapporti e connessioni digitali, quanto, piuttosto, di carne, cuore, lacrime e sangue. Le stesse di cui era fatto anche Senofonte, ventiquattro secoli fa…

 
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