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Umanesimo e dintorni, la luce dell’origine

In Socrate la ragione ha raggiunto la sua maggiore età e si è completamente staccata dal politeismo tradizionale

La cultura occidentale possiede una serie di caratteristiche che la distinguono dalle altre grandi culture tradizionali. Esse possono essere indicate in quel complesso di tematiche che hanno condotto alla nascita di una cultura filosofica interamente basata sulla ragione. Certo è impossibile affermare che la grande tradizione biblica, ebraica e cristiana, la grande tradizione islamica, la grande cultura orientale, soprattutto induista buddhista e cinese, siano prive di un importante pensiero speculativo.

Ma quell’evento così particolare che è la nascita della filosofia in Grecia dal VI secolo a. C. in poi, cui Giorgio Colli dedicò nel 1975 un prezioso libriccino, si caratterizza proprio per il suo progressivo distacco dagli elementi mitici della cultura greca tradizionale. Non a caso, Socrate fu accusato dal tribunale ateniese nel 399 a. C. – in un luogo dell’area archeologica dell’Agorá tuttora visibile – non solo di corrompere la gioventù, ma di non rispettare gli dèi della città e di introdurre nuove divinità.

Come Nietzsche vide benissimo, in Socrate la ragione ha raggiunto la sua maggiore età e si è completamente staccata dal politeismo tradizionale.

Uno studioso del livello di Marcel Detienne ha dedicato, a questa fase cruciale della nostra cultura, un libro intitolato “I maestri di verità nella Grecia arcaica” (1967, ed. it. Laterza). In quello stesso anno usciva “Segnavia” di Heidegger, e sebbene Heidegger non sia mai citato da Detienne, il fatto che egli usi la parola greca “Aletheia”, ossia Verità, come filo conduttore della sua indagine, è frutto della constatazione che, grazie ad Heidegger, i presocratici sono tornati al centro del dibattito filosofico europeo.

Non sarà ozioso ricordare che il corso di Heidegger dedicato a Parmenide (ed. it. Adelphi), tenuto nel semestre invernale 1942-’43, pone al centro dello studio proprio il tema dell’Aletheia, che diventerà uno dei cardini del pensiero del secondo Heidegger. Questo radicale “processo di laicizzazione”, per usare parole di Detienne, condurrà, due millenni e mezzo più tardi, allo sviluppo della scienza e della tecnica moderne che, per le caratteristiche con cui le conosciamo oggi, sono manifestazioni principalmente occidentali. 

La filosofia, dunque, non solo ci permette di comprendere sé stessa e la sua storia, ma anche di capire l’essenza profonda della nostra civiltà e, cosa forse ancor più importante, la complessità del nostro presente, comprensione senza la quale è molto difficile progettare ed immaginare un futuro. In nome di queste istanze, è necessario perdonare ad Heidegger il suo passato politico (Heidegger, come noto, aderì al nazismo con convinzione) e ciò sarà più facile se si riflette sul fatto che, senza di lui, il grande pensiero politico di Hannah Arendt, basato su istanze come la pluralità e la natalità, non sarebbe neanche immaginabile.

A questo proposito, nel cinquantennale carteggio intercorso tra i due, dal 1925 al 1975 (ed. it. Einaudi), un passo di una lettera di Heidegger ad Arendt merita di essere ricordato. Esso appartiene a quella fase che Ursula Ludz, la curatrice, ha chiamato “L’autunno”, la terza e penultima della storia di questo grande rapporto.

Scrive Heidegger: “Nel frattempo tre soggiorni in Grecia compiuti con Elfride – in parte in crociera, in parte a Egina – mi hanno manifestato una cosa, ancora non abbastanza pensata, che cioè la A-létheia non è affatto una semplice parola, e neppure l’oggetto di una riflessione etimologica, ma piuttosto la potenza ancora dominante della presenza di tutte le essenze e le cose. E nessun im-pianto può occultarla” (p. 117).

L’occasione di una serie di viaggi in Grecia offre ad Heidegger l’opportunità di ripensare, di nuovo, il senso di Aletheia. – fra l’altro a Egina, un’incantevole isola di fronte ad Atene, dove le rovine di un tempio magnifico e un senso antico di ospitalità, danno un sapore tutto particolare a chi decide di visitarla. La conclusione è che la Grecia, e più in generale la dimensione dello spirito, è l’autentico contraltare alla deriva tecnica (ciò che Heidegger chiama “impianto”) della civiltà contemporanea. In questo modo, la filosofia ci restituisce anche il senso della speranza. 

 

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