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29 Settembre 2020

Pubblicato il

Il dibattito tiene banco

Ripresa della scuola, i segni di speranza (nonostante Azzolina e Governo)

di Mirko Ciminiello

Ripartenza complicata, soprattutto per l’assenza di docenti e banchi e il caos mascherine. Fortunatamente, ci sono anche esempi positivi che dissipano le (tante) ombre

ripresa della scuola
Inizio dell'anno scolastico 2020-2021

La ripresa della scuola era uno degli eventi più attesi in assoluto da mesi, dalla chiusura degli istituti imposta agli albori della pandemia di Covid-19. Non a caso, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto presenziare all’inaugurazione dell’anno scolastico a Vo’, uno dei primissimi focolai dell’infezione. La ripartenza è stata prevedibilmente molto complicata, ma anche segnata da una nuova speranza. Che, nonostante tutto, riesce a dissipare perfino le (numerose) ombre.

La ripresa della scuola, più ombre che luci

«Il bilancio è buono, rispetto a una ripartenza che non era per niente scontata». Parola del Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, che certe volte fa davvero venire il dubbio che stia prendendo tutti per i fondelli.

Per rendersi conto del (solito) divario con la realtà, infatti, sarebbe stato sufficiente farsi un giro per l’Italia. A Pisa e Roma, per esempio, dove due bambini disabili non sono potuti entrare in classe per l’assenza di insegnanti di sostegno. O ad Amatrice, dove le scuole non hanno proprio potuto riaprire per la penuria di docenti.

Ne mancano tra 100 e 250mila, per inciso, oltre a 2 milioni di banchi. E a sciorinare le cifre sono stati Corsera e Repubblica, non il “gaglioffoMatteo Salvini. Il segretario della Lega che, ancora una decina di giorni fa, la Azzolina accusava di fare disinformazione.

«I numeri che circolavano, come se 300mila docenti si rifiutassero di entrare a scuola, non corrispondono al vero», era stata la rodomontata del Ministro. Non siamo lontani, però. Soprattutto considerando che 60mila insegnanti hanno presentato un certificato medico come “soggetti a rischio”. Nessuna sorpresa, dunque, che il dibattito sulla ripresa della scuola – è il caso di dirlo – tenga banco.

I Conte che non tornano

Il colmo, però, si è raggiunto nella Capitale, più precisamente nel quartiere Prati, dove sorge l’istituto frequentato dal figlio del bi-Premier Giuseppe Conte. L’ex Avvocato del popolo ha dichiarato di aver accompagnato il ragazzo, studente di terza media, «fino all’ultimo miglio, poi è andato da solo».

Avrebbe fatto meglio ad avvicinarsi maggiormente, e non solo perché un miglio corrisponde a 1,6 chilometri – che pare quasi abbandono di minore. Ma, soprattutto, perché si sarebbe sentito dire dalla preside che anche la scuola del suo rampollo difetta di docenti e di banchi. Non tutti i Conte tornano, dunque.

Per non parlare poi della vexata quaestio delle mascherine. Vari esponenti del Governo rosso-giallo, a cominciare proprio da Giuseppi, avevano assicurato che sarebbero stati distribuiti 11 milioni di dispositivi protettivi al giorno.

Poi è arrivata la testimonianza della conduttrice Tiziana Panella, che ha scambiato dei messaggi in diretta con la figlia durante il proprio programma su La7. Appurando che, nella classe della ragazza, che frequenta il quarto liceo, c’erano mascherine sufficienti solo per metà degli alunni.

Peraltro, essendo stati imposti dispositivi monouso, «la mascherina è anche un costo che può essere problematico per chi ha più figli». Perciò, ha concluso la presentatrice, «è importante stabilire con certezza» se vengano fornite a scuola.

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E non sarebbe male se distribuissero qualcuna anche nei palazzi del potere. Potrebbero sempre servire a nascondere qualche faccia di bronzo.

Il caso Genova

Naturalmente, il caso più eclatante resta quello dell’Istituto Castelletto di Genova, dove sono stati immortalati dei bambini che facevano lezione in ginocchio. Un’immagine, catturata da un’insegnante, divenuta virale dopo che l’aveva condivisa il Governatore della Liguria Giovanni Toti, scatenando subito una ridda di polemiche.

Cara Azzolina, questi sono gli alunni di una classe genovese, che scrivono in ginocchio perché non hanno i banchi che… Pubblicato da Giovanni Toti su Lunedì 14 settembre 2020

La Azzolina, per esempio, ha affermato che «tutto si dovrebbe fare meno che strumentalizzare foto con bambini, tanto meno per tornaconto elettorale». Sulla stessa falsariga il dirigente scolastico dell’istituto genovese, Renzo Ronconi, che ha definito «grave» la strumentalizzazione dello scatto. Sottolineando inoltre come i piccoli alunni stessero «disegnando sereni in libertà», e l’insegnante volesse condividere coi genitori «la loro capacità di “adattamento”».

Peccato che abbia anche dovuto ammettere che i banchi non erano ancora arrivati. Peccato, inoltre, che a distanza di ventiquattr’ore sia stata diffusa una foto pressoché identica, scattata in un’altra classe della stessa scuola. Peccato, infine, che vi sia stato un caso identico sempre sotto la Lanterna, nell’Istituto Caffaro.

A tutti quelli che hanno scritto che la foto di ieri (quella dei bimbi costretti a scrivere inginocchiati davanti alle… Pubblicato da Ilaria Cavo su Martedì 15 settembre 2020

Non si capisce dunque dove starebbe la strumentalizzazione, se non nella fantasia di un Ministro che del resto già farneticava di venire attaccata perché donna. Ribaltando la prospettiva, non è che il fatto di essere donna la esenti dal poter essere criticata. Ed è significativo che le valutazioni negative sull’operato della Azzolina provengano anche dai suoi compagni di maggioranza.

«È inaccettabile che, nonostante i mesi di tempo per preparare il ritorno nelle classi, i bambini della Liguria» si siano dovuti arrangiare «scrivendo sulle ginocchia». L’attacco è stato sferrato da Raffaella Paita, deputata ligure di Italia Viva, che ha chiesto di «rimediare quanto prima» all’incresciosa situazione.

E sì che non ci voleva granché. Sarebbe bastato, per dire, riutilizzare i banchi vecchi.

No, decisamente quella della titolare del MI non era una supercAzzolina. Ahinoi.

Ripresa della scuola, i segni di speranza

Per fortuna, nonostante l’impegno della titolare dell’Istruzione e del Governo tutto, la ripresa della scuola ha regalato anche dei luminosi segni di speranza. Come a Torino, dove un sedicenne ricoverato in rianimazione ha potuto seguire le lezioni grazie a un pc procuratogli dall’ospedale. O a Norcia, dove la campanella è finalmente tornata a suonare in istituti veri, dopo anni di didattica nelle tende e nei container.

Esempi positivi che ci rendono più ottimisti per il futuro, non foss’altro perché dimostrano come questi giovani abbiano già passato – a pieni voti – l’esame più importante. L’esame della vita.

 
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