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22 Ottobre 2020

Pubblicato il

Negro è scorretto ma quando Gaber cantava “Meglio dire che un bianco abbronzato è uguale a un negro pallido”?

di Marco Vittiglio

E a proposito di negro, che dire di Edoardo Vianello, che da 60 anni fa ballare gli italiani al ritmo de "I watussi, gli altissimi negri"?

Negro
Fausto Leali

La parola negro, relativa antropologicamente a una suddivisione dell’umanità, un tempo ritenuta una parola tranquillamente pronunciabile, sembra rappresentare al giorno d’oggi l’offesa massima nei confronti delle persone di colore. Il tutto ovviamente si riflette e trova ampia eco anche nei programmi televisivi, che appena ripartiti dopo la pausa estiva vedono nei talk e nei reality i pezzi pregiati dei nuovi palinsesti.

Fausto Leali e l’espulsione dal Gf

Proprio in uno di questi e precisamente nel GF, programma a nostro parere arrivato da tempo al capolinea, si è verificato qualcosa mai avvenuto in precedenza e che mai i telespettatori avrebbero pensato di assistere ma soprattutto poter udire dalle proprie orecchie. Il grande artista della canzone Fausto Leali, sì proprio lui definito da più di mezzo secolo il negro bianco della canzone, specifica in maniera non offensiva e totalmente in buona fede nei confronti di una partecipante al reality, la differenza tra la parola negro, ossia relativo ad un determinato tipo di razza e nero, relativo al colore della pelle.

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Neanche il tempo di finalizzare il proprio pensiero, che sul cantante di Angeli Negri, sì avete capito bene, si abbatte uno tsunami di critiche, a nostro parere insensate, al punto di dover essere allontanato e squalificato dalla competizione. Continuando di questo passo, si dovranno allora rivedere tante, ma tante di quelle cose relative al mondo dello spettacolo della cultura e della musica italiana, che proprio della parola negro avevano fatto il proprio punto di forza.

Anche Giorgio Gaber ha parlato di negri

E allora “Angeli negri”, il brano interpretato da Fausto Leali, un capolavoro della canzone, eseguito in tutto il mondo, a sentire i responsabili del Gf sarebbe probabilmente da censurare. Passiamo a Giorgio Gaber, considerato dagli intellettuali più fervidi, un monumento della musica italiana, ma sopratutto considerato da molti un’icona del pensiero buono e giusto. Nel 1973 in un suo celebre monologo “Le palline”, recita così: “Noi tutti diciamo un bianco è uguale a un negro. Forse il negro è un po’ più marroncino… Oddio, non sarò mica razzista, eh? Devo stare attento. Sì, meglio dire che un bianco abbronzato è uguale a un negro. Pallido. La parola “diverso” non la si può proprio usare…”.

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Una serie di frasi e considerazioni, allora apprezzatissime e che portarono al successo dell’album musicale, ma che di questi tempi sarebbero state sicuramente oggetto di pesantissime censure morali.

Il grande Edoardo Vianello e i suoi celebri Watussi

Quindi anche una leggenda della canzone d’autore come Gaber, probabilmente sarebbe stato oggetto di squalifiche? Cosa pensare poi del grande Edoardo Vianello, che da più di 60 anni fa ballare e cantare tutti gli italiani al ritmo de “I watussi”, gli altissimi negri? Che facciamo, squalifichiamo anche lui? Analogo rischio di squalifica per la meravigliosa Marcella Bella che nel lontano 1975 nella canzone “Negro“, cantava: “Negro, piove sull’isola su due animali liberi che giocano e si accoppiano, piove su di noi; negro non puoi fermare un ballo negro; negro anche la mia vita è un ballo negro…”.

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Un’opera da Oscar, “Orfeo Negro”

In conclusione, vogliamo regalare un sussurro internazionale alla parola negro, attualmente oggetto di particolare attenzione. Vogliamo chiedere ai nostri lettori se anche “Orfeo Negro”, capolavoro incommensurabile del 1959 creato e prodotto in Brasile, vincitore della Palma d’Oro a Cannes e dell’Oscar nel 1960, sia da squalificare, in quanto la parola negro, nei confronti del protagonista Orfeo, è pronunciata nel corso di tutta la durata del film. Chissà cosa penserebbero di questo, Vinicius De Moraes che del film è stato autore e sceneggiatore, Luiz Bonfá e l’immenso Tom Jobim, artefici delle storiche e meravigliose colonne sonore.

Se coerenza deve esserci, occorrerebbe rivedere molti giudizi e considerazioni storiche e nel caso, squalificare e revocare crediti, premi e tutto ciò che nel corso di decenni è stato attribuito alle creazioni artistiche e non, contenenti la parola “negro”.

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