La Lazio domina il possesso a Cagliari, ma le vere occasioni sono rossoblù: palo di Zé Pedro, rete annullata a Palestra, Mina espulso
Maurizio Sarri in panchina, foto Claudio Pasquazi
C’è un’immagine che resta addosso dopo Cagliari-Lazio: la maglia biancoceleste che fa correre il pallone per minuti interi, e poi, sul momento decisivo, l’area quasi vuota. Finisce 0-0 all’Unipol Domus, con un copione che irrita i tifosi laziali e che, al contrario, regala ai sardi un punto dal gusto pieno: perché arrivato soffrendo, perché ottenuto con mezza squadra fuori uso e perché, paradossalmente, le occasioni migliori le hanno create proprio i padroni di casa.
Un pari che lascia la Lazio con la domanda più scomodaLa Lazio “fa” la partita, ma non la decide. Tiene il possesso, prova a schiacciare il Cagliari, alterna passaggi corti e cambi gioco, ma la sensazione è che manchi la fame nell’ultimo metro: quando dai lati arriva un pallone buono, non c’è quasi mai il taglio che anticipa il difensore o la presenza che spacca la linea. Sarri, rispetto alla sfida precedente, cambia molto e pesca Belahyane in mezzo: scelta coraggiosa, pensata per dare pulizia alla costruzione. La costruzione, però, senza un finale feroce, resta un esercizio elegante e sterile. Il Cagliari sfiora il colpo: palo e colpi di testa “liberi”Il primo squillo vero è rossoblù: al 14’ Zé Pedro prende il palo su calcio d’angolo di Esposito, e lo stadio capisce che la serata può diventare speciale. Non è un episodio isolato: Adopo trova spazio in area e ci prova di testa praticamente senza opposizione, poi Esposito sfiora ancora il bersaglio. Il Cagliari difende a quattro, accetta di abbassarsi quando serve, ma appena può riparte e mette addosso inquietudine alla Lazio: perché ogni palla ferma e ogni ribaltamento hanno un senso, un’idea, una traiettoria che può far male. Isaksen e Belahyane accendono la corsia, ma in mezzo non arriva nessunoNel cuore del match c’è una catena che funziona: Belahyane–Isaksen. La Lazio trova varchi a destra, costruisce almeno un paio di palloni potenzialmente decisivi e mette il Cagliari a rincorrere. Ma quando la palla taglia l’area o arriva bassa da fondo campo, la sensazione è sempre la stessa: manca un riferimento che “chiuda” l’azione. E così il possesso diventa un metronomo che non produce note alte. Dall’altro lato, Pellegrini fatica nel contenere Palestra, uno che punta, sterza, attacca lo spazio: una spina continua che obbliga la difesa laziale a restare in allarme. L’infortunio di Mazzitelli e la rete cancellata: il Cagliari non si limita a resistereAl 42’ il Cagliari perde Mazzitelli per un fastidio al polpaccio: tegola pesante, soprattutto per una squadra già in emergenza. Pisacane rimette ordine e cambia volto al centrocampo, senza perdere compattezza. Nella ripresa la Lazio prova a far girare palla con pazienza, ma arriva al tiro quasi solo da lontano (Taylor è l’esempio più chiaro). Intanto il Cagliari continua a costruire: Dossena calcia alto da buona posizione e, soprattutto, Palestra segna, facendo esplodere l’Unipol Domus prima dell’amara segnalazione di fuorigioco. Mina espulso, Caprile salva: finale di assalto e nerviNel tratto finale succede ciò che potrebbe cambiare tutto: Noslin entra e conquista un fallo al limite, Mina — già ammonito — finisce fuori per doppio giallo. La Lazio ha la punizione perfetta per sbloccarla, Cataldi calcia e Caprile risponde con un intervento pesantissimo. Da lì in poi è pressing, palloni sporchi, mischie: più confusione che lucidità, più rabbia che idee. Lo 0-0 resta lì, come un cartello stradale: Lazio con molto da sistemare davanti, Cagliari con un punto che pesa anche in classifica, perché sale a 29 e tiene un margine di +8 sulla terzultima Fiorentina, pur con una trasferta a Parma già segnata da assenze e dubbi fisici.