14 Luglio 2021

Pubblicato il

Senza bussola

La fatica della chiarezza: nichilismo e scuola dei classici

di Daniele Lorusso

La realtà è fatta di pochi elementi essenziali e delle emozioni che ad essi sono connessi. La natura, gli affetti, la libertà, la forza e la gloria, la bellezza

nichilismo classici globalizzazione
Edgar Degas, L'Assenzio (1875-1876)

La globalizzazione, che è il tratto fondamentale della nostra epoca, può essere messa a fuoco attraverso due caratteristiche fondamentali. La prima è il neo-liberismo economico, il prevalere della dimensione del mercato in ogni aspetto della vita associata. La seconda è un prodigioso sviluppo tecnologico, particolarmente legato alla dimensione della comunicazione, ossia internet e i social network che sono al suo interno.

Questi due aspetti costituiscono il collante per un’epoca che, per la prima volta nella storia umana, si presenta in tutto e per tutto come globale.

Ma ciò che è paradossale è che il più il progresso aumenta, più diminuisce il livello di civiltà e di razionalità dello stesso. I maestri della Scuola di Francoforte, Adorno e Horkheimer, parlavano di “Dialettica dell’illuminismo”, nell’opera del 1947 che reca questo titolo. Ossia l’illuminismo, la cultura della razionalità scientifica che incarna il senso dell’Occidente moderno e contemporaneo, racchiude al suo interno zone di oscurità. Che, oltretutto, sembrano destinate a crescere.

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Senza bussola

Non a caso, quelli che Paul Ricoeur, con una caratterizzazione che ha fatto epoca, definì i “maestri del sospetto”, ossia Marx, Nietzsche e Freud, furono particolarmente attenti a questi aspetti. Marx parlò di alienazione all’interno del sistema di produzione capitalistico; Nietzsche di nichilismo; Freud di disagio della civiltà. Ma anche un pensatore come Heidegger ebbe straordinarie intuizioni rispetto all’essenza della contemporaneità.

Per Heidegger, “la scienza non pensa”, poiché è schiacciata sul piano dell’esperimento e del calcolo. Mentre la tecnica è una dimensione in grado di fagocitare l’intera realtà all’interno delle sue dinamiche. Ora che internet è una rete che abbraccia il mondo intero, ciò appare particolarmente visibile. Ma una spia eminente, e oltremodo dolorosa, di questo stato di cose, è rappresentata dal disagio giovanile.

Non che la sofferenza legata al puro essere nel mondo, alla tragicità della nostra condizione sulla terra, non esistesse anche in passato – basti pensare ai tragici greci o al biblico “Libro di Giobbe” – ma qualcosa è cambiato, sotto questo profilo. Le nuove generazioni sembrano insidiate da un disagio capzioso e sottile, che si fatica a mettere a fuoco e cui riesce difficile dare un nome. Almeno fino a quando le cose non esplodono e, allora, intervenire può essere tardi.

Del resto, il Novecento è stato un secolo oltremodo tragico, violento e doloroso, stretto tra due guerre mondiali, l’invenzione della bomba atomica, la guerra fredda, totalitarismi di destra e di sinistra, terrorismo rosso e terrorismo nero, crollo del blocco sovietico, e chi più ne ha più ne metta. Può sembrare paradossale ma, spesso, crescere in un ambiente ovattato e protetto, dalla famiglia, dalla scuola, dalla televisione e da internet, può produrre danni irreparabili.

La fatica di orientarsi

Ecco perché quelle epoche forti del nostro passato, l’antichità classica e il Rinascimento, in cui era l’uomo a essere al centro e non le macchine o gli apparati, possono offrire un aiuto prezioso. Quando, nella celebre opera di Senofonte nota come “Anabasi”, i Greci arrivano in prossimità della costa e l’esercito esplode nel grido “il mare, il mare”, ci rendiamo conto di una cosa. Ossia che la realtà è fatta di pochi elementi essenziali e delle emozioni che ad essi sono connessi. La natura, gli affetti, la libertà, la forza e la gloria, la bellezza.

Se forza e gloria sembrano le più difficili a raggiungersi, in un tempo come quello che abbiamo rapidamente descritto, poiché la dimensione di spessore connessa all’individuo sembra essersi notevolmente affievolita, gli altri aspetti sono a disposizione. Ma abbiamo bisogno di una bussola che ci orienti. Di qualcosa che ci prenda per mano e ci conduca nella giusta direzione. I classici sono questa bussola...

 
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