01 Marzo 2021

Pubblicato il

L’Estetica per la Tecnica

di Redazione

Gianni Piacentino: il filo rosso tra creatività e progetto industriale

C’era un tempo in cui, a Roma, bastava passeggiare per via Margutta se si era alla ricerca di artisti sconosciuti, esordienti o al di fuori dei canoni accademici. Ma la nostra amata Urbe ha sempre molteplici forme e non è più sufficiente passeggiare tra i ristoranti alla moda e le belle gallerie degli anni '50 per scoprire le perle che ci riserva.

Dalla periferia al centro le sorprese sono infinite ed è quasi impossibile essere costantemente aggiornati. Così, passeggiando per Corso Vittorio Emanuele II, scopriamo una fantastica personale di un artista tanto noto a livello internazionale quanto elitario in Italia. 

Entriamo al numero 282, nella galleria d’Arte Contemporanea Giacomo Guidi: nelle due sale le sette opere di Gianni Piacentino in mostra fino al 18 maggio. La produzione si sviluppa negli ultimi vent’anni e testimonia la grande vitalità e versatilità di questo artista, caso a dir poco eccezionale nel panorama nazionale contemporaneo.

Piacentino esordisce nel ’65: i suoi primi lavori sono opere monocrome, in cui si caratterizza per  l’invenzione di colori mai usati che egli inventa giocando con la tavolozza. L’anno successivo (mentre l’Europa vive il fascino della cultura pop) si distingue con grandi elementi geometrici, figli dell’indubbia influenza minimal americana. Ancora oggi, d’altronde, la sua fama è maggiore oltreoceano.

La sua prima esposizione nella Penisola è a Torino (sua città natale) nel ‘66, presso la galleria Gian Enzo Sperone, dove partecipa in quanto esponente della, cosiddetta, “Arte Povera”. Sarà sempre alle collettive di questa corrente esporrà negli anni successivi, facendosi notare nella mostra “Arte Povera Più Azioni Povere” presso l’ex arsenale di Amalfi nel 1968.

Ben presto, però, l’artista si distaccherà dal gruppo sia concettualmente che nella materia adoperata. Dai disegni geometrici dei primi anni, Piacentino passerà all’adozione di veri e propri oggetti appartenenti alla quotidianità. Tavoli, porte, finestre, fino a giungere (fine anni ’60) a forme aereodinamiche celebranti il mito della velocità e dei motori.

Tra le varie esposizioni, vanta un lungo elenco di celebri gallerie e istituzioni pubbliche: dal Centre D’Aer Contemporain di Ginevra al Centro de Arte Reina Sofia di Madrid; dalla Nationalgalerie di Berlino, al MoMA PS1 di New York; dal Gesellschaft für Aktuelle Kunst di Brema allo University Museum di Sidney; dal Museum am Ostwall di Dortmund al Palais des Beaux Arts di Bruxelles.

È così, che in queste sculture minimaliste, si esplica la sua abilità e d’artista e di costruttore, unendo un approccio estetico ad una maniacale autodisciplina e perfezionismo tecnico forieri di un’ottima resa formale. L’inconfondibile motto “L’Estetica per la Tecnica”, si paleserà in forme anche meno nobili: tra le altre, è anche progettista di Sidecar da corse, alle cui gare partecipa come passeggero.

Nel complesso ne derivano oggetti improbabili, veicoli impossibili, automobili inverosimili sul costante fil rouge che lega la creatività al processo industriale. Vedere i prodotti di questa mente eccentrica, è sicuramente un’occasione da non lasciarsi scappare: raramente si incontrano in pochi metri quadrati tanta originalità nell’esprimere il mondo contemporaneo. 

 
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