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24 Settembre 2020

Pubblicato il

Amarezze

Il Decreto Rilancio e le regole semplici degli altri: 1.200 $ sul conto

di Viviana Frigino

Un Decreto Rilancio da interpretare mentre Il tanto vituperato Donald Trump ha mandato a tutti gli americani 1200 $ direttamente sul loro conto

Dl Rilancio, Giuseppe Conte
Dl Rilancio, Giuseppe Conte

Decreto Rilancio. Quattrocento-sessanta-quattro pagine, duecento-cinquanta-sei articoli. Ecco il Decreto Rilancio. C’è di che rompersi la testa, per commercialisti e per disperati cittadini che staranno cercando di capire se qualche riga del Decreto potrà salvarli. Il Decreto certamente serviva e dovendo regolamentare un’infinità di materie, serviva un articolato degno di tanto sforzo. Ho provato a leggerlo, abituata a dipanare complesse argomentazioni di Filosofia e di Logica e a leggere le fonti normative quando affronto certi temi. E seppur consapevolmente armata di grande pazienza e determinazione, mi è bastato leggere i primi articoli per essere presa dallo sconforto. Non sono né le tante pagine, né i tanti articoli a scoraggiarmi, ma la loro formulazione fatta di rimandi ad altre leggi. Che a loro volta rimandano ad ad altre leggi ancora, con la solita micidiale formula: “…e successive modificazioni ed integrazioni”. Che sta ad indicare che dovrai seguire il filo d’Arianna per uscire dal Labirinto.

Decreto Rilancio e il solito incomprensibile linguaggio

Gli specialisti ormai sono abituati, anche se queste ultime settimane sono state anche per loro una prova difficile. Noi comuni mortali di sicuro abbiamo bisogno di uno di loro. Possibilmente ancora lucido. Va be’, niente di nuovo. E’ il famoso latinorum dell’Avvocato Azzeccagarbugli di manzoniana memoria. Ma viene il sospetto che sebbene si parli di tanti soldi, non sarà facile farli passare attraverso le maglie dei tanti articoli del Decreto. Sono però un’inguaribile ottimista e vado a leggere qualche articolo. Così, tanto per capire lo spirito del provvedimento. E questa volta mi cadono le braccia non per la forma, ma per i contenuti.

Le imposte slittano a Settembre? Un fallimento

Slitta da giugno al 16 settembre il pagamento delle imposte. Una buona cosa no? Questo dovrebbe consentire agli operatori economici: aziende, esercenti, artigiani, tutti impegnati nel tentativo disperato di fare ripartire l’attività, di utilizzare i soldi dovuti per le varie tasse per tirare invece avanti l’attività, investire per adottare le necessarie precauzioni e galleggiare un po’ stringendo i denti. Se va bene siamo salvi. Ma se il lavoro dovesse faticare a riprendere, e in questa situazione le probabilità sono alte, a settembre mi trovo a dover pagare le imposte, ma a non avere più i soldi per farlo, perché quella liquidità l’ho spesa. Quindi il testo dell’articolo, sintetico e comprensibile a tutti, dovrebbe essere, “fallimento rimandato a settembre e Amen”. No grazie.

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Se vuoi prendere 100 euro devi spenderne 200

Andiamo avanti. Agli edicolanti, che sono stati aperti durante il blocco totale, ma che affari ne hanno fatti ben pochi, verrà dato un contributo economico “fino” a 500 euro. Cioè, qualcuno forse prenderà 500 euro, ma l’articolo già mette le mani avanti dicendo che però il tetto è limitato.Se non basterà, il fondo verrà ripartito tra i richiedenti e fatti due conti a spanne, la somma disponibile divisa per il numero degli edicolanti, fa capire che l’osso da spartirsi è tra i 100 e i 150 euro. Meglio che niente. Ma poco meglio. Ma non basta. Qui subentra la procedura burocratica, il mostro che da anni divora dall’interno il Belpaese. Per avere questi 100 euro, bisognerà presentare istanza corredata da una serie di documenti. Se il tempo di chi lavora ha un valore, e sappiamo che lo ha, il tempo speso per fare l’istanza costerà più di quanto gli edicolanti, che probabilmente dovranno ricorrere a un commercialista, potranno ottenere. Sempre che riescano a rientrare tra i fortunati della lotteria e che quei soldi arrivino prima del fallimento dell’attività. No grazie!

Decreto Rilancio: privati ancora della libertà ma senza un perché

Ma la perla nera, ora capirete il perché del colore, è nascosta nell’articolo che proroga per altri 6 mesi, fino al 31 dicembre, lo Stato Emergenziale dell’Italia. Quindi legittimità preventiva a Leggi Speciali che sospendono una marea di Diritti Costituzionali dei cittadini italiani. Che cosa giustifica questa condizione eccezionale? Anche se da qualche parte dovesse risalire il numero dei contagi, vista l’esperienza fatta, che pericolo immediato si potrebbe presentare che non possa essere affrontato in regime ordinario? Può il Covid-19 provocare repentini e incontenibili disastri come terremoti, inondazioni o cataclismi, che impedirebbero al Governo di dichiarare lo Stato di Emergenza e fare provvedimenti tempestivi nel giro di qualche ora? Forse solo un bombardamento atomico potrebbe impedirlo, con un black-out totale. E’ vero, siamo un po’ tutti arrabbiati con la Cina, ma non mi pare che stiamo per dichiarare guerra alla super potenza. Che bisogno c’è, dunque, di legare anticipatamente mani e piedi degli italiani?

Il popolo stavolta è stato più bravo dei politici

Gli italiani hanno dimostrato, con il loro comportamento responsabile, persino quando non erano del tutto convinti della ragionevolezza e necessità di alcune disposizioni, di essere, nell’interesse della salute loro e dei loro cari, veramente dei bravi cittadini. Lo sono stati certamente più di alcuni politici, che non hanno fatto le scelte giuste al momento giusto. Ci ricordiamo gli ospedali trasformati, a causa di errori di valutazione, da luoghi di cura in pericolosissimi focolai? E il cerino del Covid buttato nel pagliaio delle RSA, che ha bruciato in un attimo le vite di tanti anziani? Sarà difficile dimenticare la mancanza, che ancora permane in molti casi, dei presidi di protezione, mascherine, tute, guanti, per gli operatori sanitari? Per non parlare di tutti noi, impossibilitati persino a comprarli per la mancanza di forniture adeguate?

I dispositivi di protezione

Tutto il mondo, seppur con qualche difficoltà iniziale, si è procurato i dispositivi di protezione. In Italia sono ancora merce rara, con un prezzo calmierato solo in astratto, perché i farmacisti, che le hanno pagate a peso d’oro, non ci pensano proprio ad anticipare il costo per conto del Governo.
Il popolo italiano stavolta non merita davvero di essere trattato come un bambino discolo, per il quale meglio tenere la bacchetta sempre a portata di mano.

Le regole semplici dell’altro mondo

Sono italiana per discendenza e sentimento, ma anglosassone per nascita e formazione. Mi ricordo benissimo che mia nonna, che aveva solo la licenza elementare, negli anni in cui vivevamo in Australia faceva da sola la dichiarazione dei redditi. Era tutto molto semplice, appena cinque domande: entrate, uscite, prima casa, altri patrimoni mobiliari o immobiliari. Sicuramente meno complicato che gestire saggiamente le spese di casa. Quando chiedo perché non possiamo fare anche noi, qui in Italia, così, mi sento sempre rispondere: “Qui è diverso, gli italiani sono disonesti…” Dubito, sinceramente, che, senza l’efficace meccanismo dei controlli e le pene immediate e certe in atto, gli australiani sarebbero così onesti e diligenti.

Agli americani 1.200 dollari sul conto

Allora cambio domanda: “Perché per affrontare questa emergenza economica non facciamo come il tanto vituperato Donald Trump, che ha mandato a tutti gli americani, senza che dovessero neanche fare domanda vista l’evidente condizione disperata, una lettera nella quale li informava di aver messo 1200 $ sul loro conto? E i soldi erano proprio lì, sul conto. Qualcuno mi ha risposto: “Eh, ma gli americani hanno i soldi!”. Beh, in verità, a meno che non ci abbiano presi in giro, il Presidente del Consiglio ha parlato di “una montagna di soldi” disponible, come mai prima. Addirittura l’equivalente di due finanziarie. Ben 55 miliardi di euro, che non sono certo bruscolini.

Un insormontabile retaggio culturale

Mi viene da pensare che ci sia di mezzo il tremendo retaggio culturale degli arzigogoli burocratico cautelativi di una mentalità tutta italiana, che minuziosamente sciorina e considera tutti i “se”, tutti i “ma” e tutti i “ma se”. Dubbi che in realtà non si sostanziano in una capacità normativa, ma nella assoluta convinzione che gli italiani siano degli irriducibili disonesti da arginare. Non fraintendetemi, so bene che la nostra mentalità è tendenzialmente furbesca, ma è questa una ragione valida per far affogare tutti? Non sarebbe meglio esercitare controlli, creare norme semplici e chiare, applicare pene certe, insomma esercitare quel metodo che rende gli australiani, e non solo, così tendenzialmente onesti? Vedo già le faccette sfiduciate e ormai rassegnate.

Siamo al bivio, avremo la fiducia o il solito cappio?

Con questo Decreto Rilancio abbiamo da un lato i soldi, dall’altro lato c’è un popolo che si è mostrato più responsabile e corretto di quanto pensassimo. Avremmo l’occasione per sperimentare un rapporto migliore e più fiduciario tra Stato e Cittadino. Ma la solfa non cambia, perché quella maledetta mentalità burocratica ci impedisce di concepire regole semplici per rendere veramente disponibili servizi e risorse. E agli italiani non resta che il solito collare a strozzo, che ci soffocherà.

 
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