15 Giugno 2021

Pubblicato il

I guariti dal Covid sono di fatto immuni anche nei confronti delle varianti

di Marcello Catalano

Bisogna contenere la comunicazione esasperata rispetto al Covid e alla pericolosità delle varianti, altrimenti non sappiamo a chi credere

Covid varianti
Policlinico Tor Vergata a Roma, ospedale Covid

Erano 6 i pazienti positivi alla variante inglese su un totale di 50 casi all’ospedale Sacco di Milano. A precisarlo è l’Ospedale stesso dopo che nei giorni scorsi un noto primario  aveva dichiarato che il suo reparto era strapieno di malati contagiati dalla variante inglese del Covid-19. In realtà, come comunicato dallo stesso ospedale, nel periodo dal 23 dicembre 2020 al 4 febbraio 2021 sono stati ricoverati in tutto 314 pazienti positivi al Covid di cui solo 6 presentavano la variante inglese.

Perché allora seminare il panico?

All’inizio dell’epidemia l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarò che le persone sane non avevano bisogno di mascherine chirurgiche. Mesi dopo questa dichiarazione fu ribaltata. Qualcuno confessò che la comunicazione si basava sul fatto che non vi erano sufficienti mascherine disponibili e che era meglio che le poche in circolazione non fossero sprecate ma destinate solo al personale medico e ai malati.

Verba volant scripta manent

La lista di notizie contraddittorie espresse da rappresentanti del mondo scientifico e diffuse dai mezzi di comunicazione sarebbe infinita. Ad oggi le uniche fonti certe cui poter fare riferimento sono le  riviste scientifiche peer review come Science, Nature, The Lancet etc. 

La valutazione tra pari nel mondo della ricerca e dell’università, valutazione critica che un lavoro o una pubblicazione riceve, spesso su richiesta di un’autorità centrale, da parte di specialisti aventi competenze analoghe a quelle di chi ha prodotto l’opera”.

Peer reviewed significa Revisione paritaria

In poche parole quando un ricercatore scientifico, uno scienziato, pubblica un proprio studio su una di queste riviste, i dati vengono valutati, controllati e verificati dalla comunità scientifica. Se i colleghi dell’autore dell’articolo riterranno lo studio pubblicato scientificamente corretto, l’articolo verrà considerato ufficialmente valido. Viceversa qualora emergessero dei dubbi e questi fossero confermati e provati  l’articolo verrebbe dichiarato errato.

È successo nel giugno 2020 allorché uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet, che trattava un determinato farmaco sulla base di alcuni dati elaborati, fu contestato da un ricercatore italiano al quale si unirono altri scienziati internazionali che provarono la non veridicità dei dati pubblicati. The Lancet ritirò l’articolo, a dimostrazione del fatto che il sistema di verifica e controllo peer reviewed funziona correttamente e garantisce l’attendibilità degli studi pubblicati. Queste riviste scientifiche sono ad oggi l’unico riferimento certo.

Se due paesi europei, l’Ungheria e la Grecia e in Medio Oriente Israele, che non è certo l’ultimo Paese al mondo per quanto riguarda il livello tecnologico e scientifico, avendo già vaccinato quasi la totalità dei propri cittadini, hanno deciso di riaprire le porte della vita sociale a tutti coloro che potranno dimostrare di essere immuni (quindi ai vaccinati e ai guariti dal Covid) la domanda è perché anche il resto del mondo non si muova in questo senso.

I guariti dal Covid sono di fatto immuni anche nei confronti delle varianti

Sono ormai numerosi gli studi pubblicati su riviste scientifiche  che confermano il fatto che i guariti dal Covid sono di fatto immuni anche nei confronti delle varianti, per almeno 6/8 mesi e probabilmente per anni.

Già a inizio pandemia (marzo 2020), uno studio cinese pubblicato su Nature Medicine e firmato da scienziati della Chongqing Medical University, lo affermava. Secondo una ricerca pubblicata da poco sulla rivista Nature, l’immunità dei guariti contro il virus SarsCov2 può durare come minimo sei mesi, con una risposta rapida ed efficace in caso di reinfezione.

Anche uno studio della Monash University in Australia, pubblicato su Science Immunology, conferma che l’immunità al coronavirus per chi ha avuto la malattia durerebbe almeno 8 mesi. Tuttavia un cittadino italiano che si trovi all’estero, infettato da Covid e poi guarito, che desiderasse  rientrare in patria è al momento obbligato a sottoporsi ad un isolamento fiduciario di 14 giorni.

Perché?

Ad oggi l’istituto Superiore della Sanità comunica che il numero totale di guariti dal Covid in Italia ammonta a circa 2.500.000 persone. Esiste poi un sommerso  rappresentato probabilmente da  milioni di individui che hanno contratto il virus in forma asintomatica e non lo sanno. Quindi anch’essi immuni. Stiamo parlando, solo in Italia, di milioni di soggetti guariti e quindi immuni, alla stregua di persone che hanno ricevuto la vaccinazione. Tuttavia queste persone rappresentano un popolo di invisibili  nel nostro paese e nella maggior parte del mondo.

Milioni di persone che potrebbero tranquillamente spostarsi, viaggiare, rilanciare l’economia, ricominciare a vivere una vita normale. Alimentando di fatto e  finalmente un sistema economico prossimo al collasso. Assistiamo da un anno, in televisione, sui mezzi di comunicazione, a dichiarazioni provenienti da medici più o meno specializzati molto spesso  in totale contraddizione l’una rispetto all’altra.

Non ci resta che adottare come unica fonte certa di notizie scientifiche le riviste peer review

Il problema è che anche quando da queste fonti vengono pubblicati studi confermati e validati e che potrebbero in qualche modo rendere la vita più semplice alle persone, alcuni di questi studi non vengono divulgati dagli organi di comunicazione ufficiali. Praticamente non ne parla nessuno, quasi che le uniche notizie che permettono di far presa sul pubblico siano quelle catastrofistiche e non quelle ottimistiche.

Altro esempio riguarda uno studio pubblicato sulla rivista AIP (American Institute of Physics) dal titolo “Likelihood of survival of coronavirus in a respiratory droplet deposited on a solid surface”, in cui si dimostra come  il virus della Sars covid 2 sopravviva e resti contagioso sulle superfici da un minimo di pochi secondi ad un massimo di 8 minuti. I ricercatori, nello studio, hanno valutato qualsiasi tipo di clima, temperatura e tasso di umidità in città di tutti i continenti della terra.

Eppure leggiamo che il virus della Sars Covid 2 sopravvive su porte, maniglie, tavoli, oggetti e superfici fino a 21 giorni

Notizia spaventosa che spinge i cittadini a munirsi di disinfettanti di ogni genere per sanificare qualsiasi cosa si trovi a portata di mano. Peccato che quando si parla di sopravvivenza del virus per giorni e giorni o settimane si dimentica di dire e di parlare della carica virale dello stesso. Ossia che un virus può effettivamente sopravvivere su una superficie per molto tempo ma la durata della  carica virale e quindi della propria capacità di infettare non è necessariamente  altrettanto longeva.

Sappiamo ad esempio che il virus dell’ HIV che provoca l’AIDS sopravvive, se esposto all’aria su qualsiasi superficie, per alcuni minuti, anche 30. Tuttavia la propria carica virale è azzerata dopo 5-10 secondi. Questo significa che dopo 10 secondi il virus in questione non è più capace di infettare così come il virus della Sars Cov 2 non può più infettare passati i 3 minuti di esposizione su una superficie. Perché nessuno ne parla?

Nuove abitudini per l’igiene personale

Questo non significa  automaticamente che bisogna abbassare la guardia. Anzi. Ma forse eviteremo di rovinarci le mani con gel disinfettanti alla lunga nocivi per la pelle e per l’ambiente ed eviteremo spese eccessive.

Uno dei pochissimi vantaggi di questa epidemia è che molte persone hanno rivisto le proprie misure di igiene e ne hanno apprese di nuove e questo è un bene. Come il rispetto per sé e per gli altri ad esempio tossire nel gomito o starnutire coprendosi il volto.

Ma torniamo ai guariti dal Covid

Ad oggi nel mondo si contano 110 milioni di casi di cui 62 milioni guariti  e due milioni e mezzo di decessi. Significa che ci sono attualmente ancora circa 45 milioni di malati che andranno incontro almeno in una percentuale del 95% a guarigione. In India su 11 milioni di contagiati, 10 milioni e 700mila sono guariti, in Brasile su 10 milioni di contagiati 9 milioni sono guariti.

Stiamo parlando di paesi densamente abitati con un livello di igiene  non sempre paragonabile ai paesi occidentali. Ciononostante la percentuale di guarigione è altissima. Ma come abbiamo detto, ci sono  probabilmente ulteriori milioni e milioni di persone che hanno contratto il virus in maniera asintomatica e non se ne sono accorti e che sono quindi anch’essi da considerare  immuni.

Eppure si parla solo di vaccini

Come già detto questi milioni di immuni sono da considerarsi al pari dei vaccinati anzi, in base agli studi pubblicati, pare abbiano una copertura probabilmente molto più alta di quella offerta dai vaccini a disposizione in questo momento anche nei confronti delle varianti. Ma non se ne parla. Sono ancora oggi sottoposti allo stesso regime di distanziamento e di isolamento di chiunque altro. Non è quindi una questione di complottismo a tutti i costi. Tuttavia  queste bizzarrie in seno alla comunicazione inducono a volte a pensare maliziosamente.

Resta il fatto che il piano vaccinale in Italia in questo momento è drammaticamente inefficace. Si potrebbero almeno sdoganare questi milioni di immuni (i quali rappresentano oltretutto milioni di dosi di vaccino in meno da acquistare e da inoculare almeno per ora) consentendo loro di riprendere a vivere e di far pian piano ripartire l’economia nell’attesa di un piano di vaccinazione efficace e di una immunità di gregge che ci farebbe finalmente uscire da questo incubo che dura ormai da un anno.

La paura è la fonte del potere. Gli Dei hanno potere poiché gli uomini li temono. Quando gli uomini cesseranno di temere gli Dei questi cesseranno di esistere”.

 
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