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20 Settembre 2020

Pubblicato il

Fuori tutti

Fase 3, la fine dell’emergenza e il difficile ritorno alla normalità

di Stefano Marafini

La fase 3 potrebbe avviare la ripresa di una vita normale. Ristrutturare l’economia in relazione all’ambiente e ai bisogni delle persone

Fase 3, via del Corso
Fase 3, via del Corso

La fase 3 potrebbe avviare la ripresa di una vita normale. Ristrutturare l’economia in relazione all’ambiente e ai bisogni delle persone. Controllo politico e sociale. Già nelle settimane scorse, gli allentamenti delle restrizioni sugli spostamenti nella regione hanno riportato un ritmo di vita quasi normale, simile a quello che vivevamo prima dello scoppio dell’epidemia.

Lo notiamo in particolare dall’incremento del traffico, urbano ed extraurbano, dei veicoli per uso privato e commerciale. Vediamo il caos a cui eravamo abituati. Gli orari dei negozi sono stati ripristinati per intero, così che le file, benché lunghe, vengono smaltite più velocemente; sempre, ovviamente, indossando le mascherine.

Fase 3, fine dell’emergenza      

E ora, con la riapertura agli spostamenti interregionali, la vita potrebbe riprendere normalmente.

Purtroppo, mancano le possibilità economiche per la maggior parte dei cittadini e gli aiuti del governo tardano ad arrivare. Solo parzialmente abbiamo lenito la sofferenza con il reddito di cittadinanza.

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Per artigiani, piccoli e medi imprenditori non ci sono ancora forme di sostegno. Anzi per piccoli negozi, bar e ristoranti, le norme stringenti sul distanziamento e sulla sanificazione costituiscono ostacoli difficilmente sormontabili.

Gli aiuti economici varati con il Decreto Rilancio non sono stati ancora distribuiti per colpa, si dice, dei troppi passaggi imposti dalla burocrazia dello stato.

Il Governo aiuta i più forti

Però in pochissimo tempo il Governo ha garantito alla FCA, la ex FIAT che ha portato all’estero la sede legale e quella fiscale, per cui non paga le tasse al nostro Stato, un prestito di 6 miliardi che sarà erogato dalla Banca Intesa. Una vergogna che non  ha bisogno di commenti.

Magari giova ricordare che la Fiat ha sempre ottenuto un trattamento di favore da tutti i tipi di governo. Da quello del passato regime a quelli prima democristiani, poi di centrosinistra, dell’ancor breve era repubblicana. In particolare, dagli anni  ’60 agli ’80, caratterizzati dalla crisi del mercato capitalistico risolta con la  ristrutturazione tecnologica, otteneva dallo stato finanziamenti speciali con il ricatto sull’occupazione, a cui cedevano sindacati e forze politiche.

Il rapporto tra gli Agnelli e la sinistra

Inoltre, c’è sempre stato un rapporto particolare, direi di fiducia e collaborazione tra la famiglia Agnelli e la sinistra storica (PCI ) per l’indirizzo dell’economia nazionale e il governo di una città come Torino.

Ancora, sul ritardo degli aiuti economici il Governo è stato ‘bacchettato’ dalle varie associazioni di imprenditori e liberi professionisti e, per finire dalla grande Confindustria.

Tutti vorrebbero finanziamenti a fondo perduto e mani libere nella ripresa.

Tutti premono sul Governo perché investa subito cifre che, si dice, sarebbero già disponibili per l’avvio delle grandi opere nelle infrastrutture: strade, ponti, etc.

Fase 3 e il modello “Ponte di Genova”

E, adducendo come ‘modello virtuoso’ le modalità e i tempi con cui abbiamo ricostruito il ponte di Genova, qualcuno pretende di tagliare le pastoie della burocrazia affidando i lavori senza gare di appalto, tramite un insieme di commissioni politiche nominate allo scopo.

Tale pretesa è avanzata dagli oligopoli del cemento, Sailo- Impregilo ed altri, che così si spartirebbero la torta delle cosiddette grandi opere, con ricavi enormi per loro e scarso incremento della ricchezza sociale prodotta.

Liberismo, diritti sociali e democrazia

Già da questi pochi fatti, e ancor più dalle dichiarazioni, si ricava la netta impressione della forte riaffermazione delle tesi ultraliberiste contro uno stato che controlli o gestisca in parte l’economia , o ‘sprechi’ parte della ricchezza nel welfare!

Eppure finora si era udito un coro quasi unanime sulla  possibilità, favorita dalla lotta alla pandemia, di costruire un’economia efficiente ma che non distrugga le risorse del pianeta, che non sono infinite. Sulla necessità di non degradare ulteriormente l’ambiente, anzi di risanarlo; infine, sulla costruzione di una società più giusta e democratica, in cui si condividano i mali e le decisioni per migliorare la qualità della vita per tutti.

Queste buone intenzioni fanno a pugni con quelle di cui si è parlato più sopra.

Le grandi opere e il controllo sugli appalti

Infatti, la ripresa incontrollata delle grandi opere devasterà ancor più il territorio; l’assenza di controlli stringenti sugli appalti e sui finanziamenti alle imprese in genere rafforzerà l’economia mafiosa come parte integrante dello storico sistema mafia-politica-imprenditoria.

Le abitudini che abbiamo acquisito per combattere l’infezione potranno produrre, come già detto altrove, assuefazione ad un controllo generalizzato dei nostri costumi, preferenze, persino del modo di pensare.

Ma se i disagi aumenteranno troppo, come è possibile, si verificherà una successione di rivolte sociali aspre e cruente, di cui il Potere approfitterà per imporre un controllo più stringente con un regime autoritario.

La Fase 3 e il diritto a una vita decorosa

Pertanto sarebbe oltremodo necessario discutere di tutti questi temi per prepararsi a reagire al peggio. Anzi, bisognerebbe agire fin da adesso per affermare il sacrosanto diritto di tutti ad una vita decorosa e soddisfacente, partendo dal presupposto che la produzione di beni e ricchezza è un fenomeno sociale cui tutti contribuiscono in modo diverso.

Questo diritto non può affermarsi finché la ricchezza prodotta, il suo uso e controllo restano nelle mani di quei pochi che hanno costruito un meccanismo perverso che si autoalimenta con l’aiuto di una politica soggetta.

 
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