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San Lorenzo, “l’ho rivisto sotto casa”: la paura dopo l’aggressione e la rabbia del quartiere

Mamma colpita con un pugno davanti al figlio a San Lorenzo: fratture al volto e operazione. Il 22enne è in TSO, cresce l’allerta

Aggressore Roma San Lorenzo

Aggressore ripreso da un telefono a Roma San Lorenzo

San Lorenzo, un pomeriggio qualunque. Una mamma pedala con il figlio, dieci anni, direzione visita oculistica. In pochi secondi, un ragazzo incappucciato spunta, si avvicina, sferra un gancio e scappa. Lei cade, il volto si riempie di sangue, il bambino resta immobile, come “congelato”. L’immagine gira sui social, poi arriva la parte più dura: ore al pronto soccorso del San Giovanni, fratture al setto nasale, allo zigomo, all’orbita destra, una prognosi salita a 30 giorni e un intervento maxillo-facciale fissato per venerdì.

L’aggressione in bici a San Lorenzo: cosa è successo in via dei Dalmati

La scena, ripresa dalle telecamere di un locale, colloca l’agguato in via dei Dalmati. Secondo la ricostruzione, l’uomo non avrebbe detto nulla: un attacco secco, senza preavviso, davanti al figlio. I carabinieri lo hanno identificato e denunciato per lesioni. Si tratta di un 22enne tunisino irregolare, descritto come persona con problemi psichici, ora in trattamento sanitario obbligatorio al Policlinico Umberto I.

“Non volevo che diventasse l’ennesima storia su un quartiere violento”

La donna spiega al Corriere della Sera che, subito dopo, aveva chiesto di non diffondere il video. Non per minimizzare, ma per proteggere l’immagine del rione. Poi, due mattine dopo, il colpo di scena: “Me lo sono ritrovato davanti”, vicino casa. Ed è lì che la paura diventa domanda pubblica: com’è possibile che, dopo 48 ore, fosse di nuovo in strada? La vittima richiama i carabinieri, chiede chiarimenti, e accetta che la storia esca, perché “serva a far cambiare le cose”.

Un volto già visto nel rione: segnalazioni da novembre e timori su altri episodi

Nel quartiere, racconta, quel ragazzo era noto da tempo. Già da novembre lo avrebbe notato mentre agitava un bastone e colpiva i muri, in evidente alterazione: una situazione che l’aveva spinta a chiamare soccorsi. Ma il ritorno in strada, ripetuto, è il punto che oggi fa infuriare molti residenti: la sensazione di vivere con un pericolo annunciato, visto e segnalato, che resta comunque lì. In queste ore, attorno alla sua figura, si aggiungono sospetti su altre aggressioni ai danni di donne e anche di una ragazzina.

La solidarietà del quartiere: ristoratori, negozianti, portieri

Se la paura corre veloce, corre anche l’aiuto. La donna racconta la catena umana scattata subito: due ragazzi di un ristorante l’avrebbero soccorsa per primi, poi commercianti, un minimarket, il portiere di un palazzo. E come spesso accade quando la tensione sale, arriva pure chi propone di “farsela pagare”. Lei dice no: non vuole vendette. Vuole che una persona con quel livello di disagio non resti in strada, dove peggiora e diventa ancora più imprevedibile.

Sicurezza e fragilità: il punto cieco che Roma non può ignorare

San Lorenzo è un quartiere vivo, pieno di studenti, locali, famiglie, passaggi continui. Proprio per questo, quando un rischio si ripete, la percezione cambia in fretta: ci si guarda attorno, si modificano abitudini, si evitano strade, si parla di corsi di autodifesa, si cerca un appiglio per sentirsi meno esposti. Ma la vicenda mostra anche l’altro lato: non basta “allontanare” se non esiste un percorso che tenga insieme sanità, servizi sociali e controllo del territorio. Senza continuità, il film riparte da capo.

Cosa succede adesso: TSO, presa in carico e il timore che torni in strada

Nelle prossime ore peseranno referti, decorso post-operatorio e valutazioni cliniche. Il quadro sanitario può incidere su eventuali provvedimenti, ma il tema resta lo stesso: evitare che, finita l’emergenza, tutto si risolva in un rientro in strada e in un’altra giornata “normale” che diventa incubo. La donna lo dice senza giri di parole: non vuole essere un simbolo, però chiede che la sua storia diventi una sveglia per chi decide.