Roma, il richiamo di Totti: Ranieri a Sky accende il ritorno e a Trigoria si riapre la porta chiusa dal 2019
Ranieri a Sky: i Friedkin pensano al ritorno di Totti in società. A Roma riparte il tam-tam: ruolo, tempi e cosa cambia davvero a Trigoria
Francesco Totti
A Roma certe notizie non arrivano: scendono in strada. E quando di mezzo c’è Francesco Totti, basta una frase per rimettere in moto radio, chat, bar, taxi, cancelli di Trigoria. A farla uscire dal campo delle ipotesi è Claudio Ranieri, intervistato da Sky Sport: «I Friedkin ci stanno seriamente pensando da un po’ di tempo, Francesco può essere ancora molto utile per la Roma». Detto da Ranieri non è un titolo acchiappa-click: è un segnale. Ed è per questo che, nel giro di poche ore, il tema è tornato centrale.
Totti alla Roma, Ranieri rompe il silenzio: cosa significa davvero “ci stanno pensando”
Nella Capitale le frasi si pesano. “Ci stanno pensando” non è “si vedrà”. Vuol dire che un ragionamento esiste, che qualcuno lo sta portando avanti, che in società la questione non è più tabù. Anche perché l’ultima volta finì con porte chiuse e parole dure. E a ricordarlo, ancora oggi, non è soltanto la memoria dei tifosi: è la storia recente del club.
Dal CONI a Trigoria: il 17 giugno 2019 e quel distacco rimasto lì, senza ricucitura
Per capire perché questo ritorno fa rumore bisogna tornare al 17 giugno 2019, conferenza stampa al CONI: Totti annunciò l’addio da dirigente e spiegò di essersi sentito escluso, poco ascoltato, senza margini reali. Disse chiaramente che l’uscita non era “colpa sua” e che la sua presenza era diventata più simbolica che operativa. Quella giornata chiuse male un percorso iniziato subito dopo il ritiro del 2017, quando l’ex capitano era entrato in area tecnica e poi nell’area sportiva.
Se Totti torna alla Roma: il punto non è “se”, è “con quale incarico”
Roma si infiamma, ma la domanda giusta è un’altra: a fare cosa? Perché il Totti dirigente, senza strumenti, lo abbiamo già visto. E non funzionò. Adesso, se davvero i Friedkin vogliono riportarlo dentro, serve un ruolo con confini netti. Area tecnica? Collegamento con il vivaio e la filiera dei talenti? Un incarico di rappresentanza con peso anche sul mercato e sulle relazioni? Ogni opzione cambia l’assetto interno, e ogni parola sbagliata crea aspettative ingestibili.
L’effetto in città: entusiasmo, pressione e una Roma che chiede chiarezza
Il ritorno di Totti avrebbe un impatto immediato sul clima: la piazza sentirebbe di nuovo “uno di casa” al centro del progetto. Ma proprio questo entusiasmo può diventare pressione, se la società non accompagna tutto con scelte limpide. Perché, piaccia o no, Totti non è un dirigente qualunque: ogni sua uscita, ogni gesto, ogni presenza fa notizia. E in una città che vive di calcio tutti i giorni, questo può essere benzina oppure un boomerang.
Friedkin, identità e futuro: perché l’operazione Totti può essere una mossa di sistema
C’è anche un dato che a Roma si capisce al volo: quando un club richiama la sua bandiera, non lo fa solo per emozione. È un modo per ricompattare l’ambiente, per dare un volto riconoscibile al progetto, per parlare al mondo con un nome che non ha bisogno di presentazioni. Ranieri lo dice in modo semplice: Totti “può essere utile”. Il punto è tradurre quell’utilità in responsabilità concrete, così che il ritorno non resti un poster appeso al muro.
Per ora non ci sono comunicati, non c’è una data, non c’è un annuncio. C’è però qualcosa che, a Roma, vale quasi quanto un annuncio: la sensazione che la porta non sia più chiusa. Dopo quasi sette anni dal giorno del CONI, l’ipotesi più clamorosa torna sul tavolo. E adesso la città vuole soltanto una cosa: capire se è un ritorno vero, scritto nei fatti e nei ruoli, oppure l’ennesima storia che resta a metà.
