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San Giacomo, il ritorno dell’ospedale nel centro di Roma: gara al via e cantieri verso il 2028-2029

Riparte il San Giacomo in Augusta: Asl Roma 1 avvia la gara da 3,144 milioni per la progettazione. Investimento da 145 milioni e 140 posti letto previsti

Ospedale San Giacomo, Roma

Chi passa oggi fra via del Corso e via di Ripetta vede un pezzo di Roma rimasto fermo nel tempo: il San Giacomo, “degli Incurabili”, chiuso dal 2008, con l’idea della riapertura che per anni è stata promessa, invocata, rimandata. Ora la notizia non è un titolo d’effetto: è una procedura ufficiale. L’Asl Roma 1 ha approvato l’avvio della gara per la progettazione, valore 3 milioni 144mila euro, su indirizzo regionale. Per Rocca è l’inizio di un iter “irreversibile”.

San Giacomo riapre: dalla delibera Asl al progetto che ridisegna l’ex ospedale

La gara serve a mettere nero su bianco come dovrà diventare il nuovo San Giacomo: non un ospedale “classico” come lo ricordano molti romani, ma un presidio moderno con funzioni cucite sui bisogni di chi ha più fragilità. L’investimento complessivo indicato è di 145 milioni e l’idea è costruire un modello che oggi a Roma manca in centro: ospedale di comunità, Rsa e lungodegenza nello stesso complesso.

La promessa, sullo sfondo, è concreta: riportare servizi pubblici dove il cittadino, spesso, finisce per cercare risposte altrove, spendendo o rinunciando. Ed è anche un cambio culturale dichiarato: in alcuni settori, ha ricordato Rocca, oggi lavora quasi soltanto il privato.

Il nuovo San Giacomo in Augusta: cosa ci sarà dentro, piano per piano

Il progetto ipotizzato è dettagliato e fa capire che non si parla di un restyling cosmetico. Cinque livelli, ognuno con una missione. Nel seminterrato dovrebbero trovare posto centrali tecnologiche e depositi, ma anche blocco operatorio e diagnostica per immagini: il cuore tecnico che rende un presidio davvero operativo.

Al piano terra, quello dove il paziente entra e capisce subito “come funziona”, si immaginano una grande hall, ambulatori, aree d’attesa per percorsi diagnostico-terapeutici e servizi dedicati alla salute femminile. C’è anche una sala conferenze da 300 metri quadrati, capace di ospitare circa 80 persone: un dettaglio che racconta l’idea di un luogo aperto, non solo reparto e corridoi.

Poi i posti letto, che sono il punto più atteso: al primo piano 80 posti per ospedale di comunità e 16 postazioni dialisi; al secondo 60 posti di lungodegenza e 8 hospice; al terzo 20 posti letto di Rsa e servizi ausiliari. Numeri che, messi insieme, disegnano una struttura pensata per chi ha bisogno di assistenza continua, fisioterapia, cure che non possono restare appese a visite sporadiche.

Tempi del San Giacomo: quando partono i lavori e quando apre davvero

La domanda che rimbalza nei bar del centro e nelle chat di quartiere è sempre la stessa: “Sì, ma quando?”. Rocca indica una sequenza: prima l’aggiudicazione della gara di progettazione, poi quella per i lavori veri e propri. La finestra stimata è 24-30 mesi per arrivare a un San Giacomo completato e operativo: tradotto, 2029, oppure fine 2028 in uno scenario ottimista.

Qui la partita è doppia: tempi tecnici e autorizzazioni, ma anche la complessità di intervenire su un edificio storico, con facciate e vincoli che richiedono un dialogo serrato con la Soprintendenza. Ogni scelta, dalle scale esterne di sicurezza alla ricostruzione di scale interne e ascensori, deve tenere insieme tutela e funzionalità.

Personale e servizi: almeno 300 professionisti e integrazione con gli altri ospedali

Un ospedale non vive di muri. E infatti il tema vero, dopo i cantieri, è chi ci lavorerà. Rocca parla di un concorso per reclutare personale e di un fabbisogno di almeno 300 professionisti, nel rispetto dei rapporti previsti in Rsa e lungodegenza fra medici, infermieri e pazienti. È il punto che farà la differenza sul campo: organici adeguati, turni sostenibili, capacità di presa in carico.

Sul fronte della rete, il San Giacomo dovrebbe integrarsi con San Filippo Neri, Santo Spirito e Oftalmico. L’obiettivo dichiarato è anche alleggerire i pronto soccorso, offrendo ambulatori e servizi che evitino accessi impropri, specialmente nel centro storico dove l’assenza di alcuni servizi spinge molti a rivolgersi altrove.

Perché il San Giacomo conta per Roma: anziani, centro storico e vita quotidiana

Il centro di Roma non è soltanto vetrina: è casa di residenti anziani, è lavoro per migliaia di persone, è flusso continuo di visitatori. Quando manca un presidio sanitario vicino, il problema diventa quotidiano: spostamenti lunghi, attese, famiglie che fanno da “navetta” fra un ambulatorio e un reparto. La riapertura del San Giacomo, con la sua impronta su cure intermedie e assistenza prolungata, può cambiare davvero la mappa dei bisogni nel cuore della città.

E c’è anche un messaggio urbano: riportare un servizio pubblico di peso nel centro storico significa mettere un argine all’idea di una città-vetrina svuotata di funzioni essenziali. Non basta un annuncio per riuscirci, ma un atto amministrativo come quello appena approvato è il primo passo che dà forma a un percorso misurabile.