Le sanzioni legate al conflitto in Ucraina avrebbero dovuto fiaccare rapidamente Mosca e invece, quattro anni dopo, è l’Europa a essere rimasta priva di energia. Il che d’altronde era ampiamente prevedibile, almeno da parte di chi non aveva gli occhi foderati di ideologia. E infatti ora Bruxelles inizia a fare i conti con la realtà, però senza clamore, mentre attraverso le dichiarazioni urlate persevera con la narrazione anti-russa.

Retromarcia sulle sanzioni alla Russia
«Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sta concedendo un’autorizzazione temporanea per consentire ai Paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare». Così Scott Bessent, Segretario del Dicastero finanziario Usa, aggiungendo, scrive Avvenire, che la misura è «mirata e a breve termine», e resterà in vigore fino all’11 aprile. L’obiettivo è tenere (o riportare) sotto controllo la crisi innescata dalla recente “Iran funesta”.

Tuttavia, come riporta Eunews, il modo ancor offende gli euroinomani, con particolare (ma non esclusivo) riferimento ai numeri uno della Commissione e del Consiglio Ue. Per Ursula von der Leyen e António Costa, infatti, «non è il momento» di un alleggerimento delle restrizioni, che «è motivo di grande preoccupazione». E anche il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha chiosato che «qualunque sia la ragione» di questa mossa, «è sbagliata».

La crisi dell’energia
Ma sono specchietti per le allodole, su cui si arrampica per prima proprio la Germania che, come ha scoperto La Verità, ha ripreso a comprare greggio “nemico”. E d’altronde Bart De Wever, Premier del Belgio, ha ammesso esplicitamente la necessità di «normalizzare le relazioni con la Russia e recuperare l’accesso all’energia a basso costo». Senza la quale, a meno di una celere chiusura della partita nel Golfo Persico che a oggi appare improbabile, il Vecchio Continente rischia la recessione.
Oltre al danno, poi, è arrivata pure la beffa dell’offerta del leader del Cremlino Vladimir Putin. Il quale, come riferisce l’ANSA, si è detto pronto a ripristinare le forniture di idrocarburi ai Paesi Ue disponibili a una «cooperazione stabile e duratura». Proposta respinta al mittente dai vertici comunitari, che in effetti ben difficilmente potrebbero giustificare un simile voltafaccia dopo un quadriennio di manicheismo bellico.
Come sono lontani i tempi in cui l’allora inquilino chigiano Mario Draghi instaurava la stucchevole dicotomia tra pace e condizionatore! E in fin dei conti, parafrasando Winston Churchill, potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto la guerra e hanno avuto il disonore.








