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Dopo il suicidio del 14enne dal ponte di Ariccia, le statistiche amare del 2021

Oltre ai suicidi, consideriamo anche quegli atti di autolesionismo in forte aumento fra i giovani e che possono portare a gesti più estremi

Suicidi

Suicidi, intervento dei Vigili del Fuoco. Immagine di repertorio

Una tragedia immane ai piedi di uno dei comuni dei Castelli romani. Un ragazzo di 14 anni di Genzano si lascia cadere nel vuoto, lanciandosi dal ponte di Ariccia. Inutili gli interventi dell’Ares 118, che assieme alla Polizia Stradale e agli agenti del Commissariato di Albano, una volta sopraggiunti sul luogo, non hanno potuto fare altro che accertarne il decesso. Molte sono le persone che lo hanno visto salire oltre il parapetto e sporgersi pericolosamente, tanto da fare escludere in prima istanza qualsiasi altra causa dell’incidente se non quella del suicidio. I testimoni oculari hanno provato a farlo desistere ma invano.

Il Ponte di Ariccia e la sua sinistra nomea

Il ponte di Ariccia risulta storicamente uno dei luoghi tristemente conosciuto alle cronache per episodi simili. Si tratta di un ponte alto oltre 60 metri, che nonostante sia stato opportunatamente messo in sicurezza dall’Anas con reti di protezione, continua ad essere luogo prescelto per togliersi la vita. I vari interventi messi in atto per scoraggiare o comunque evitare i drammatici epiloghi non risultano sufficienti ad impedire atti così estremi.

Proprio dietro tutto questo dobbiamo considerare le profonde spinte motivazionali che intervengono in certi comportamenti e in certe scelte. Il percorso che porta all’epilogo del suicidio vede spesso dietro di sé una storia di sofferenza e di dolore che non sempre le persone vicine riescono a leggere.

Le statistiche sui suicidi

Le statistiche ci riferiscono che il numero di suicidi nel nostro paese è tendenzialmente in aumento, con una rilevante crescita delle percentuali in conseguenza dei lockdown e della pandemia. La spiegazione dell’aumento di tali fenomeni non può essere riferibile a singole tematiche, ma deve essere ogni volta specificatamente analizzato e contestualizzato all’interno del vissuto del suicidante. Solo attraverso questa analisi dettagliata possiamo statisticamente ricondurre uno studio oggettivo del fenomeno per poter di conseguenza attuare strategie di contenimento e di prevenzione di tali comportamenti.

Importanza fondamentale acquisisce altresì la possibilità di poter leggere e percepire manifestazioni di sofferenza interiore che troppo spesso sfuggono sia all’interno dei contesti familiari, come in quelli relazionali e ancor più negli ambiti scolastici e lavorativi. Una società giudicante di per sé non può accogliere la sofferenza o il dolore, perché troppo impegnata rispetto al risultato e alla prestazione.

E’ in questa formula che oggigiorno alcune fasce di età, vedi gli adolescenti, si innesca quel processo di chiusura e di isolamento emotivo che in alcuni casi va oltre la soglia di sopportazione e quindi l’unica soluzione diviene il farla finita.

Il “ponte dei suicidi” nonostante sia stato opportunatamente messo in sicurezza dall’Anas con reti di protezione per evitare che altri giovani anime in pena decidano di fare simili gesti inconsulti, continua ad essere luogo privilegiato per compiere simili atti. Anche in questo caso a nulla è servito. La messa in sicurezza del ponte non basta a scoraggiare chi è disposto a superare ogni barriera pur di porre fine alla propria esistenza.

Ma come si arriva ad un gesto così estremo?

Nel caso specifico del giovane 14 enne di Genzano, gli inquirenti stanno interrogando i genitori, i familiari, gli amici, i docenti e il personale scolastico. Vogliono capire se nelle ore e nei giorni precedenti qualcuno abbia percepito avvisaglie di un disagio profondo del ragazzo. Bisogna sapere ascoltare il grido di dolore dei ragazzi o di tutti coloro che nella sofferenza il più delle volte cercano di comunicare senza riuscire a farlo.

Saper leggere dietro i silenzi, dietro il linguaggio non verbale, dietro piccole manifestazioni di rabbie e frustrazioni come anche dietro forme maniacali fatte di gesti compulsivi diviene prerogativa assoluta per poter ovviare a tali fenomeni. Il dolore interiore usa linguaggi particolari. In un mondo in cui la comunicazione attraverso la nuova tecnologia invade la relazione, spogliando la stessa di quel rapporto vero e trasparente di cui l’essere umano necessita, finisce per favorire forme di isolamento imperscrutabili.

Gli atti di autolesionismo

Addirittura in alcuni casi questo nuovo modello di comunicazione diviene motore di spinta verso scelte drammatiche  fornendo modelli imitativi di certe gesta. Tra gli effetti collaterali di questo nuovo sistema, consideriamo anche tutti quegli atti di autolesionismo in forte aumento fra i giovani e che se non contenuti possono essere prerogativa di comportamenti più estremi.

È un mondo il nostro che per alcuni versi assume caratteristiche difficili da interpretare e che sempre più vede contrapporsi un approccio superficiale o addirittura improvvisato che  non riesce a far fronte alle nuove dinamiche sottostanti. C’è bisogno di un forte investimento nella ricerca e nei programmi di supporto psicologico a più livelli, perché la deriva verso cui questa società, sempre più irresponsabile, intollerante e silente di fronte ad ogni forma di sopruso e di giudizio, sta portando la collettività in un vortice di disagio e di malessere generalizzato all’interno del quale i più fragili trovano come unica soluzione la morte.

Con la collaborazione della Dott.ssa Annamaria Laurita

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