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Libri, “La domenica andavamo all’Olimpico”: la Roma come memoria, non come tabellino

È un libro per romanisti, certo. Ma non solo per chi colleziona date e formazioni: è per chi riconosce che lo sport, quando è raccontato bene, diventa memoria condivisa

Tifosi della Roma nello stadio

Tifosi della Roma, stadio Olimpico

C’è un’idea semplice, quasi domestica, al centro del nuovo libro di Paolo Valenti: la Roma non è solo una squadra, è un modo di abitare il tempo. E allora le partite diventano appuntamenti interiori, i giocatori figure narrative, lo stadio un luogo mentale prima ancora che un impianto sportivo.

Un libro che nasce da articoli, ma si legge come un racconto lungo

La domenica andavamo all’Olimpico. Cronache, interviste ed emozioni di un giornalista incantato dalla Roma (Ultra Sport, 264 pagine, novembre 2025) non è un’operazione nostalgia “da album”. È, piuttosto, una raccolta che rivendica fin dall’inizio la propria ambizione letteraria: Valenti spiega di aver sempre pensato i suoi pezzi come “racconti brevi” capaci di trattenere ciò che la cronaca consuma in fretta—atmosfere, dettagli, umori, piccoli segni di un’epoca.

E infatti il volume si può leggere in due modi: seguendo l’ordine, come un percorso, oppure aprendolo “a caso”, come si fa con certi libri che non hanno paura delle digressioni. Valenti lo dice chiaramente: l’effetto complessivo è quello di un’opera “impressionistica”, fatta di frammenti che, messi insieme, restituiscono una sensazione unica: quella oscillazione continua della romanità calcistica, sospesa fra euforia e sconforto.

Il “mosaico”: partite, ritratti, voci, retroscena

La struttura è ampia e ordinata: cronache di partite (campionato e coppe, dalle gare storiche fino ai cicli europei più recenti), ritratti dei protagonisti e una sezione di interviste, chiusa dai ringraziamenti. È tutto già nell’indice: campionato, Coppa Italia, amichevoli, Coppa dei Campioni/Champions, Coppa delle Coppe, Coppa UEFA/Europa League, Conference League; poi i “Protagonisti” e infine le interviste.

Il punto, però, non è la catalogazione. È il taglio: ogni partita viene “ridipinta” dal tempo, e dentro quel quadro tornano a vivere gesti, personaggi, perfino dettagli di contorno (un tabellone spento, un prepartita, un clima cittadino) che hanno il potere di riportare il lettore esattamente lì. Sono tre piani narrativi—partite, monografie dei calciatori, interviste—che si intrecciano senza mai perdere la bussola emotiva.

La scrittura: quando la storia del calcio diventa storia di costume

Valenti non “spiega” la Roma: la racconta per scene. Basta sfogliare le prime cronache per capirlo: già un Roma-Milan del 1958 diventa il pretesto per mettere in campo caratteri, inerzie, svolte improvvise, e per ricordare che persino un pareggio può lasciare scorie e raccontare un’epoca.

E, allo stesso tempo, il libro non resta prigioniero del passato. Dentro ci sono anche pagine recentissime, che portano lo stesso sguardo su un calcio ormai ipermediatico: ad esempio le notti europee e la centralità dell’Olimpico come “fattore emotivo” capace di spostare l’inerzia di una sfida. Valenti include anche alcuni testi inediti: è un dettaglio importante perché ribadisce che non si tratta solo di ripubblicare, ma di completare un disegno.

Le interviste: la memoria parla in prima persona

La sezione finale delle Interviste è il cambio di passo: qui la Roma non è più filtrata dal narratore, ma passa nella voce dei protagonisti. E, come spesso accade, è la voce diretta a fare male o a illuminare: Maurizio “Ramon” Turone torna sul “gol annullato” più famoso della Serie A, con parole che non cercano pacificazione, ma verità emotiva.

Accanto a lui, la galleria si allarga: la scheda e il comunicato ricordano la presenza di figure come Fulvio Collovati, Giuseppe Giannini, Francesco Antonioli, oltre ad altre testimonianze e ricordi che aprono finestre su dinamiche di campo e di società. È materiale prezioso perché, nel calcio, il racconto ufficiale tende a semplificare; qui, invece, resta la complessità dei sentimenti e dei retroscena.

Per chi è, davvero, “La domenica andavamo all’Olimpico”

È un libro per romanisti, certo. Ma non solo per chi colleziona date e formazioni: è per chi riconosce che lo sport, quando è raccontato bene, diventa memoria condivisa, fotografia di abitudini, linguaggi, stagioni della città e del Paese. Il comunicato lo sintetizza bene: qui il calcio è un pretesto per parlare di identità e appartenenza, e per salvare “le atmosfere” che altrimenti si perderebbero.

In questo senso il libro funziona anche per lettori non specialisti: perché dietro la Roma c’è una domanda più grande, che riguarda tutti—quanto di noi resta attaccato a un rito, a una domenica, a un luogo dove siamo stati felici o disperati “per davvero”.

Nota sull’autore

Paolo Valenti è giornalista e scrittore: collabora con «Il Corriere dello Sport», «Il Cuoio» e con il sito del «Guerin Sportivo», occupandosi di approfondimenti storici, racconti sportivi e analisi di costume. È anche opinionista radiotelevisivo e ideatore/curatore della rubrica C’era una volta la Roma su Radio Romanista. Con Ultra ha già pubblicato Ci vorrebbe un Mondiale (2018), Da Parigi a Londra (2021, nuova edizione Da Parigi a Berlino, 2024) e La storia siamo noi (2022); nel 2024 ha esordito nella narrativa con La ragazza di Boston (Arkadia).