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Guidonia, operaio muore nel cementificio: travolto durante la pulizia dei silos, è la terza vittima nel Lazio nel 2026

Tragedia a Guidonia: operaio 55enne di una ditta esterna muore alla Buzzi Unicem travolto da materiale. Sindacati: “Basta morti”

Ambulanza notte

Alle 18 di lunedì 2 febbraio, dentro un luogo dove si entra per lavorare e si dovrebbe uscire per tornare a casa, un operaio di 55 anni è morto nello stabilimento Buzzi Unicem di Guidonia. Era di Guidonia, lavorava per una ditta esterna. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato travolto dal materiale grezzo legato alla lavorazione del cemento durante le operazioni di pulizia dei silos. È la terza vittima sul lavoro nel Lazio dall’inizio del 2026: un numero che, in un solo mese, fa male due volte.

Tragedia nel cementificio di Guidonia: l’incidente nel tardo pomeriggio

Il punto fermo, al momento, è l’orario e il luogo: tardo pomeriggio, stabilimento industriale, attività di manutenzione e pulizia. In situazioni come questa ogni dettaglio conta: la posizione dell’operaio, la fase precisa dell’intervento, la movimentazione del materiale, le distanze di sicurezza, le procedure previste per operare in prossimità dei silos. Sono elementi che definiscono la linea che separa il lavoro ordinario dall’evento irreparabile.

Sul posto sono arrivati delegati e funzionari sindacali “per portare vicinanza e solidarietà”, raccontano le sigle. Chi vive davvero le fabbriche sa cosa significa: non è solo una presenza simbolica, è un modo per chiedere che nessuno archivi la vicenda con poche righe e una formula generica.

Operaio di ditta esterna: appalti, coordinamento e rischi che non devono diventare routine

Il lavoratore, spiegano Cgil e Fillea Cgil di Roma e Lazio insieme alla Cgil e alla Fillea Cgil di Rieti Roma Est Valle dell’Aniene, era dipendente di una ditta esterna. E qui si apre un capitolo che a Guidonia e nell’hinterland romano è fin troppo noto: gli appalti. Quando più imprese operano nello stesso sito produttivo, la sicurezza deve essere un’unica catena senza anelli deboli. Formazione, informazioni sui rischi specifici, procedure condivise, autorizzazioni interne, dispositivi: tutto deve funzionare con precisione.

La dinamica descritta parla di “materiale grezzo” che travolge l’operaio durante la pulizia dei silos. È una frase che pesa, perché rimanda a un contesto fisico concreto: polveri, carichi, depositi, spazi tecnici dove ogni manovra richiede attenzione e tempi giusti, non compressioni o scorciatoie. Ed è proprio su questi aspetti che si giocherà l’accertamento delle responsabilità.

“Serve chiarezza”: la richiesta dei sindacati dopo la morte del 55enne

Le organizzazioni sindacali chiedono che “si faccia al più presto chiarezza”, per capire come sia potuto accadere. Non è un passaggio di rito. È la domanda che si pone chi lavora in stabilimento quando sente la notizia: cosa è mancato? Un blocco? Una procedura? Un controllo? Un coordinamento? Un segnale?

I sindacati sottolineano che un episodio del genere non può essere normalizzato e che occorre arrivare a una ricostruzione puntuale. Perché solo lì dentro, nei dettagli, si capisce come prevenire il prossimo incidente. E ogni giorno che passa senza risposte nette alimenta inquietudine in chi entra in turno.

Tre morti sul lavoro nel Lazio in un mese: l’allarme che torna nelle strade e nei reparti

“È inaccettabile che il lavoro continui ad essere causa di morte e sofferenza”, dicono Cgil e Fillea Cgil, esprimendo vicinanza ai familiari. È una frase semplice, senza giri: dietro c’è una casa che aspetta, una telefonata che non arriva, un rientro che non avverrà. E c’è un territorio, quello di Guidonia e della provincia di Roma, dove la presenza industriale e le attività collegate coinvolgono tante famiglie.

Tre vittime nel Lazio dall’inizio dell’anno, ricordano le sigle, riportano la discussione su un punto spesso ignorato finché non succede l’irreparabile: la sicurezza non è un tema “da convegno”. È una questione concreta, fatta di controlli, responsabilità, investimenti, tempi di lavoro che non schiacciano le persone.

Piano regionale sicurezza: “Le istituzioni facciano la loro parte”

I sindacati annunciano che continueranno a mobilitarsi “per fermare questa strage” e chiedono alle istituzioni di intervenire a partire dall’attuazione del piano regionale sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Tradotto: servono azioni visibili, non solo dichiarazioni. Più ispezioni dove il rischio è alto, più formazione mirata, più attenzione alle filiere in appalto, più verifiche sulla reale applicazione delle procedure.