Crans-Montana, il dolore e la paura di una tragedia terribile
Non è la prima volta che una festa si trasforma in tragedia, ma ciò che è accaduto si fa fatica a considerarla una fatalità
Cos’è successo veramente in quel bar discoteca, dove una festa si è trasformata improvvisamente in tragedia? Il nuovo anno ha fatto irruzione nelle coscienze collettive con una deflagrazione più potente di ogni fuoco d’artificio. L’esplosione questa volta è dentro ognuno di noi. La miccia non lascia scampo. Tutti alla ricerca di un colpevole? Solo un modo per sopravvivere a tutto quello che stiamo sentendo e vedendo dai notiziari.
Il soffitto di un locale prende fuoco e decine di giovani adolescenti perdono la vita, molti altri restano gravemente feriti, ma tutti, anche chi a centinaia di chilometri, tutti indistintamente restiamo colpiti.
Il bollettino è devastante, ma ancor di più è quel rumore che sentiamo dentro, quel ronzio fatto di rappresentazioni mentali che il nostro vissuto immaginifico ci crea. Cosa avranno provato? Cosa stanno provando i familiari? Cosa avrei fatto io in quella situazione?
Sono tutte domande lecite e naturali, certo, ma comunque inutili per colmare il forte dolore che questa tragedia lascia. Non è la prima volta, e purtroppo non sarà l’ultima, che una festa si trasforma in tragedia, ma ciò che è accaduto si fa fatica ad inserirlo nella cartella dei file “è stata una fatalità”. Sicuramente le negligenze sono state molteplici e di conseguenza le responsabilità, che in appropriate sedi verranno corroborate, ma c’è dell’altro che innesca quel senso profondo di inquietudine, il fatto che questa tragedia è avvenuta in Svizzera.
Nella patria degli orologi di alta precisione, li dove nulla viene lasciato al caso, li dove non trovi un pezzo di carta per terra e dove l’efficienza deve essere sempre garantita dal controllo su tutto. Se anche li può accadere questo, nessun posto più, sarà sicuro. L’equazione è scontata. La stessa che in altri termini viene considerata da chi si occupa di sicurezza. Una formula algebrica che spiega molto. R= P×M ( in cui R è il rischio, P è la probabilità che un evento accada e M è la magnitudo – cioè il danno – che quell’evento può creare).
Una formula in cui R, cioè il rischio può essere abbassato, ma che mai potrà essere portato a zero, perché tutte le variabili che intervengono sono impossibili da controllare. Per fare un esempio di facile comprensione, possiamo dire che se si viaggia in autostrada alla velocità di 200 km/h si ha la possibilità di perdere il controllo dell’auto molto più probabile che perdere il controllo avanzando alla velocità di 30 km/h.
Di conseguenza il danno che può provocare un’auto a 30.km/h sarà di certo meno grave di un’auto sparata a 200 km/h, ma non per questo si potrebbe essere smentiti. Se con un auto a 30 km/h orari si va a sbattere contro un’ autocisterna che porta GPL e si rompe la flangia facendo fuoriuscire tutto il gas ,che poi, per un banale innesco esplode e magari l’esplosione che ne consegue fa decine di morti, verremmo smentiti all’istante. Eppure la prevenzione e le leggi della sicurezza hanno fatto molto.
Tutto questo però può essere utile per prendere un attimo le distanze dalla necessità di trovare spiegazioni logiche che possano aiutarci alla significazione di ciò che è successo. Tendenzialmente siamo portati a cercare qualcosa che possa farci sopravvivere alle emozioni che ci travolgono di fronte a certi eventi, ma i tentativi di razionalizzare l’evento stesso diviene solo un momentaneo anestetizzante della risposta psico emotiva che al contrario resta dentro e cova nelle coscienze.
Ciò che è accaduto fa male perché quei giovani erano lì per divertirsi, per festeggiare. Era capodanno
Marco si era messo le scarpe nuove, Flavia la felpa che le aveva regalato la mamma per Natale.
Alcuni si erano dati l’appuntamento fuori, altri avevano preso il tavolo dentro. Tutto normale, tutto divertente, tutti con il telefonino in mano, tutto è ancora al suo posto. Dentro è caos Del resto è Capodanno. Musica e candele. Bollicine e sorrisi.
Ma c’è qualcosa che non torna. Perché tutto questo si dovrebbe trasformare in tragedia? Del resto i giovani hanno tutta la vita davanti, perché dovrebbero avere paura? Ecco che accade il non pensabile.
Il momento in cui una fiamma o una scintilla fa passare dalla risata alla paura. Già, la paura? Cosa è la paura? Paura è non vedere la fuga, paura è vedere gente stare male intorno, paura è vedere la morte e dire perché oggi tocca a me. Come faccio a spiegarlo a mamma e papà che io non ho fatto niente.
La mattina del nuovo inizio è un giorno di inizio di una tragedia. Abbiamo tutti più paura ora! Quella che per coraggio o forse per incoscienza, alcuni di loro non hanno avuto, provando con le giacche a spegnere i primi focolai. Ora dobbiamo abbracciare i nostri giovani, perché c’è il rischio che gli restituiamo noi adulti una formula velenosissima, DIVERTIMENTO = PAURA, e se li facciamo cadere vittime della paura, allora R-ischiamo davvero di perderli!
Dott. Massimo Benedetti,
in collaborazione con la Dott.ssa Tatiana Crespi
