Roma saluta Riccardo Minghetti: chiesa piena all’Eur per il 16enne morto nel rogo di Crans-Montana
Folla all’Eur per Riccardo Minghetti, 16 anni, morto a Crans-Montana. Amici, scuola e istituzioni in basilica. Indagini in Svizzera
All’Eur, stamattina, si camminava piano. Davanti alla basilica dei Santi Pietro e Paolo c’erano ragazzi con gli occhi rossi e adulti che non sapevano dove mettere le mani, mentre telecamere e microfoni cercavano di non invadere un dolore che non ha bisogno di commenti. Roma ha salutato Riccardo Minghetti, 16 anni, morto nella notte di Capodanno nell’incendio del locale “Le Constellation” a Crans-Montana: una tragedia che ha lasciato dietro di sé 40 vittime e decine di feriti.
Roma saluta Riccardo Minghetti, l’applauso al feretro e il piazzale pieno
Quando il feretro è uscito, l’applauso è partito quasi senza che nessuno lo guidasse. C’erano amici, compagni di scuola, famiglie, cronisti. E c’erano anche le divise: carabinieri, polizia locale, presenza discreta ma riconoscibile, come spesso accade nelle giornate in cui una città si sente chiamata a fare da cornice a qualcosa che non dovrebbe mai succedere.
A celebrare le esequie sono stati don Andrea Manto, vicario episcopale per la Pastorale, padre Luca Atzeni e don Giulio, professore del liceo Cannizzaro: un dettaglio che, per gli studenti, conta più di molte parole, perché significa portare dentro la chiesa anche un pezzo di scuola, corridoi, interrogazioni, risate, vita normale.
Roma saluta Riccardo Minghetti, il ricordo degli amici e la quotidianità spezzata
Fuori e dentro la basilica si sono sentite frasi sussurrate che raccontavano Riccardo senza costruzioni: “generoso”, “gentile”, uno che aveva la capacità di fare domande e di ascoltare davvero. E poi i dettagli da ragazzi: le passeggiate estive, le battute, persino le materie da recuperare a settembre, dette non per alleggerire, ma per riportare Riccardo dove apparteneva, nella vita vera di un sedicenne romano.
Nel racconto pubblico di una tragedia, questi particolari fanno male perché ricordano che non si parla di numeri. E infatti, a guardare i volti dei compagni, si capiva che la parola “futuro” oggi era una stanza chiusa.
Roma saluta Riccardo Minghetti, le parole dei genitori davanti a tutti
Il momento più fermo è arrivato con le parole dei genitori. Il padre Massimo ha scelto un saluto che teneva insieme commozione e precisione, come se nominare le qualità del figlio fosse un modo per opporsi all’idea che tutto possa essere riassunto in un titolo. La madre Carla, dal pulpito, ha parlato poco e ha colpito forte: l’assenza, la nostalgia già presente, persino l’insubordinazione tipica dell’età ricordata come parte del figlio, non come difetto.
Roma saluta Riccardo Minghetti, istituzioni presenti e un lutto che attraversa la città
In basilica, secondo quanto riportato, c’erano anche rappresentanti delle istituzioni: il presidente della Regione Lazio Rocca, il sindaco Gualtieri e due ministri, Schillaci e Abodi. Presenze che, al netto dei protocolli, segnalano una cosa: questa vicenda ha superato il recinto della cronaca locale ed è diventata una ferita pubblica.
Il legame con la Svizzera resta aperto nelle domande che si ripetono da giorni: come può un locale diventare una trappola durante una festa? Le autorità svizzere hanno aggiornato numeri e identificazioni dei feriti, spiegando anche le difficoltà delle procedure. Sul fronte investigativo, si procede per accertare responsabilità e dinamiche, con ipotesi colpose contestate ai gestori e un dibattito serrato sui controlli e sulla sicurezza.
Roma saluta Riccardo Minghetti, quello che resta dopo l’ultimo saluto
Dopo, all’uscita, non c’è stato molto da dire. Qualcuno ha stretto un compagno, qualcun altro ha guardato il piazzale come si guarda un posto che non si vorrebbe ricordare. Ma in mezzo al dolore si è visto anche altro: la cura con cui i ragazzi hanno accompagnato i genitori, il rispetto dei presenti, l’idea che un quartiere intero, e con lui la città, abbia provato a dire “ci siamo” senza invadere.
Riccardo Minghetti oggi è stato salutato così: con una basilica piena, un applauso lungo e una Roma che, all’Eur, ha messo da parte il rumore per un addio che nessuno era pronto a pronunciare.
