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Carabiniere condannato per lo sparo al ladro all’Eur: 3 anni a Marroccella, il quartiere torna a parlare di sicurezza

Allarme furto in via Paolo di Dono, collega ferito, inseguimento e sparo: 3 anni al carabiniere Marroccella. L’opinione pubblica è divisa

Auto dei carabinieri in servizio

Auto dei Carabinieri in servizio

All’Eur c’è una strada, via Paolo di Dono, dove a settembre del 2020 la notte si spezzò in pochi minuti: un allarme, tre pattuglie, una porta che si apre all’improvviso, un cacciavite usato come arma, poi la corsa verso l’uscita e un colpo di pistola. Oggi quel frammento di cronaca è tornato al centro della scena perché il Tribunale di Roma ha condannato a tre anni di carcere il carabiniere Emanuele Marroccella per eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi, dopo l’uccisione di Jamal Badawi, 56 anni.

Carabiniere condannato all’Eur: l’allarme alla Landing Solution e l’arrivo delle pattuglie

È circa le 4 del mattino del 20 settembre 2020 quando scatta l’allarme presso l’azienda informatica Landing Solution. In zona arrivano tre pattuglie dei carabinieri. Dentro i locali, secondo la ricostruzione riportata dalle cronache giudiziarie, un ladro spunta da dietro una porta e ingaggia una colluttazione: il carabiniere Lorenzo Antonio Grasso viene ferito con un cacciavite.

Badawi riesce a scappare. Grasso non è solo: accanto a lui c’è Marroccella. Lo inseguono, gli intimano l’alt. È il momento in cui la notte dell’Eur diventa un fotogramma difficile da decifrare anche a distanza di anni: chi corre, chi urla, chi prova a capire se la minaccia è finita o sta per ripartire.

Carabiniere condannato all’Eur: la distanza, la fuga, lo sparo mortale

L’accusa colloca Badawi a distanza indicata fra 7 e 13 metri e lo descrive di spalle, mentre tenta di allontanarsi. Marroccella estrae la pistola e spara un colpo. È mortale: Badawi muore sul posto. Vicino al corpo viene trovato il cacciavite, l’oggetto che poco prima aveva ferito Grasso.

È su quel dettaglio — la posizione del ladro, l’attimo dello sparo, la percezione del rischio — che si è costruito il processo e si è arrivati alla condanna per eccesso colposo nell’uso delle armi. Una condanna più pesante rispetto alla richiesta del pm, che aveva indicato due anni e sei mesi.

Carabiniere condannato all’Eur: legali contrapposti, appello annunciato

La sentenza non mette tutti d’accordo, anzi. L’avvocata Claudia Serafini, che rappresenta la famiglia della vittima, ha parlato di decisione “dal sapore agrodolce”: la difesa dei familiari aveva spinto anche per una diversa qualificazione del fatto, ipotizzando l’omicidio volontario, ma il giudice è rimasto su un’impostazione colposa.

Dall’altra parte i legali del carabiniere, Paolo Galinelli e Lorenzo Rutolo, annunciano ricorso: “È un miracolo che il collega sia vivo” per le ferite riportate. Una frase che restituisce, senza enfasi, l’idea di quanto gli istanti iniziali di quell’intervento fossero percepiti come ad alto rischio.

Carabiniere condannato all’Eur: la politica entra nel caso, Salvini solidarizza

Il caso ha superato il perimetro romano anche per le reazioni politiche. Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, ha scritto sui social di essere vicino a Marroccella, sostenendo che dovrebbero temere la condanna i criminali, non chi “difende un collega” e fa il proprio dovere.

All’Eur, intanto, la discussione torna terra-terra: sicurezza, interventi notturni, percezione di vulnerabilità nei pressi di aziende e uffici, e quel confine sottile fra prontezza operativa e rispetto rigoroso delle regole sull’uso della forza. La sentenza, ora, apre una nuova fase perché l’appello annunciato promette altri passaggi giudiziari e altre parole, forse più meditate, su ciò che accadde davvero in via Paolo di Dono alle quattro del mattino.