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Bioterapia nutrizionale, come curarsi attraverso l’alimentazione: il colon irritabile

Scegliere associazioni alimentari che facilitino i processi digestivi evitando i processi fermentativi. Preferire alcune modalità di cottura

Colon irritabile, cosa posso mangiare? E’ possibile individuare alimenti e tecniche di cottura utili alla sindrome del colon irritabile, evitando quelle che non sono idonee per una corretta funzionalità intestinale?

Tutta una serie di disturbi, spesso etichettati in maniera generica come coliti o colon irritabile, si potrebbero giovare di opportuni accorgimenti nutrizionali, che vale la pena sperimentare prima di ricorrere a terapie farmacologiche, o anche in sinergia con esse. I sintomi possono essere molteplici, alcuni diretti, altri non intestinali, ma sempre associati. In tutti i casi è necessaria una preliminare valutazione del gastroenterologo, per escludere patologie organiche di trattamento specialistico.

Tra i sintomi diretti ci potrà essere dolore o fastidio addominale, alternanza tra stipsi e diarrea, gonfiore, spasmi addominali. Di solito non mancano quelli tipici di una digestione non ottimale, come alitosi, nausea, dispepsia. E fra i disturbi generali più comuni andranno sicuramente annoverati la cefalea, la stanchezza cronica con sonnolenza, fino a forme di ansia o depressione per il malessere prolungato che preoccupa il paziente.

Di fatto, nonostante le terapia farmacologiche, i sintomi potranno ripresentarsi periodicamente, a meno che non si intervenga con una modifica dello stile alimentare. Già una attenta anamnesi permetterà di valutare l’insorgenza o il peggioramento della sintomatologia, per esempio in seguito all’assunzione di alcuni vegetali o di alimenti contenenti lattosio, lievito e, in molti casi, glutine, oltre a brodi di vario tipo.

Inoltre, non bisogna trascurare l’influenza del tono nervoso sulla funzionalità gastro-intestinale, verificando se l’insorgenza dei sintomi avviene nei periodi di stress intenso. Per un’efficace soluzione nutrizionale sarebbe necessario seguire indicazioni basate sulle caratteristiche dei singoli individui; tuttavia, in linea generale, è possibile e utile:
Regolarizzare il ritmo dei pasti nei limiti del possibile.
Migliorare la funzionalità gastrica, epato-biliare e pancreatica, in quanto una efficace digestione costituirà il presupposto indispensabile per la regolarità di tutte le altre tappe della digestione.
Scegliere associazioni alimentari che facilitino i processi digestivi evitando i processi fermentativi.
Preferire alcune modalità di cottura.

Per esempio:

Evitare vegetali meteorizzanti, a causa del loro contenuto di cellulosa e altre fibre, come i carciofi, i funghi, alcune crucifere (consumate lesse o crude) o il topinambur. Spesso anche le lattughe crude e altre verdure a foglia potranno rallentare la digestione ed essere causa di processi fermentativi, come la maggior parte delle verdure consumate lesse, ad eccezione dei fagiolini e degli agretti.

Contrariamente all’opinione comune, è facile rendersi conto che i soffritti, e persino i fritti, rigorosamente con olio extravergine d’oliva, saranno digeriti con maggiore facilità e vantaggio. Modalità di cottura presenti in tutte le tradizioni del passato e anche delle cucina etniche.

L’impiego di minestre, legumi e brodi (vegetali o di carne) dovrà essere escluso o ridotto in quanto soluzioni in grado di provocare fenomeni fermentativi e meteorizzanti che aggraverebbero la sintomatologia colica.

Il miglioramento o la remissione della sindrome colitica dipenderà anche dall’uso di alcune spezie, il cui impiego millenario ha protetto le popolazioni dalle patologie gastro-intestinali. A seconda dei casi, si raccomanderà l’uso della curcuma, il cui potere antinfiammatorio è ben documentato, dello zenzero, che migliorerà i processi digestivi, e del peperoncino, in grado di influire positivamente sulla flora batterica intestinale e su tutti i processi fermentativi e putrefattivi.

In sintesi:
Alimenti da evitare:

Tutti i cibi / bevande processate industrialmente (precotti, surgelati, in scatola, bevande gassate);
Caffè, tè e bevande nervine in genere;
Pane e prodotti da forno non lievitati naturalmente;
Olio di semi;
Pane in cassetta di tipo industriale;
Minestre/brodi;
Glutine (da verificare).

Alimenti e abitudini da prediligere

Olio extravergine di oliva;
Pane fresco a lievitazione naturale (tostato per abbattere eventuale presenza di lievito in eccesso nella mollica);
Limone (l’acido citrico favorirà i processi gastro-intestinali);
Carboidrati nel pasto serale per garantire al fegato una fonte energetica per il suo lavoro notturno;
Finocchio lesso e ripassato o al gratin: ha un’azione anti-meteorica e la cottura destrutturerà in parte il suo contenuto in fibra e cellulosa;
Il potassio delle patate, della zucchina, dei fagiolini, della mela cruda o cotta e persino delle banana servirà a contrastare l’ipereccitabilità neurologica e a miorilassare la muscolatura liscia;
Salvo che nei soggetti allergici al miele, esso sarà utile al mattino diluito in acqua, preferibilmente tiepida o calda, in modo da avere un effetto miorilassante e di idratazione organica;
Ripassare le verdure in olio EVO.

Rimedi bionutrizionali utili

In caso di sintomatologia in atto, sarà utile l’assunzione a sorsetti piccoli e frequenti di:
Tisana di alloro o di finocchio (o di semi di finocchio) se fosse prevalente il senso di distensione gassosa delle anse intestinali;
Tisana di camomilla o di basilico in presenza di spasmi intestinali dolorosi.

Per approfondire
Fausto Aufiero – Michele Pentassuglia, Il ruolo nutrizionale e terapeutico degli alimenti, 2025.