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25 Settembre 2020

Pubblicato il

Asilo obbligatorio a tre anni, il neuropsichiatra: “Compensazione non progresso”

di Giulia Bertotto

"occorre valutare alternative coerenti con i tempi della crescita"

Attualmente la scuola dell'obbligo è prevista dai 3 anni ai 16, la proposta, portata a Palazzo Chigi è quella di aumentare il numero di anni abbassando l'età della scolarizzazione e rendendo la scuola obbligatoria dai 3 ai 18 anni. Questo significherebbe estendere l'obbligo anche alla scuola materna, anche per favorire quelle famiglie che non possono permettersi i costi, spesso molto elevati, degli asili nido. E fin qui l'iniziativa appare democratica e progressista. Ma per le famiglie e i bambini, che sono in quella fase così delicata della crescita, cosa comporterebbe questo cambiamento? Premettiamo che molti bambini già vanno all'asilo a meno di tre anni ma sono i genitori a scegliere se il loro bimbo è già maturo per questo primo distacco dal nucleo parentale e a valutare, talvolta anche se con fatica, le alternative. Ne abbiamo parlato con il neuropsichiatra infantile e già Ministro per la Famiglia Antonio Guidi.

“Bisogna sfatare il mito che il bene del bambino e dell'adulto abbiano le stesse basi e gli stessi presupposti. La politica di qualche anno fa recitava: 'Sono rette parallele che convergono', ma credo che questa affermazione sia una violenza scientifica. Io credo che non si possa fare finta che non esistano esigenze di lavoro, di orari, di tempo per cui le famiglie debbano essere sostenute con dei luoghi adatti ad affidare i figli piccoli per alcune ore. Ci deve essere però una mediazione tra bene del bambino e del genitore, esigenze dell'infanzia e quelle degli adulti, perché la società di oggi, come di ieri, impone compromessi, impegni e distacchi. In questa società della fretta e della mancanza di garanzie lavorative questo problema concreto non debba essere trascurato ma neanche che lo scotto debba essere pagato solo dai bambini. Gli adulti hanno bisogno di andare veloci, o hanno creato un mondo in cui questa è la regola, ma per i piccoli non è lo stesso. Loro hanno bisogno di calma per nascere, separarsi e apprendere i distacchi. Affermo perciò di non far passare però la compensazione verso il basso (logistica, economica, sociale) che questa iniziativa rappresenta, per un valore o un progresso”.

 

Il tempo e il nostro modo di viverlo nel senso filosofico, psicologico e tecnologico-virtuale hanno una grossa portata in questo discorso. Non possiamo più darci il tempo per abituarci a nascere, in ospedale si va di corsa; non possiamo più darci tempo per separarci; bisogna correre in ufficio.

“Sì, è proprio così. Ma ci sono delle alternative concrete e coerenti con i bisogni di crescita e il nostro tempo frettoloso, e su quelle dobbiamo puntare: congedi parentali, sgravi fiscali o riconoscimenti economici a famiglie del condominio che si occupano del bambino per qualche ora, micro asili di quartiere con pochi piccoli utenti a tenore famigliare, con un'atmosfera intima. Non sarebbe più giusto riconoscere al genitore una banca delle ore? Insomma non mi spaventa insomma la discussione su questa esigenza oggettiva dei genitori, ma il netto automatismo di questa soluzione”.

 

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Eppure lo psicologo J.Bowlby formulò in modo chiaro la 'Teoria dell'attaccamento' che tutt'ora riteniamo valida. È pur vero che a tre anni un bambino sviluppa il pensiero riflessivo, esplode il linguaggio, a livello cognitivo è capace di classificare gli oggetti. Non potrebbe d'altro canto essere funzionale al suo sviluppo l'interazione con altri coetanei e le maestre?

“Uscire di casa e dalla famiglia è sì una conquista, altresì un trauma. Uscire da quel nido di calore, dall'odore, di casa e della mamma, staccarsi da certe abitudini e da certe rassicurazioni è sempre un trauma per i piccoli, perciò negli asili si usa farlo progressivamente e lentamente, con i cosiddetti inserimenti, lasciando che sia anche il bambino a dettare i tempi. Ogni nascita, dall'utero come dalla casa, è una vittoria ma anche un dolore. Il rispetto dell'emotività e dell'affettività del bambino è il primo elemento di cui tenere conto per lo sviluppo della sua intelligenza e delle sue abilità cognitive ed emozionali”.

 

Purtroppo molte volte la famiglia stessa non valuta adeguatamente l'importanza del rispettare questi bisogni dell'infanzia…Domenica 16 febbraio su 'La Verità' il titolo di un articolo recitava così: “Il Pd vuole toglierci i figli a tre anni. I Dem scimmiottano Macron e studiano l'asilo obbligatorio: una tipica ossessione del progressismo statalista che considera la prole una cosa pubblica. Dietro motivazioni pseudo formative c'è l'obiettivo di colpire le paritarie e tenersi buoni i sindacati che esultano”. Quanto c'entra la politica in questa proposta scolastica?

“Credo che esista una certa componente appartenente al pensiero di sinistra che ha una forte tendenza a vedere la famiglia quasi come un orpello da superare, con tutti i suoi valori. Detto questo credo che la verità stia nel mezzo: esistono necessità reali e concrete di trovare soluzioni ma che devono essere davvero moderne, cioè rispettose della crescita, della durata naturale dello sviluppo. non è moderno far uscire i bambini dal nucleo prima del loro essere maturi per farlo e poi lamentare di adolescenti depressi!”.

 

Potremmo dire, mutuando dal filosofo Diego Fusaro il termine 'turbocapitalismo', che voler separare il prima possibile bimbi e genitori, allentare la famiglia, diminuire e abbassare il valore del tempo insieme, come se fosse un peso o un vizio, è un obiettivo economico. Autonomizzare precocemente i piccoli per rendere il prima possibile produttivi sia i genitori sia i futuri adulti. Sempre per perseguire obiettivi di mercato che poco e niente hanno a che vedere con l'educazione alla socializzazione e il servizio welfare.

“Non so se vi è un piano di questo tipo, è evidente però che certi valori condivisi, che tendono al superamento della famiglia, credo che siano bandiere ideologiche che contraddicono anche le evidenze scientifiche oltre al sentire autentico e fondamentale dell'umano come specie, della cura e dell'accudimento”.

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