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04 Dicembre 2020

Pubblicato il

Si avvicina la vittoria nella guerra al virus

Vaccino anti-coronavirus, ci siamo quasi: quello di Pfizer è efficace al 90%

di Mirko Ciminiello

L’antidoto, sviluppato assieme a BioNTech, non causa effetti collaterali. Entro l'anno saranno prodotte 50 milioni di dosi, inizialmente destinate alle categorie a rischio

capitan speranza: pfizer-biontech
Pfizer-BioNTech

La buona notizia di oggi viene direttamente dal fronte del vaccino anti-coronavirus, e più precisamente dall’azienda farmaceutica statunitense Pfizer. Il cui Presidente e Amministratore Delegato, Albert Bourla, ha dato l’annuncio che tutto il mondo attendeva. Il farmaco sviluppato assieme alla tedesca BioNTech si è rivelato efficace nel prevenire oltre il 90% delle infezioni da SARS-CoV-2 durante la fase 3 della sperimentazione.

Si tratta di un livello di protezione paragonabile a quello degli antidoti contro malattie come il morbillo. Tanto che l’immunologo della Casa Bianca Anthony Fauci ha parlato di efficacia «straordinaria».

anthony fauci
L’immunologo della Casa Bianca Anthony Fauci

E non va dimenticato che l’americana Food and Drug Administration e l’Organizzazione Mondiale della Sanità richiedevano una percentuale minima di efficacia del 50%.

I trials clinici andranno comunque avanti, e nuovi dati dovrebbero essere disponibili entro la terza settimana di novembre. Quelli preliminari evidenziano intanto l’assenza di seri effetti collaterali, limitati a qualche linea di febbre in alcuni dei volontari. Non a caso, le due società hanno già anticipato l’intenzione di chiedere alla FDA l’autorizzazione alla produzione.

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Dichiarazioni che hanno fatto esultare il Presidente Usa Donald Trump, in un cinguettio stranamente risparmiato dalla censura dei Torquemada contemporanei di Twitter. «La Borsa è in forte rialzo, il vaccino arriverà presto. Report sull’efficacia al 90%. Grandi notizie!»

All’inizio il vaccino anti-coronavirus non basterà per tutti

In realtà, per una commercializzazione su vasta scala del vaccino anti-coronavirus bisognerà ancora attendere. Pfizer e BioNTech prevedono infatti di consegnare 50 milioni di dosi nel mondo entro quest’anno, e 1,3 miliardi nel 2021. La Commissione europea se ne è già assicurata preventivamente 200 milioni, che il Presidente Ursula von der Leyen vorrebbe aumentare a 300. Da ripartire però fra tutti gli Stati membri della Ue in base alla popolazione.

Va da sé che le prime dosi non basteranno per tutti, perciò verranno inoculate prioritariamente alle categorie a rischio: anziani, operatori sanitari e forze dell’ordine.

Anche così, comunque, resta comprensibile l’ottimismo del Ministro della Salute teutonico Jens Spahn. Secondo cui «allo stato attuale è probabile che si possa arrivare velocemente come mai prima nella storia dell’umanità a un vaccino contro un nuovo virus». Anche se «alla domanda su quali quantità di dosi e da quando saranno a disposizione non possiamo ancora rispondere».

Come funziona il vaccino anti-coronavirus

Il vaccino anti-coronavirus messo a punto dalla partnership tedesco-americana si basa sull’Rna messaggero. Si tratta di una tecnica innovativa, che evita di dover ricorrere a una versione depotenziata dell’agente patogeno, come nei preparati “classici”.

In pratica, nell’organismo viene introdotta una sequenza artificiale di mRNA, che è l’interprete biologico tra DNA e ribosomi – le particelle che sintetizzano le proteine. Un po’ come se una fabbrica ricevesse via e-mail l’ordine di avviare la produzione in una lingua straniera. Non è un caso che il processo di sintesi delle proteine prenda il nome di “traduzione”.

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Nello specifico, le cellule vengono indotte a creare una proteina specifica della corona del Covid-19 – non l’intero virus. È come una foto segnaletica in grado di suscitare la risposta del sistema immunitario – i soldati che difendono il corpo umano. In questo modo, in caso di attacco da parte del vero microrganismo i nostri cecchini biologici saranno già preallertati, e potranno intervenire prontamente per debellare la minaccia.

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La principale incognita è la durata dell’immunizzazione, che dovrebbe essere di 6-12 mesi. Allo stato attuale, però, non vi è alcuna certezza in merito.

La ricerca non si ferma

La ricerca comunque non si ferma. Per la fine del mese, o al massimo a dicembre, dovrebbero arrivare le analisi relative a due altri preparati. Quello dell’americana Moderna, che sfrutta la stessa metodologia basata sull’mRNA. E quello del colosso farmaceutico anglo-svedese AstraZeneca, messo a punto a Oxford e le cui dosi sono prodotte a Pomezia dalla società IRBM. Inoltre, entro il termine dell’anno dovrebbe terminare anche la sperimentazione dell’antidoto dell’altra azienda statunitense Johnson&Johnson.

Insomma, la vittoria nella guerra contro il coronavirus potrebbe davvero essere vicina. E anche per l’attesissimo ritorno alla normalità possiamo forse, cautamente, avviare finalmente il sospirato conto alla rovescia.

 
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