Ztl Roma, i negozianti alzano la voce: “Tassa sulle elettriche e pass carissimo, così il centro lo vedono in pochi”
Confcommercio Roma boccia le nuove strette Ztl: tassa anche per le auto elettriche e pass da mille euro. “Così i romani spariscono dal centro”
Roma discute ancora di Ztl, ma stavolta il rumore arriva dalle vetrine: quelle del centro storico, che già da tempo vedono cambiare la platea e i ritmi della città. Dopo le restrizioni annunciate dal Campidoglio sulla mobilità, Confcommercio Roma non usa giri di parole. Il presidente Pier Andrea Chevallard in una intervista al Corriere della Sera parla di misure “troppo punitive” e mette sul tavolo un timore che molti, fuori dai palazzi, ripetono da mesi: il centro rischia di diventare un posto dove si passa soltanto in vacanza, non un pezzo di Roma quotidiana.
Strette Ztl, cosa non convince chi lavora nel centro
Chevallard parte da un punto che, a sentirlo, pare quasi obbligato: gli obiettivi ambientali e di vivibilità sono condivisibili. Il problema, dice, è la traiettoria scelta. Se si restringe senza offrire alternative credibili, l’effetto non è solo meno traffico: è meno città. Meno clienti romani, meno lavoro, meno servizi, meno “normalità”. E una capitale, alla lunga, paga anche questo.
La tassa per le auto elettriche accende la polemica
La scintilla più evidente è l’ipotesi di tassare l’ingresso in Ztl anche per le auto elettriche. “Difficile da accettare e anche da capire”, taglia corto Chevallard. Il ragionamento è semplice, quasi da bar sotto casa: per anni istituzioni e campagne hanno spinto verso veicoli meno inquinanti, adesso si chiede di pagare anche con quel tipo di auto. Il rischio, per la categoria, è un messaggio confuso che finisce per irritare chi ha già fatto un investimento seguendo una direzione indicata come virtuosa.
“Il centro consegnato a pochi”: la frase che pesa
Poi c’è la sensazione, che suona come un allarme: “Sembra quasi che si voglia consegnare il centro storico solo a quei pochissimi residenti rimasti e ai turisti”. È una frase che, a Roma, divide subito. Per alcuni è provocazione, per altri è fotografia. Ma il punto resta: se l’accesso diventa un privilegio, il centro cambia pelle. E non parliamo solo di shopping o passeggiate: parliamo di commissioni, lavoro, artigiani, fornitori, dipendenti, consegne, servizi che ruotano intorno a un’area enorme.
Pedonalizzazione totale, “Roma non è una vetrina”
C’è chi sogna un centro completamente pedonale, con un’idea da cartolina: aria più pulita, strade silenziose, turisti felici. Confcommercio, invece, dice che Roma non ha le dimensioni e la struttura per un modello totale. Chevallard ammette che alcune strade possono diventare pedonali, ma “tutto è impossibile”. E cita altre capitali europee, sostenendo che non esista una metropoli con un centro storico totalmente chiuso alle auto. Il messaggio, in chiaro: una cosa è chiudere pezzi mirati, un’altra è trasformare un intero quadrante in un recinto.
Parcheggi e mezzi: senza rete, la città si inceppa
Il nodo più pratico è sempre quello: dove lasci l’auto e come arrivi, se non abiti lì. Chevallard parla di parcheggi che mancano e di trasporto pubblico che, oggi, non basta a reggere un cambio così drastico. Sulla metro, riconosce che ci sono piani di potenziamento, ma richiama tempi lunghi: 5-10 anni “se va bene”. Nel frattempo, chiede, cosa succede? Se le alternative non arrivano subito, le restrizioni diventano una barriera. E a rimetterci, dice la categoria, sono anche i romani che vorrebbero tornare in centro senza viverla come una corsa a ostacoli.
Il pass da mille euro e l’accusa implicita: “si vuole fare cassa”
Dentro le regole annunciate entra anche il costo ipotizzato di un pass annuale, citato da Chevallard intorno a mille euro. Qui la critica diventa quasi istintiva: con cifre del genere, la sensazione è che si punti a “far cassa” più che a costruire un modello equilibrato. Un pass così, sostiene, taglia fuori tante persone e riduce ancora il numero di romani che scelgono il centro, con un risultato paradossale: la città resta piena, ma di chi la attraversa per pochi giorni.
Modelli da copiare, ma con prezzi sostenibili
Confcommercio propone una strada diversa: strumenti simili esistono, ma con tariffe più leggere e con regole pensate anche per chi in centro lavora. Chevallard cita Parigi per la disponibilità di parcheggi e Milano per costi giornalieri indicati come “pochi euro”. Il senso è chiaro: penalizzare chi entra spesso può avere una logica, rendere proibitivo l’accesso per molti altri no.
“Meno 60-65% di romani”: il centro non campa di soli visitatori
Il dato più forte è quello sull’afflusso dei romani, che Chevallard quantifica in un calo del 60-65 per cento. E qui si capisce perché la categoria alza la voce: se i residenti della città smettono di vivere il centro, i negozi non reggono soltanto con il turismo. Cambiano anche i servizi, l’offerta, la qualità. Diventa un centro “di passaggio”, non un centro “di vita”.
La richiesta al Campidoglio: confronto subito, non a cose fatte
La porta, però, resta aperta. Confcommercio chiede un tavolo con l’amministrazione, ricordando che su altre misure, come la mobilità natalizia, un confronto è stato possibile. La proposta è doppia: abbassare in modo netto i costi ipotizzati oppure affiancare alle regole un piano parcheggi e trasporti credibile. Perché Roma, alla fine, non è soltanto una destinazione: è casa. E una casa funziona se chi ci vive può entrarci senza sentirsi ospite.
