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05 Dicembre 2020

Pubblicato il

Arte italiana

Umberto Croppi: “Quadriennale di Roma 2020 si farà, sarà un segnale di speranza”

di Fabio Vergovich

"Spostare l'evento di un anno ci avrebbe messo tutti più tranquilli, ma se non si dà un segnale di speranza con l’arte e la cultura significa che ci siamo rassegnati”

quadriennale di roma
Umberto Croppi, presidente della Quadriennale

La Quadriennale d’arte di Roma si farà e sarà un segnale di speranza. A confermare una delle manifestazioni culturali più attese nella Capitale è Umberto Croppi, presidente della Fondazione La Quadriennale. Croppi in una intervista all’agenzia Dire spiega i motivi che hanno spinto lui e la sua squadra a non rimandare l’esposizione. La mostra aprirà al pubblico venerdì 30 ottobre al Palazzo delle Esposizioni e sarà gratuita grazie alla sponsorizzazione di Gucci.

Quadriennale di Roma 2020 e Dpcm

Una decisione, quella di non fermarsi, presa già lo scorso febbraio e ribadita nelle ore successive al nuovo Dpcm che non tocca il settore delle mostre, ma per arginare i contagi da Covid-19 impone la chiusura di cinema e teatri, oltre a quella dei ristoranti e dei locali oltre le 18.

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Presidente, in questo nuovo contesto la Quadriennale è confermata?

“E’ confermata in quanto per nostra parziale fortuna l’ultimo decreto non influisce in maniera diretta sulle attività espositive, anche se in maniera indiretta in parte sì. Il coprifuoco ci impedirà di fare orari più lunghi nei fine settimana, e anche la chiusura delle attività di ristorazione riduce la voglia delle persone di spostarsi.

Ma abbiamo investito molto in un allestimento complesso, con una movimentazione delle opere importante. È stato un anno intero di lavoro assiduo e manteniamo intatto il calendario. E poi ricordo che la Quadriennale si svolse perfino nel ’44, in piena guerra mondiale: ha un tradizione di sfida rispetto al contesto”.

C’è però anche un valore simbolico che vi ha spinto a non rimandare nonostante il momento?

“Questo è all’origine della nostra decisione presa lo scorso febbraio. Quando si annunciava la possibilità di una chiusura totale, come poi è stato, decidemmo allora che qualsiasi incertezza avrebbe comportato l’impossibilità di realizzare questo evento.

Sfidammo le paure e siamo andati avanti soprattutto per questo motivo. Spostarlo di un anno ci avrebbe messo tutti più tranquilli, ma se non si dà un segnale di speranza con l’arte e la cultura significa che ci siamo rassegnati”.

In queste ore una larga parte del mondo della cultura italiano protesta contro la decisione di chiudere teatri e cinema. Qual è la sua posizione?

“Ho sottoscritto insieme a migliaia di persone, non solo personalità del mondo della cultura, un appello al presidente Conte perché si torni indietro su questa misura. Non ci si spiega il motivo per cui ambienti che hanno investito molto nell’attività di sanificazione e sistemazione degli spazi che seguono in maniera scrupolosa i protocolli debbano essere tra le poche categorie a pagare lo scotto di questa situazione.

Anzi, proprio adesso ci sarebbe bisogno di momenti di distrazione e di crescita attraverso lo spettacolo o l’arte, altrimenti non si fa che alimentare un clima di depressione e paura”.

Veniamo al titolo di questa Quadriennale 2020: ‘Fuori’. Come nasce?

“All’origine avevamo previsto di non dare un tema e dunque nemmeno un titolo a questa edizione. Con un atto anche di presunzione volevamo chiamarla La Quadriennale. Ma in pieno lockdown è venuta fuori l’idea di darle questo titolo, che non è un tema perché gli artisti non hanno lavorato in funzione di questo tema.

È un titolo nato da un dato esistenziale, di voglia di uscire da quella costrizione. E dunque per estensione di uscire dagli schemi, dai luoghi comuni e dal conformismo. Poi, per giunta, un tema così polisemico si adattava perfettamente anche al contenuto della mostra, immaginata anche come intreccio di temi diversi, ma tutti rivolti verso la rottura degli schemi”.

Alcune settimane fa La verità ha parlato del titolo ‘Fuori’ come rievocazione del “movimento di sinistra che negli anni Settanta sdoganò le istanze degli omosessuali e dell’ambiente queer”. Qual è la sua risposta?

“Quell’articolo riduceva l’evento della Quadriennale di Roma a una rievocazione. Nei materiali informativi della Quadriennale si è fatto anche riferimento a quel tema, ma non è certo la motivazione in base a cui è stata allestita e pensata questa mostra.

Quella della Verità era una lettura non solo riduttiva, ma sicuramente malevola perché aveva in sé i germi di una critica a cui non ci sottraiamo, ma non c’era l’intenzione di rievocare il movimento Fuori. I temi del gender e della sessualità sono presenti, certo, proprio perché è l’arte che li registra e li racconta”.

A proposito di differenze di genere, c’è una presenza femminile molto forte in questa edizione della Quadriennale di Roma

“La presenza femminile è forte, ci sono anche alcune artiste storiche che fanno parte della sezione antologica della mostra e poi artiste viventi. Ma anche in questo caso non è una questione di quote rosa, ma di dare conto di una rinnovata e aumentata presenza di donne artiste.

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E al riguardo ricordo che tra le iniziative esterne alla Quadriennale promosse da altre realtà ce n’è una a pochi metri dal Palazzo delle Esposizioni, in via Cristi, curata da Paolo Pancotto in cui vengono messe in mostra tre donne intorno alla figura di Pasquarosa, tutte e tre presenti in diverse edizioni della Quadriennale”.

Quanti artisti esporranno alla Quadriennale 2020 e come sarà l’allestimento?

“Sono 43 artisti che, come nelle edizioni storiche, avranno a disposizione ognuno un ambiente. Annuncio che il Palazzo delle Esposizioni sarà una sorpresa per i visitatori che lo troveranno completamente ridisegnato dall’allestimento pensato per creare stanze destinate ai singoli artisti. Ognuno di loro esporrà in media sette opere, molte delle quali sono degli inediti prodotti ad hoc”. (Agenzia Dire)

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