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14 Agosto 2020

Pubblicato il

#iorestoacasa

The Joshua Tree degli U2 è il disco della quarantena di oggi

di Massimo Giorgi

The Joshua Tree in breve tempo dominerà le classifiche di tutto il mondo, Italia compresa e consentirà loro per la prima volta di riempire gli stadi

The Joshua Tree, U2
The Joshua Tree, U2

Con The Joshua Tree degli U2, oggi i dischi della quarantena raccontano di quando la band di Dublino corse, per dirla con le parole di Bullet the blue sky, tra le braccia dell’America. Bono Vox e soci mettono in soffitta i mullet d’ordinanza e si rifanno il look prendendo come modello l’iconografia biker per il loro personale viaggio nelle strade polverose degli Stati Uniti.

I frutti del viaggio li raccoglieranno con The Joshua Tree che in breve tempo dominerà le classifiche di tutto il mondo (Italia compresa, e al tempo fu quasi uno shock) e consentirà loro per la prima volta di riempire gli stadi. Per non farsi mancare niente arriverà addirittura una copertina del Time a certificare lo status di popolarità raggiunta dalla band. Cosa che a mio parere, vista col senno del poi, comincerà a far perdere ai nostri il contatto con la realtà.

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The Joshua Tree e i singoli trascinanti

With or Without You e I Still Haven’t Found What I’m Looking For sono i singoli a traino dell’album e ormai le conoscono anche i sassi. Grazie all’incessante heavy rotation delle radio e dei canali tv a tema musicale la band acquista in breve tempo una popolarità mondiale. Ma è tra le pieghe più nascoste dell’album che troviamo la vera anima del disco in ballate piene di impegno sociale ancora “genuino”. Come Red Hill Mining Town, canzone che supporta i minatori britannici vessati dalla Thatcher. Mothers Of The Disappeared è una dedica alle Madri di Plaza de Mayo e alla memoria dei desaparecidos argentini.  Bullet the blue sky punta il dito verso i soprusi subiti dai contadini del Nicaragua.

Un album culturalmente significativo

L’eco degli degli spazi sconfinati e del deserto americano risuonano in Trip Through Your Wires e In God’s Country. La mia preferita del lotto è l’apocalittica Exit, storia di un serial-killer, scandita da un martellante giro di basso per poi esplodere nel rumorosissimo e potentissimo finale.

Un successo planetario dicevamo, certificato dalle trenta milioni di copie vendute. A suggellare il tutto l’inserimento nella Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America in quanto “culturalmente, storicamente, ed esteticamente significativo”.

 
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