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29 Ottobre 2020

Pubblicato il

Storia di Maria Chiara, 18 anni che in regalo riceve la sua condanna a morte

di Massimo Benedetti

La morte di Maria Chiara è particolarmente drammatica, perché proprio nel giorno del suo diciottesimo compleanno?

Maria Chiara
La storia di Maria Chiara

Di nuovo il territorio di Terni si trova al centro di un dramma, ancora una volta la droga ha messo in ginocchio questa provincia. Maria Chiara 18 anni che viveva ad Amelia, era un’insegnante di arti marziali e molto dedita allo sport. La droga regalata dal suo fidanzato le toglie la vita con un’ overdose. Viene trovata il giorno dopo nel letto della persona che le ha regalato la dose mortale. Tanti punti di domanda ci lascia questa storia, fatta di dubbi e incoerenze ancora in fase di accertamento e verifica da parte della procura di Terni, la quale sta lavorando per cercare di capire da dove derivasse quella droga, il suo quantitativo e soprattutto cosa sia realmente successo quella notte tra il 9 e il 10 Ottobre.

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La morte nel giorno del suo compleanno

Oltre l’aspetto puramente investigativo, a rendere la notizia della morte di Maria Chiara particolarmente drammatica è il contesto nel quale questo ennesima tragedia avviene. Perche proprio nel giorno del suo diciottesimo compleanno? Come poter accettare che a causarne la morte sia stato paradossalmente proprio il regalo del suo fidanzato? Come mai ancora una volta è la provincia che ci presenta casi del genere?

Per dare un senso all’ennesimo episodio di cronaca nera dove a pagarne le spese sono i giovani e quindi inevitabilmente poter dare risposta a tutte le domande che ci poniamo siamo costretti ad una profonda analisi della società contemporanea e della generazione dei nostri giovani.

I giovani scansano il senso di responsabilità

I ragazzi al giorno d’oggi sono costantemente alla ricerca di un distacco dal senso opprimente di responsabilità e lo fanno attraverso una miriade di modi. Lo fanno attraverso i social e l’uso continuo e spasmodico del telefono, lo fanno attraverso la realtà virtuale dei videogames e lo fanno attraverso purtroppo anche la droga. Lo fanno per sfuggire alla sensazione di controllo che il contesto più in generale proietta su di loro. Così i fatidici 18 anni che tutti aspettano, divengono il pretesto per diventare improvvisamente grandi e l’occasione per fare finalmente ciò che si vuole, per non seguire più le regole troppo responsabilizzanti e per sentirsi liberi si asseconda il desiderio di evadere e andare oltre.

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Ci si persuade di questa libertà ricercandola nel pericoloso labirinto dello sballo, portando il cervello a restare vittima di una ragnatela mentale all’interno della quale l’unico appiglio diventa la droga che a sua volta finisce per inghiottire anche l’illusione stessa di libertà. Forse, oggi a 18 anni  non si è ancora pronti per affrontare le dinamiche della vita, per gestire il carico di responsabilità,  perché per essere sé stessi bisogna essere liberi ed essere liberi fa anche un po’ paura, o perché non ci si sente all’altezza e subentra la paura del nuovo, la paura di andare a scavare in fondo dentro se stessi.

Si cercano emozioni forti

Ogni esperienza, ogni nuova sensazione va ad esplorare parti di noi sconosciute alimentando paura, ansie, angosce e ogni volta decidiamo di andare oltre i nostri limiti proprio per sfuggire alle tensioni che ne derivano. Meglio perdersi totalmente che procedere a tastoni. Si tende ad andare alla ricerca di emozioni e sensazioni forti rischiando di perdere il vero contatto con la realtà pur di evadere. In questo chiudere gli occhi per una sera e perdersi nel vuoto finisce per sfuggire anche il senso della morte. Il significato di esistere e quello di morire diviene un tutt’uno nell’aspirale di sensazioni che si provano e proprio il senso di disinibizione che tanto si ricerca nella polvere magica diviene il boia.

Quando a regalarti la morte è poi il tuo compagno ogni certezza si frantuma sotto i nostri piedi. Quando al posto del cofanetto incartato o al mazzo di fiori, il regalo per il compleanno più importante è una bustina trasparente con dentro qualche grammo di polvere, ogni nostra riflessione sembra non soddisfarci. Si regala un giro sull’ottovolante senza allacciarsi le cinture. Si compie il giro insieme, si va li sul bordo per guardare il burrone sapendo del pericolo ma con la certezza che farlo insieme assume più valore, il valore della condivisione.

Maria Chiara cercava la strada della libertà

Senza accorgersi che certi viaggi si arriva a compierli perché qualcun altro ti manipola e che ti regala la mappa per una strada senza uscita. E ancora una volta la realtà è distorta, è sfocata. Il nostro cervello è come se fosse spento e il nostro cuore batte così forte da inibire ogni pensiero razionale.

Maria Chiara pensava di percorrere con il suo uomo la strada per la libertà ma alla fine quella libertà le è stata tolta. Era già libera ma si sentiva incastrata, chiusa nel suo piccolo mondo e per evadere ha sentito il bisogno di farsi del male. Chi può dire cosa è giusto e cosa è sbagliato in un momento di fragilità mentale come questo.

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Tutti noi sbagliamo in qualche momento della nostra vita, tutti noi ci comportiamo in modo egoista per un piccolo momento e abusiamo di un qualcosa senza dar peso alle conseguenze, agli effetti eppure abbiamo la possibilità di rimediare. Lei non ce l’ha avuta, perché dentro la carta da regalo c’era un contenitore vuoto, troppo grande da riempiere per i nostri giovani.  Ma chi le vuole davvero bene sicuramente saprà regalarle il giusto dono che Maria Chiara meritava.

Con la collaborazione di Diletta Giordani

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