17 Aprile 2021

Pubblicato il

Società Sportiva Lazio, adesivi Anna Frank: Certi ragazzi…

di Francesco Di Pisa

Ma i peggiori e forse più pericolosi commenti sono stati quelli che definiscono questo atto come una bravata, una sciocchezza

L'episodio delle fotografie della piccola Anna Frank con la maglia di una squadra di calcio – incollate da ultras di un'altra squadra della Capitale sulle vetrate della Curva Sud dello Stadio Olimpico – mi ha sconvolto: a quale grado di infamia puo' arrivare l'uomo per puro scherno durante un evento sportivo che dovrebbe solo trasmettere gioia? In 48 ore sono piovuti commenti di ogni tipo: la politica dall'alto della propria autorità ma non autorevolezza si è sbizzarrita a criticare il fatto tentando come sempre di tirare acqua al proprio mulino, una certa tifoseria becera ed ignorante a farne l'ennesima questione di campanilismo cittadino: in effetti queste due categorie vanno di pari passo, si accomunano nella litigiosità e scadenza culturale.

Ma i peggiori e forse più pericolosi commenti trovo siano stati quelli che hanno definito questo atto (per me oggettivamente gravissimo) come una bravata, una sciocchezza, qualcosa da prendere non troppo sul serio, da giudicare per quello che in fondo è – o sarebbe, poiché probabilmente – affermano questi leggiadri benpensanti – gli stessi colpevoli non sanno nemmeno chi sia Anna Frank. Per cui, ma sì, lasciamo stare: o al massimo prepariamoci a dare una tiratina d'orecchie o uno scappellotto a questi monellacci: sono solo dei ragazzi. Questa faccenda mi ricorda in un certo senso uno stupro di gruppo compiuto (per gioco dissero alcuni) mesi fa in un paesotto del Sud da parte di alcuni minorenni alle prime armi col sesso, ai danni di una loro compagna di classe. I ragazzi – i colpevoli – vennero accusati di aver solo un po' esagerato: in fondo l'aver ripreso il tutto coi telefonini era un segno che si era trattato di un qualcosa … per poi riderci su; si sa, in provincia i ragazzi si annoiano.

Io trovo invece il tutto gravissimo: stuprare una ragazzina (in fondo solo per scherzo) – come incollare allo stadio la foto di un'altra ragazzina, quest'ultima già sterminata con la propria famiglia settanta anni prima in un campo di concentramento dove l'unico gioco a quanto si legge era quello compiuto dai medici delle SS. Lo ripeto, questo è un fatto orribile, ripugnante, inaccettabile, che va sottolineato con forza, in ogni forma possibile, raccontato e spiegato nelle sue implicazioni e ragioni storiche ai nostri figli quando ci chiederanno… perché Anna Frank è vestita con una maglia da calcio? Tutto parte da noi, dalla base, ma oggi quella base pare vuota. L'ennesima brutta recidiva di certi ragazzi – che ammettiamolo senza mezzi termini, formano la parte peggiore del tifo degli stadi Italiani, che sia questo plasmato dalla destra come dalla sinistra.

Una categoria umana dove va a concentrarsi il peggio della nostra società, ragazzi che magari indossano camicie, felpe e cappellini firmati, spesso figli di buona famiglia, longa manus di genitori assenti che però si vantano di aver educato quei loro figli secondo principi di rigore e morale e di altri forse incolpevoli che però – come una certa scuola hanno perso il filo della ragione e della disciplina. Il dialogo è oggi solo un messaggio di whatsApp fatto di termini abbreviati. Il senso delle cose e della storia è perduto in uno sticker adesivo attaccato sulle vetrate di uno stadio. Come il copia incolla. Non dobbiamo più parlare di Lazio o di Roma, né di tifosi di questa o quella squadra, ma di ragazzi persi nel vuoto e senza valori, che senza alcuna giustificazione o attenuante vanno puniti duramente, col carcere e rieducati. Infine espulsi dagli stadi – a vita.

 
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