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Droga a Roma, la mappa delle piazze: dal porto di Civitavecchia ai quartieri dove si vende “a turno”

Roma la droga corre dai container di Civitavecchia alle piazze di Tor Bella Monaca e Quarticciolo. Clan, patti e un welfare criminale da soldi facili ogni sera

Polizia notte

A Roma certe cose cambiano volto, non sostanza. Cambiano i nomi degli spacciatori, cambiano le auto che passano, cambiano i telefoni che squillano due volte e poi tacciono. Ma la sostanza resta: la droga entra, si muove, arriva nelle piazze, diventa soldi. E, secondo le ricostruzioni richiamate dal prefetto Lamberto Giannini davanti alla Commissione antimafia, la città vive da tempo questo doppio ruolo: centro del potere nazionale e, insieme, hub perfetto per chi vuole fare affari senza farsi vedere.

La rotta che non dorme: aeroporto e Civitavecchia come porte d’ingresso

La Capitale sta al centro di tutto anche per un motivo semplice: è collegata. Il prefetto ha descritto una posizione “strategica”, richiamando l’aeroporto con collegamenti diretti col Sudamerica e il porto di Civitavecchia, dove arrivano i container, indicati da tempo come mezzo utilizzato per importare grandi quantitativi di stupefacente. Da lì, la merce non resta ferma: prende strade secondarie, magazzini, staffette. E alla fine si trasforma in dosi, vendute a pochi passi da case popolari, scuole, fermate degli autobus.

“A Roma la mafia c’è”: molti gruppi, un solo obiettivo

Nell’audizione a Palazzo San Macuto, Giannini ha messo un punto fermo: a Roma la mafia esiste. Non una sola sigla, ma più organizzazioni che convivono, si riconoscono e, quando serve, si aiutano con patti di non belligeranza. È la logica dei conti, non quella delle sparatorie quotidiane: l’importante è incassare, riciclare, non alzare troppo la polvere.

Chi si prende cosa: camorra forte, altri in equilibrio, famiglie radicate

Nella ricostruzione riportata in queste ore, il predominio viene attribuito alla camorra, mentre la mafia siciliana appare meno incisiva e la ’ndrangheta, secondo quanto riferito, si muoverebbe con rispetto verso figure considerate autorevoli a Roma. Poi c’è l’altro livello, quello che a molti romani suona “vicino”: gruppi capaci di gestire in autonomia zone e quartieri, con collegamenti che dalla Roma sud arrivano fino al litorale.

Quarticciolo, Tor Bella Monaca, San Basilio: la piazza come azienda

Le piazze di spaccio citate sono nomi che a Roma non hanno bisogno di presentazioni: Quarticciolo, Tor Bella Monaca, San Basilio, Tor Vergata, Villaggio Falcone, Corviale. Qui la vendita non è improvvisazione: è organizzazione. Nella ricostruzione richiamata, si parla di piazze in cui possono operare anche 300 persone per volta. Un numero che dà la misura del fenomeno e spiega perché, per molti, quella piazza diventa “lavoro”: turni, regole, gerarchie, perfino sanzioni interne.

Il “welfare” criminale che aggancia i più giovani

È questo l’aspetto che fa più male alla città: quando la piazza offre un reddito rapido e una rete che sembra protezione. Il prefetto ha usato proprio l’immagine di un welfare attrattivo per il territorio, soprattutto per i più giovani. In periferie dove un contratto vero è un miraggio, la droga diventa scorciatoia. Una scorciatoia che lascia segni: dipendenze, violenza, paura, famiglie che si chiudono in casa, negozi che cambiano gestione senza spiegazioni.

Soldi: 30mila euro al giorno, 70mila nel weekend

I numeri indicati nella ricostruzione sono un pugno nello stomaco: 30mila euro al giorno, con picchi da 70mila nei fine settimana. Vuol dire che, mentre Roma si muove fra eventi, traffico e turismo, esiste un’altra economia che gira in parallelo, liquida e immediata. E quei soldi non restano nel borsello del pusher: risalgono, si accumulano, cercano attività da comprare, locali da aprire, società da usare come schermo.

Anzio e Nettuno: quando lo Stato spegne le luci del Comune

Sul litorale il segnale istituzionale è arrivato forte: Anzio e Nettuno sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose e affidati a commissioni straordinarie. È una misura rara, drastica, che racconta quanto certe zone siano considerate sensibili anche per i flussi criminali legati agli affari, droga compresa.