Roma. Termovalorizzatore, De Santis: “Sì a impianti innovativi, non a questo che nasce già vecchio”

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“Abbiamo deciso di dotarci di un impianto di termovalorizzazione da 600 mila tonnellate annue che ci consenta di chiudere il Tmb di Rocca Cencia e di abbattere del 90% l’attuale fabbisogno di discariche“. Con queste parole, alcuni giorni fa, il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha annunciato la realizzazione di un termovalorizzatore.

Antonio De Santis
Antonio De Santis

Una mossa non prevista, quasi a sorpresa quella del primo cittadino della Capitale. Antonio De Santis, capogruppo della lista civica Virginia Raggi ed ex assessore al personale di Roma Capitale, è intervenuto in esclusiva al nostro giornale per discutere del discusso termovalorizzatore.

Termovalorizzatore, De Santis: “Non è un no pregiudiziale, ecco perché”

“Ci sono due piani” spiega De Santis, “uno politico e uno tecnico“. Sul primo, “nel giugno 2021, Gualtieri aveva dichiarato che l’inceneritore era una tecnologia vecchia, che non avrebbe portato avanti, giustificando questa posizione anche col fatto che le linee guida del Pnrr non prevedono l’impianto. Anche perché le direttive Ue vanno oltre questo tipo di tecnologia.

Sul piano politico c’è questa contraddizione, e dunque ci domandiamo cosa sia accaduto nel frattempo. Dopodiché c’è stata questa scelta repentina. Anche gli stessi consiglieri di maggioranza ci sono sembrati spiazzati, non solo i rappresentanti delle liste ecologiste presenti nella maggioranza che sostiene il Sindaco, penso a Europa Verde, a Sinistra Civica Ecologista. Poi l’altro livello della discussione è quello più squisitamente tecnico. Il nostro non è un no pregiudiziale nei confronti dell’impianto. C’è, tuttavia, un sì a impianti che siano però innovativi. E quest’ultimi non sono sicuramente quelli che il primo cittadino sta proponendo”.

“L’impianto proposto da Gualtieri nasce già vecchio”

“Il termovalorizzatore che propone Gualtieri, secondo studi già effettuati, pone dei rischi rispetto alla salute pubblica“, prosegue l’ex assessore. “Per cui, visto che occorreranno degli anni per costruire quest’impianto, non si ravvede a necessità di essere così netti e non aprire una discussione all’interno della quale possano essere scelte delle tecnologie diverse. E quindi fare un impianto innovativo che riduca emissioni di Co2, penso ad esempio all’impianto con tecniche a infrarossi o altre tipologie che però necessitano di un dibattito più approfondito e non di una scelta politica calata così repentinamente e anche contraddittoria”.

Quindi nasce già vecchio? “Esatto, ma come ripeto il nostro non è un no pregiudiziale. È un sì verso altre tecnologie innovative che già tra l’altro esistono. Versione di Copenaghen? Anche qui… ora è preso come metro di paragone, ma il governo danese sta già ridimensionando quell’impianto proprio perché non sta dando i riscontri che sembrava poter dare dopo anni. Per cui si tratta di tecnologie in continua evoluzione e quello di Roma nasce già vecchio“.

“Vale la pena fermarsi e discutere insieme, non dividersi”

“Disincentiva la raccolta differenziata? Questa è una delle motivazioni del ridimensionamento dell’impianto di Copenaghen. Ma al di là di questo esistono degli impianti che danno la possibilità di riutilizzare i materiali. Ce n’è ad esempio uno con il quale viene prodotto l’asfalto stradale attraverso gli scarti. È una tecnologia che utilizza gli infrarossi, come quella che citavo in precedenza, per fondere il materiale ad altissime temperature. Inoltre, con questa tecnologia le emissioni di Co2 sono molto più limitate”.

“In ogni caso non è fermarsi semplicemente su questo punto, ma proprio a livello generale non chiudere questo ragionamento e dibattito in modo tranciante legandosi a un impianto di vecchissima generazione. La nostra proposta dunque è discutere su questi impianti innovativi. Il punto non è dividersi tra guelfi e ghibellini, serve un ragionamento preciso. Per un impianto che verrà fatto tra tanti anni vale la pena fermarsi e discutere insieme, per scegliere tecnologie e situazioni meno impattanti per la salute pubblica, che rimane ovviamente l’elemento principale”, conclude De Santis.