04 Agosto 2021

Pubblicato il

Roma, protesta per le nuove tasse su bar, ristoranti e alberghi

di Francesco Febbraro
E giusto che quei settori ancora produttivi debbano contribuire di più o è sbagliato, perché rischiano di non farcela?

In queste riflessioni  parliamo spesso di urbanistica e dell'edilizia, che ne è l'applicazione pratica, che è stata sempre il grande motore economico della Capitale. Ora questo motore, però, è andato in stallo; sia per via della crisi economica delle famiglie, che ha paralizzato il mercato immobiliare, sia per le difficoltà di immaginare uno sviluppo urbano che non poggi più sulla crescita indiscriminata e sulla rendita speculativa.

Per fortuna Roma non è sostenuta da un solo motore ma, insieme all'edilizia, può contare su altri tre motori, altrettanto potenti: il lavoro nei servizi pubblici, il commercio e il turismo che, soprattutto nel centro, fa da volano anche alle attività commerciali.

Grazie a questi tre motori Roma riesce a sostenersi. Ma per quanto potrà rimanere ancora in volo? Perché il pubblico impiego, che eroga servizi spesso improduttivi, per smettere di essere una zavorra e diventare motore vero dovrà cambiare profondamente, sottoponendosi a una pesante cura dimagrante che riduca i costi. Nel frattempo, in attesa che riparta l'edilizia, si dovrà volare con due soli motori, sperando che continuino a funzionare.  Ma è qui che iniziano i problemi.

Sappiamo tutti che le attività che funzionano e producono reddito – e il turismo, insieme al commercio che gli ruota attorno, sono tra queste –  arricchiscono l'economia e contribuiscono, con le tasse che pagano, a migliorare la vita dell'intera collettività cittadina. E sappiamo anche che solo un frutto succoso – come potrebbero essere appunto turismo e commercio – può essere spremuto.

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Ma fino a che punto? E qui iniziano le dolenti note di questi giorni.

Questa settimana in Piazza S. Apostoli si è svolta una manifestazione di protesta degli albergatori romani, contro la proposta dell’Assessore Leonori di aumentare la tassa di soggiorno per i turisti. Una proposta definita “cervellotica”. Nel frattempo stanno scendendo sul piede di guerra anche i ristoratori e i bar del centro, per i quali lo stesso assessore, ha proposto il raddoppio del canone di occupazione di suolo pubblico. Canone che, come segnalano gli operatori è stato raddoppiato già due volte dalle giunte di sinistra prima e da Alemanno poi. Insomma, l'Amministrazione cerca  sempre di spremere i pochi limoni che hanno ancora un po' di succo.

E ci si domanda: è giusto, perché sono i settori che ancora reggono a dover contribuire di più o è sbagliato, perché i due provvedimenti potrebbero mettere in crisi proprio questi settori che ancora sopravvivono creando ricchezza?

La risposta non l'abbiamo anche se pensiamo che entrambe le posizioni  partano da ragioni validissime.  Ma forse, queste attività, anziché spremerle, in questo momento dovrebbero essere sostenute, in modo che possano contribuire a mantenere “in quota” la Città, in attesa di trovare una pista sicura dove atterrare per fare rifornimento e ripartire sicuri dopo aver sistemato gli altri motori.

Ciò che fa imbestialire di più i commercianti e gli operatori economici del centro (già stressati dalle proteste dei residenti contro la “movida” notturna e contro quello che è stato definito “tavolino selvaggio”) è che mentre l'Amministrazione cerca di spremere loro, fa ben poco per combattere il commercio abusivo che dilaga nel centro  e nelle principali stazione della metro e spreme pochissimo, oltre a non controllarli affatto, sia i “camion bar” che spadroneggiano ovunque a ridosso dei monumenti che i tanti ambulanti che occupano più o meno illegalmente le aree più pregiate della Città.

In più, e questo non lo dicono solo gli operatori economici, l'Amministrazione Marino, al di là degli aspetti di facciata, non si sta distinguendo particolarmente, né per l'efficienza degli uffici, che nei periodi di crisi sarebbe fondamentale, né per il risparmio, visti i tanti consulenti degli assessorati strapagati o superflui. 

Insomma, anche se il sindaco va in bicicletta – dando un esempio che apprezziamo molto ma che non riduce i costi viste le scorte di Vigili che devono seguirlo nei suoi spostamenti – se il funzionamento dell'Amministrazione Capitolina continua a essere gravato da spese inutili e dall'inefficienza degli uffici, come si può pensare che gli operatori economici si lascino spremere ancora senza ribellarsi?

 
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