Roma dispone di un patrimonio verde enorme, pari a circa due terzi del territorio comunale, e negli ultimi anni il saldo delle alberature è rimasto positivo. Eppure, proprio nei luoghi più frequentati del centro, molte piazze continuano a presentarsi come grandi superfici di pietra, cemento e asfalto, con poca ombra e una presenza vegetale ridotta. È da questa apparente contraddizione che parte la riflessione di Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico e conduttore di “Sapiens” su Rai 3, che richiama l’attenzione sulla qualità e sulla distribuzione del verde urbano nella Capitale.
Mario Tozzi e il paradosso del verde romano
Il primo dato da mettere a fuoco è quello complessivo. Roma è una delle città europee con la maggiore estensione di territorio verde, agricolo, naturale e non edificato. La sua superficie amministrativa molto ampia comprende parchi, riserve, ville storiche, terreni agricoli e vaste porzioni di campagna che arrivano a ridosso delle zone densamente abitate.
Il Parco dell’Appia Antica rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa caratteristica: un sistema paesaggistico, archeologico e agricolo che penetra profondamente nel tessuto urbano. In termini quantitativi, quindi, definire Roma una città povera di verde sarebbe sbagliato.
La riflessione di Tozzi si concentra però su un altro aspetto: dove si trova quel verde e quanto riesce realmente a incidere sulla vita quotidiana delle persone. Una grande riserva naturale o una villa storica hanno un valore ambientale enorme, ma non possono sostituire l’ombra necessaria lungo un marciapiede, davanti a una fermata dell’autobus o in una piazza attraversata ogni giorno da migliaia di persone.
Alberi a Roma, il saldo degli ultimi anni resta positivo
Anche il tema degli abbattimenti va letto attraverso i numeri. Negli ultimi anni Roma ha registrato più nuovi alberi messi a dimora rispetto agli esemplari abbattuti o caduti. Il saldo complessivo è positivo per diverse decine di migliaia di unità.
Una parte degli abbattimenti riguarda piante malate, instabili o arrivate alla fine del proprio ciclo vegetativo. È un elemento importante perché il dibattito pubblico tende spesso a fermarsi al numero degli alberi rimossi senza considerare contemporaneamente le nuove piantumazioni.
Resta tuttavia un altro problema: un giovane albero appena piantato non garantisce nell’immediato gli stessi benefici di un esemplare adulto. Servono anni perché sviluppi una chioma capace di produrre ombra significativa. Per questo il numero delle piantumazioni deve essere accompagnato da manutenzione, irrigazione, protezione e da una scelta attenta dei luoghi in cui gli alberi vengono inseriti.
Piazza dei Cinquecento e le nuove piazze con troppo spazio minerale
È soprattutto osservando alcune piazze riqualificate che il ragionamento di Mario Tozzi assume una dimensione concreta. Piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini, è probabilmente il caso più evidente: un enorme spazio urbano attraversato quotidianamente da residenti, lavoratori, pendolari e turisti, nel quale le superfici pavimentate rimangono predominanti.
Lo stesso tema riguarda altri luoghi simbolici della città, da Piazza San Giovanni a Piazza San Lorenzo in Lucina, Piazza San Silvestro e Piazza Pia. In diversi interventi recenti il rapporto fra pavimentazione e vegetazione appare sbilanciato, soprattutto se si considera l’aumento delle temperature estive e la frequenza delle ondate di calore.
I progettisti, in alcuni casi, avevano previsto quantità maggiori di verde rispetto a quanto poi effettivamente realizzato. Questo apre anche una questione sulle responsabilità e sulle scelte che intervengono durante il percorso che porta dal progetto iniziale al cantiere e infine alla configurazione definitiva dello spazio pubblico.
Ridurre tutto alla colpa di una sola categoria sarebbe semplicistico. Le trasformazioni urbane coinvolgono progettazione, amministrazioni, vincoli archeologici, sottoservizi, mobilità, sicurezza e costi. Il risultato finale, però, deve essere valutato anche per la sua capacità di rispondere alle condizioni climatiche attuali.
Tozzi: più alberi e corridoi d’ombra come a Parigi e Medellín
La proposta indicata da Mario Tozzi è molto chiara: intervenire sulle piazze con poca vegetazione e trasformare le strade in corridoi d’ombra, prendendo spunto da esperienze già realizzate in altre grandi città.
Parigi negli ultimi anni ha avviato interventi per aumentare alberature, superfici permeabili e vegetazione negli spazi pubblici, modificando anche alcune aree precedentemente dominate dall’asfalto. Medellín ha invece sviluppato una rete di corridoi verdi lungo importanti assi urbani, utilizzando alberi e vegetazione per migliorare il microclima e ridurre l’effetto delle temperature elevate.
Roma non può naturalmente copiare in modo automatico modelli progettati per città con caratteristiche differenti. Può però adottarne il principio: individuare le zone maggiormente esposte al caldo e creare continuità d’ombra lungo i percorsi più utilizzati.
Significa intervenire sulle strade, sui marciapiedi, sulle fermate del trasporto pubblico, nelle aree vicine alle scuole, negli spazi frequentati dagli anziani e nelle piazze dove oggi la protezione dal sole è insufficiente.
Il verde urbano è una misura di adattamento climatico
È questo il passaggio più importante della riflessione di Mario Tozzi. Il verde urbano non può essere considerato soltanto una questione estetica o di arredo. Alberi e superfici permeabili svolgono una funzione concreta nell’adattamento delle città al cambiamento climatico.
Le chiome riducono l’esposizione diretta al sole, limitano il riscaldamento delle pavimentazioni e migliorano il comfort nelle aree pedonali. I terreni permeabili aiutano inoltre ad assorbire parte delle precipitazioni intense, un elemento sempre più rilevante quando piogge concentrate in pochi minuti mettono sotto pressione la rete di drenaggio urbano.
C’è poi il ruolo nella biodiversità, nella qualità dell’aria e nella continuità ecologica. Una città capace di distribuire meglio il proprio patrimonio vegetale può ottenere benefici ambientali e sociali molto più ampi rispetto a una semplice operazione di abbellimento.
Roma dispone già di una base straordinaria. Il problema indicato da Tozzi non è la quantità complessiva di verde, ma la necessità di portarlo nei luoghi dove oggi manca maggiormente.
Il passaggio successivo appare quindi inevitabile: trasformare le piazze troppo mineralizzate, aumentare le superfici permeabili e creare una rete continua di ombra lungo le strade. In una città che affronta estati sempre più calde, alberi e vegetazione diventano infrastrutture urbane al pari dei trasporti, dell’illuminazione e dei servizi.
Roma ha già il patrimonio naturale per farlo. Ora serve utilizzare quella ricchezza per rendere più vivibili anche le parti della città dove, durante le giornate più calde, l’ombra continua a essere troppo poca.