Costruire una metropolitana nel cuore della Roma antica significa accettare una regola fondamentale: prima di poter costruire il futuro, bisogna capire cosa racconta il sottosuolo. È quello che è accaduto con la stazione Colosseo–Fori Imperiali della Metro C, inaugurata nel dicembre 2025 e oggi candidata al Prix Versailles 2026. Ma il riconoscimento internazionale, di cui abbiamo già raccontato la candidatura, è soltanto il punto di partenza per capire perché questa stazione sia così particolare.
Sotto via dei Fori Imperiali non c’era semplicemente il terreno sul quale realizzare una nuova infrastruttura. C’era una parte della storia di Roma.
Per la realizzazione della stazione sono stati effettuati 28,7 mila metri cubi di scavi archeologici. Un’attività complessa, sviluppata in più fasi, che ha permesso di documentare una stratificazione storica di grande valore. Metro C descrive proprio questo approccio come una trasformazione del patrimonio archeologico sotterraneo da vincolo realizzativo a elemento da valorizzare.
Tra i ritrovamenti più significativi ci sono 28 pozzi per la captazione delle acque di falda, collocati nell’area della Velia. I materiali presenti nei loro strati di riempimento coprono un arco cronologico compreso tra il V e il I secolo avanti Cristo. Non si tratta quindi soltanto di strutture antiche, ma di testimonianze capaci di raccontare il rapporto tra gli abitanti della collina e l’acqua.
La loro costruzione era inoltre tutt’altro che uniforme. Nove pozzi erano privi di rivestimento e presentavano pedarole, cioè piccoli appigli ricavati direttamente nei sedimenti per consentire la discesa. Gli altri 19 erano invece rivestiti con lastre di tufo sagomate. Queste ultime sono state smontate e conservate, proprio perché destinate a diventare parte dell’allestimento archeologico della stazione.
Qui la storia diventa particolarmente interessante. Gli archeologi hanno trovato nei riempimenti anche contesti integri di materiali che potrebbero essere collegati a pratiche rituali legate alla sacralità delle acque e alle offerte effettuate al momento della chiusura dei pozzi. Il sottosuolo, dunque, non restituisce soltanto oggetti: permette di ricostruire comportamenti, credenze e momenti della vita della Roma più antica.
La scelta progettuale più importante è stata però quella di non considerare questi ritrovamenti come qualcosa da separare dalla nuova infrastruttura.
Una parte delle strutture archeologiche è infatti entrata direttamente nella stazione. I pozzi e gli altri reperti sono stati inseriti nel percorso espositivo, trasformando quello che avrebbe potuto essere soltanto il risultato di una campagna di scavi in una componente dell’esperienza quotidiana dei passeggeri.
Il risultato è una vera stazione-museo, nella quale il viaggio in metropolitana può diventare anche un viaggio nella storia. Il progetto museale racconta circa duemila anni di trasformazioni dell’area, dalle testimonianze più antiche fino alle strutture di epoca romana e ai reperti emersi durante i lavori. Roma Capitale definisce oggi la stazione un punto nel quale infrastruttura e patrimonio archeologico convivono in modo diretto.
Non è un caso isolato lungo la Metro C. San Giovanni e Porta Metronia fanno parte dello stesso percorso di valorizzazione dell’archeologia emersa durante la costruzione della linea. La particolarità di Colosseo–Fori Imperiali è però evidente: qui la nuova metropolitana si trova proprio accanto ad alcuni dei monumenti più conosciuti al mondo e incorpora nel proprio spazio le tracce di una città che esisteva molti secoli prima della metropolitana.
Il tema delle archeostazioni della Metro C merita un approfondimento: non si tratta infatti soltanto di conservare ciò che viene trovato durante gli scavi, ma di trasformare la stazione stessa in uno spazio di fruizione del patrimonio
Anche l’opera ingegneristica racconta la dimensione della sfida. La stazione ha richiesto grandi quantità di calcestruzzo e acciaio, decine di chilometri di pali e micropali e un articolato sistema di consolidamento e monitoraggio. Tutto questo per costruire un’infrastruttura moderna senza cancellare il delicatissimo patrimonio che la circonda.
E questo forse è il significato più forte di Colosseo–Fori Imperiali, non soltanto una stazione della metropolitana, ma un luogo nel quale Roma ha provato a far convivere tre tempi diversi: quello della città antica, quello della città monumentale e quello della mobilità contemporanea.
Il Prix Versailles potrà riconoscere o meno questo progetto. Ma il risultato più importante è già visibile ogni giorno: migliaia di persone entrano nella stazione per prendere la Metro C e, nello stesso momento, possono incontrare una parte della storia di Roma.
La stazione Colosseo–Fori Imperiali è uno dei luoghi in cui Roma riesce a mettere insieme passato e futuro. Che cosa ne pensate? Vi piace l’idea di una metropolitana che diventa anche museo? Raccontatecelo e seguite Odissea Quotidiana per continuare a conoscere la mobilità e le trasformazioni della nostra città.