L’accesso a pagamento nelle chiese italiane: reportage sui mercanti nel tempio

L’accesso a pagamento nelle chiese italiane: la sacralità svenduta al turismo di massa, il cortocircuito del denaro pubblico e il monopolio degli affidamenti diretti
Di Marco Bordon
Guercino, particolare opera "Gesù scaccia i mercanti dal tempio"
Guercino, particolare opera "Gesù scaccia i mercanti dal tempio"

Se Gesù tornasse oggi e varcasse la soglia delle principali cattedrali, basiliche e chiese storiche d’Italia, probabilmente ritroverebbe uno scenario non dissimile da quello che lo spinse a scacciare con foga i venditori dal Tempio di Gerusalemme. L’Italia, culla del cattolicesimo e custode di un patrimonio artistico inestimabile, sta vivendo una trasformazione silenziosa ma capillare: la progressiva conversione del luogo di culto in un sito museale a pagamento ad alto rendimento.

Ciò che per secoli è stato uno spazio pubblico d’asilo, di preghiera gratuita e di accoglienza incondizionata si sta trasformando in un’esperienza commerciale regolata da tornelli metallici, biglietterie con tariffario, ticket cumulativi, varchi di sicurezza e persino lettori di carte di credito contactless per accendere una candela.

IL PARADOSSO DEL FEDELE E LA “VERGOGNA” DI NON PAGARE

Il dato più sconcertante di questa mutazione risiede nell’assuefazione passiva della collettività. La maggioranza dei visitatori accetta il pagamento come un fatto naturale, giustificando la prassi come un contributo inevitabile per la conservazione del bene. Si è innescato un perverso cortocircuito sociologico: l’accesso alla bellezza e alla devozione viene vissuto quasi come una moderna “fiera delle indulgenze”, in cui il ticket sembra garantire un presunto diritto di cittadinanza all’interno della casa di Dio.

Chi varca la soglia con l’intenzione esclusiva di pregare si trova spesso costretto a compiere un atto di vera e propria “resistenza”: deve dichiarare a voce alta la propria devozione al personale di custodia, sfilarsi dalla fila dei paganti e farsi indirizzare verso varchi secondari.

Nella maggior parte dei grandi complessi ecclesiastici, l’area ad accesso libero non coincide affatto con la navata centrale o con la vista delle opere d’arte principali, ma viene rigorosamente confinata in cappelle laterali isolate, talvolta persino visivamente schermate da pareti o cordoni. L’atto di entrare senza pagare genera così un vago e paradossale senso di disagio: il devoto finisce per vergognarsi di non offrire un obolo per varcare la soglia, mentre il turista munito di regolare scontrino assume il ruolo di utente pienamente legittimato.

L’itinerario del ticket: da Lecce a Venezia passando per Roma

Un viaggio lungo la penisola rivela come il fenomeno non sia affatto marginale, ma si articoli secondo precisi modelli gestionali lungo tutto l’asse italiano.

Per comprendere le dinamiche economiche dell’inchiesta, occorre fare chiarezza sulla mappa degli attori operanti sul territorio. Esiste infatti una distinzione fondamentale tra i soggetti concessionari che detengono in via esclusiva l’incasso e la bigliettazione dei complessi sacri, e la galassia di associazioni, cooperative sociali ed enti del terzo settore che animano l’indotto culturale, didattico e sociale esterno.

1. Il caso Lecce: monopolio concessorio vs. tessuto associativo

A Lecce, la gestione del circuito LeccEcclesiae (Duomo, Basilica di Santa Croce, San Matteo, Chiesa della Chiara) fa capo in via esclusiva ad una cooperativa sociale. In virtù della convenzione diretta stipulata con l’Arcidiocesi di Lecce, la cooperativa detiene il monopolio operativo di cassa: controlla le biglietterie, i varchi di accesso, i bookshop e l’accesso panoramico con ascensore al Campanile del Duomo.

Accanto a questo polo monopolistico opera un vivace tessuto di associazioni e cooperative sociali terze. Tuttavia, nessuna di queste realtà partecipa alla gestione dei ticket d’ingresso o alla spartizione dei proventi delle chiese: esse rappresentano l’indotto esterno guidato e sociale che deve comunque uniformarsi alle tariffe imposte dal concessionario unico quando accompagna visitatori all’interno dei monumenti sacri.

2. Roma e l’asse Vicariato-Vaticano: l’Opera Romana Pellegrinaggi e la Fabbrica di San Pietro

Nella Capitale, dove la giurisdizione si articola tra Santa Sede e Diocesi di Roma, il braccio operativo di riferimento per la canalizzazione turistica ed economica dei flussi è l’Opera Romana Pellegrinaggi (ORP), organo del Vicariato di Roma. L’ORP gestisce l’accoglienza, i percorsi integrati con card turistico-spirituali (Omnia Card), i trasporti dedicati e gli accessi guidati alle basiliche papali, al Complesso del Laterano e alle catacombe. A questo si affiancano la Fabbrica di San Pietro per la Basilica Vaticana e concessionari privati di servizi museali per monumenti ex ecclesiastici o ad alto impatto (come il Pantheon, gestito in accordo tra Ministero della Cultura e Vicariato).

3. Venezia: lo sdoppiamento tra la Procuratoria di San Marco e il circuito privato

Nel capoluogo veneto il sistema della sacralità a pagamento si sdoppia: da un lato la Procuratoria di San Marco, antica fabbriceria ecclesiastica che amministra la Basilica Cattedrale applicando ticket obbligatori d’ingresso e supplementi per la Pala d’Oro, la Terrazza e il Museo; dall’altro un’associazione che gestisce privatamente in circuito a pagamento 18 tra le più illustri chiese storiche cittadine.

IL CORTOCIRCUITO ECONOMICO: SPESA PUBBLICA E RICAVO PRIVATO

Il nodo centrale dell’inchiesta risiede nel cortocircuito finanziario tra finanziamento pubblico dei restauri e messa a reddito privata dell’immobile sacro. Gran parte dei cantieri di consolidamento, messa in sicurezza e valorizzazione estetico-architettonica delle chiese storiche viene sostenuta con risorse erogate a fondo perduto dallo Stato italiano e dall’Unione Europea.

Fase del ProcessoMeccanismo di FunzionamentoSoggetti e Risorse Coinvolte
1. Restauro PubblicoMessa in sicurezza e restauri finanziati da risorse pubbliche a fondo perduto.Ministero della Cultura, PNRR, Regioni, Fondi UE e quota 8×1000.
2. Messa a RedditoA cantiere chiuso, l’ente ecclesiastico introduce il biglietto d’ingresso o il pass cumulativo.Il cittadino finanzia prima i lavori con le tasse, poi paga il ticket per entrare.
3. Concessione DirettaAffidamento di biglietterie, bookshop e vigilanza a trattativa diretta senza gara pubblica.Concessionari ed enti di gestione.
4. Regime FiscaleIncassi e utili schermati da regimi fiscali agevolati per enti e ONLUS non commerciali.Cassa gestita al di fuori del Codice degli Appalti pubblici.

Si configura così un doppiaggio fiscale ai danni del cittadino: la collettività finanzia i lavori di ristrutturazione dei monumenti ecclesiastici attraverso la fiscalità generale, per poi trovarsi costretta a pagare un secondo obolo ad entità concessionarie private o diocesane al fine di fruire del medesimo patrimonio artistico.

L’OPACITÀ DEGLI AFFIDAMENTI A TRATTATIVA PRIVATA E LE DIRETTIVE CEI

A completare questo quadro interviene un vuoto di evidenza pubblica che merita di essere sviscerato con estrema chiarezza. Mentre la Pubblica Amministrazione è obbligata dal Codice degli Appalti a indire gare ad evidenza pubblica per l’assegnazione dei servizi museali, le Curie, le Fabbricerie e gli enti ecclesiastici agiscono sotto l’ombrello del diritto canonico e del diritto privato.

Questo regime speciale consente alle Diocesi di concedere la gestione delle biglietterie, dei servizi di guida turistica, della diagnostica, dei bookshop e della vigilanza a cooperative, associazioni, fondazioni o società di servizi a trattativa diretta, senza alcun concorso pubblico o bando di gara. In questo modo, l’indotto economico generato dai monumenti sacri si trasforma in un circuito chiuso di affidamenti basati su relazioni personali, appartenenze confessionali o vicinanze di parrocchia.

La prassi dell’accesso a pagamento per la sola visita turistica contrasta peraltro con la Nota della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) del 13 febbraio 2012 («L’accesso nelle chiese»), la quale ribadisce formalmente che la nave centrale delle chiese aperte al culto debba rimanere sempre liberamente e gratuitamente accessibile a chiunque, la realtà del territorio mostra una deroga sistematica e non scritta.

PROSPETTIVE E SVILUPPI DELL’INCHIESTA

La chiesa si fa bella con i soldi degli italiani, mette a reddito le proprie strutture e gestisce i proventi in un regime d’ombra protetto da agevolazioni fiscali ed esenzioni d’impresa. La domanda che questo lavoro d’inchiesta pone alle istituzioni, alla società civile e alle stesse gerarchie ecclesiastiche non è soltanto se sia etico far pagare l’accesso alla casa di Dio, ma fino a che punto sia tollerabile un sistema che unisce il finanziamento pubblico a fondo perduto con il monopolio privato della gestione.

Continua…..

 
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Cronaca

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