Il signor di Balzac, quando l’Italia guardò il grande romanziere francese e riconobbe qualcosa di sé

Di Mariagloria Fontana
Maison de Balzac

La nostra visita, lo scorso agosto, alla Maison de Balzac di Parigi, accompagnati dalla preziosa Joëlle Roubine, ci ha riportato dentro una storia culturale che lega profondamente la Francia e l’Italia e che acquista un significato particolare nel 2026, anno del settantesimo anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi. È anche da quella mattinata nella casa museo dello scrittore, sulle alture di Passy, che nasce il desiderio di tornare a parlare di un volume oggi difficile da trovare ma di grande interesse: Il signor di Balzac. Balzac vu par l’Italie, realizzato nel 2000 per rendere omaggio a Honoré de Balzac e al suo intenso rapporto con l’Italia.

Il libro si inserisce perfettamente nel reportage che stiamo dedicando ai settant’anni del gemellaggio Roma-Parigi, con l’obiettivo di seguire e promuovere presso i nostri lettori romani, laziali e italiani in genere, le iniziative culturali che continuano a rafforzare il rapporto fra le due capitali. Un percorso nel quale occupa un ruolo centrale l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, diretto da Antonio Calbi, protagonista nel corso del 2026 di un programma particolarmente ricco di appuntamenti dedicati alla cultura italiana e al dialogo fra Roma e la capitale francese.

Proprio la Maison de Balzac rappresenta uno dei luoghi nei quali questo rapporto assume una dimensione storica molto concreta. Durante la visita guidata da Joëlle Roubine abbiamo potuto comprendere meglio quanto l’Italia fosse presente non soltanto nella biografia dello scrittore, ma nella sua formazione culturale, nelle amicizie, nei viaggi, nella sua immaginazione narrativa e persino nella costruzione di quella gigantesca architettura letteraria che sarebbe diventata La Comédie humaine.

È in questo contesto che Il signor di Balzac. Balzac vu par l’Italie assume un valore particolare. Pubblicato da Paris Musées nel 2000 in occasione dell’omonima esposizione organizzata alla Maison de Balzac, il volume non è soltanto il catalogo di una mostra. È il racconto di uno scambio culturale: Balzac che guarda l’Italia e l’Italia che, nel corso di quasi due secoli, guarda, interpreta, traduce e reinventa Balzac.

Non soltanto Balzac in Italia, ma l’Italia dentro Balzac

Il titolo francese, Balzac vu par l’Italie, contiene il senso dell’intero progetto: non semplicemente “Balzac e l’Italia”, ma “Balzac visto dall’Italia”. È una differenza sostanziale, perché il volume non ricostruisce soltanto i viaggi dello scrittore nel nostro Paese. Mostra anche come gli italiani abbiano letto Balzac, come lo abbiano accolto, tradotto e rappresentato, costruendo nel tempo un rapporto culturale autonomo con la sua opera.

Balzac visitò più volte l’Italia e ne conobbe direttamente città, ambienti sociali, aristocrazie, salotti, artisti e intellettuali. Ma considerare quei soggiorni come semplici parentesi nella sua biografia significherebbe perdere la parte più interessante della storia. L’Italia diventò per lui materia narrativa e terreno di osservazione.

Balzac arrivava nelle città italiane con la stessa voracità intellettuale con cui osservava Parigi. Studiava le persone, i rapporti di potere, il denaro, le convenzioni sociali, le ambizioni, gli amori e le debolezze. Non cercava soltanto monumenti e paesaggi. Cercava soprattutto gli esseri umani.

Ed è probabilmente questa la ragione per cui il rapporto con l’Italia appare perfettamente coerente con tutta la sua opera. Balzac voleva costruire attraverso la letteratura una sorta di anatomia della società moderna. L’Italia gli offriva nuovi ambienti e nuovi personaggi attraverso i quali verificare quella straordinaria intuizione narrativa.

Il legame ideale con Dante

Uno degli elementi più affascinanti emersi negli studi dedicati ai rapporti di Balzac con l’Italia riguarda Dante. La stessa idea della Comédie humaine non può essere letta ignorando il confronto implicito con la Divina Commedia. Una recensione scientifica degli atti del convegno organizzato nel 2000 dalla Maison de Balzac e dall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi sottolineava proprio questo rapporto, definendo il richiamo a Dante un omaggio e insieme una dichiarazione d’intenti dell’intera costruzione balzachiana.

È un collegamento formidabile. Dante aveva costruito un universo nel quale l’umanità intera poteva essere giudicata, ordinata e raccontata. Balzac, secoli dopo, prova a fare qualcosa di altrettanto smisurato dentro la società moderna. Non Paradiso, Purgatorio e Inferno, ma banche, salotti, pensioni, studi notarili, redazioni, famiglie, tribunali, case aristocratiche, debiti, matrimoni, eredità.

La grandezza della Comédie humaine sta proprio nell’aver trasformato la società in un universo narrativo totale.

Guardato dall’Italia, Balzac sembra dunque ancora più europeo. Il suo rapporto con Dante permette di capire che la letteratura francese dell’Ottocento non vive isolata dentro i propri confini nazionali, ma dialoga continuamente con una tradizione culturale molto più vasta.

Le amicizie italiane e un Balzac sorprendentemente umano

Uno dei meriti più importanti del progetto Il signor di Balzac è quello di fare emergere il Balzac privato.

La documentazione conservata dalla Maison de Balzac comprende, per esempio, la corrispondenza con Gian Carlo Di Negro, figura centrale della vita culturale genovese dell’Ottocento. Una lettera oggi conservata nel museo testimonia la familiarità personale dello scrittore con l’ambiente italiano.

Ma particolarmente suggestivo è il rapporto con il mondo milanese e con Clara Maffei. Studi successivi ricordano il Balzac frequentatore del celebre salotto, capace di una galanteria affettuosa verso la contessa, tanto intensa da provocare anche la gelosia del marito Andrea Maffei. La documentazione relativa agli anni 1836-1841 permette di seguire persino il modo in cui alcune frequentazioni italiane finirono per riflettersi nella produzione letteraria.

E qui il titolo italiano del libro, Il signor di Balzac, appare magnificamente riuscito.

Non “Honoré de Balzac, il monumento della letteratura”. Non soltanto l’autore di Papà Goriot, Eugénie Grandet o Illusioni perdute. Ma il “signor di Balzac”: l’uomo che arriva, conversa, osserva, corteggia, scrive lettere, si entusiasma, commette imprudenze, accumula debiti, sogna imprese editoriali, entra nei salotti e lascia dietro di sé ricordi.

È la dimensione umana che rende il libro particolarmente piacevole.

Un genio pieno di debolezze, quindi ancora più vicino

Balzac è uno di quegli scrittori nei quali la biografia sembra possedere la stessa energia dei romanzi. Lavoratore instancabile, ossessionato dalla scrittura, capace di sottoporre i propri testi a correzioni continue, era allo stesso tempo un uomo attratto dal lusso, dagli affari, dalla notorietà e da progetti economici spesso disastrosi. Il suo rapporto con il denaro è quasi balzachiano prima ancora che letterario: debiti, investimenti, ambizioni e desiderio di ascesa sociale costituiscono tanto la materia della sua vita quanto quella delle sue opere.

Ed è interessante che la Maison de Balzac, presentando l’esposizione, insistesse proprio sull’affetto italiano per le sue “debolezze” oltre che per il suo genio.

Probabilmente gli italiani hanno amato Balzac anche per questo. Perché i suoi personaggi non appartengono al mondo delle idee astratte. Vogliono soldi, prestigio, amore, proprietà, successo. Hanno paura di perdere ciò che possiedono. Sono ambiziosi, generosi, meschini, innamorati, ridicoli.

E Balzac stesso possedeva molte delle passioni che descriveva.

L’Italia non fu soltanto una destinazione

È questo, forse, il messaggio più profondo che emerge dal volume. Per Balzac l’Italia non rappresentò semplicemente uno dei tanti Paesi attraversati da uno scrittore ottocentesco. Divenne un luogo culturale e sentimentale al quale tornare.

Genova, Milano, Torino, Venezia, Roma e il mondo italiano entrarono nella sua esperienza personale e intellettuale con modalità differenti. Il viaggio permetteva allo scrittore di verificare sul campo quella grande intuizione che attraversa tutta la sua opera: gli uomini cambiano abiti, città e lingue, ma desiderio, denaro, potere, ambizione e amore continuano a governare buona parte delle loro azioni.

È per questo che Balzac rimane così moderno. Leggerlo significa comprendere che dietro moltissime dinamiche considerate contemporanee esistono comportamenti umani antichissimi.

Un libro che racconta anche la ricezione italiana di Balzac

C’è poi una seconda storia, parallela a quella dei viaggi. È la storia di Balzac dopo Balzac. Le traduzioni italiane, le edizioni, gli studi critici, il cinema, il teatro e le arti figurative dimostrano come uno scrittore possa continuare a vivere molto tempo dopo la propria morte modificandosi attraverso gli occhi di chi lo legge.

L’esposizione del 2000 si occupava esplicitamente della ricezione italiana dell’opera balzachiana sotto molte forme, da quella letteraria a quella cinematografica e artistica.

Questo aspetto rende il progetto particolarmente intelligente: non si limita a domandare che cosa Balzac pensasse dell’Italia, ma pone implicitamente anche la domanda opposta.

Che cosa ha pensato l’Italia di Balzac?

La risposta è disseminata nelle traduzioni, nelle interpretazioni, nelle opere d’arte e negli studi critici.

Il contributo italiano e Paola Dècina Lombardi

Il progetto ebbe inoltre un’importante componente italiana. Paola Dècina Lombardi, studiosa, traduttrice e profonda conoscitrice della cultura francese, aveva già dedicato a Balzac Mosaico balzacchiano e Balzac e l’Italia e partecipò attivamente alla costruzione dell’iniziativa parigina; le fonti ricordano anche un’esposizione analoga organizzata a Roma.

Non si trattò quindi di una lettura francese dell’Italia vista da Parigi. Il progetto nasceva realmente da un dialogo culturale franco-italiano.

Qui il rapporto speciale Roma-Parigi acquista un significato più ampio. Un gemellaggio culturale autentico non consiste nella semplice organizzazione di celebrazioni protocollari. Funziona quando due città e due Paesi si guardano reciprocamente, rileggono la propria storia comune e scoprono quanto delle rispettive identità sia già entrato nell’altra.

Balzac rappresenta magnificamente questo meccanismo.

Anche l’arte contemporanea entra nel gioco: Enrico Baj

L’esposizione ebbe inoltre un interessante prolungamento nell’arte contemporanea. Enrico Baj realizzò per l’occasione due grandi opere, Ubuzac e Balzubu. La storia raccontata anni dopo dall’allora direttore della Maison de Balzac, Yves Gagneux, è deliziosa: alla chiusura dell’esposizione Baj decise improvvisamente di donare al museo una delle tele.

È un episodio apparentemente marginale, ma dice molto dello spirito dell’iniziativa. Balzac non veniva imbalsamato dentro l’Ottocento. Poteva ancora provocare artisti contemporanei, caricature, riletture, deformazioni ironiche.

Il grande scrittore continuava a produrre immagini.

La copertina: un Balzac divorato dalla propria energia

Anche la copertina del volume fotografato possiede una forza notevole. Il personaggio appare deformato, quasi esploso, costruito attraverso linee nere aggressive, spruzzi d’inchiostro, un ventre enorme trasformato in spirale.

È un’immagine perfettamente coerente con il Balzac che emerge dal progetto. La spirale centrale sembra inghiottire tutto: persone, storie, denaro, passioni, ambizioni. Ricorda in qualche modo l’immenso meccanismo della Comédie humaine, dentro il quale centinaia di personaggi entrano, escono e ricompaiono da un romanzo all’altro.

Non c’è in questa rappresentazione la solennità del busto dello scrittore illustre, c’è invece energia, appetito, eccesso.

Balzac era anche questo: un uomo affamato di mondo.

Un libro sul rapporto culturale fra Francia e Italia

Forse è proprio questa la ragione per cui Il signor di Balzac merita oggi di essere riscoperto.

La pubblicazione appartiene a una stagione nella quale la collaborazione culturale fra Parigi e Roma produceva iniziative capaci di andare molto oltre il cerimoniale. Alla mostra fu affiancato anche un convegno internazionale organizzato dalla Maison de Balzac e dall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi il 10 e 11 novembre 2000. Gli atti sarebbero poi confluiti nel volume Balzac et l’Italie. Lectures croisées.

Il titolo introduttivo scelto per quegli studi parlava significativamente di una “storia d’amore” fra Francia e Italia, della quale Balzac era stato testimone e artefice. È veramente difficile trovare una definizione migliore.

Perché questo libro parla certamente di Balzac, ma racconta anche qualcosa di più vasto: la capacità della cultura di superare le frontiere senza cancellarle. Francia e Italia rimangono profondamente diverse, ed è proprio questa diversità a rendere interessante il dialogo.

Perché rileggerlo oggi, nel settantesimo anniversario Roma-Parigi

Ritrovare oggi Il signor di Balzac dopo aver visitato la Maison de Balzac significa comprendere ancora meglio quanto il rapporto culturale fra Roma, Parigi, Francia e Italia sia fatto di storie molto più profonde delle ricorrenze istituzionali.

Il settantesimo anniversario del gemellaggio offre proprio questa opportunità: recuperare i fili che, nel corso dei secoli, hanno unito scrittori, artisti, intellettuali e istituzioni dei due Paesi. Il lavoro che nel 2026 sta portando avanti l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi diretto da Antonio Calbi va esattamente in questa direzione, trasformando l’anniversario in un’occasione per far conoscere al pubblico francese la cultura italiana e, nello stesso tempo, per ricordare agli italiani quanto Parigi abbia contribuito alla nostra storia culturale.

La Maison de Balzac è uno dei luoghi nei quali questa relazione può essere compresa meglio. La visita guidata da Joëlle Roubine ci ha permesso di incontrare non soltanto il grande autore della Comédie humaine, ma l’uomo che viaggiò in Italia, frequentò italiani, amò la nostra arte e la nostra letteratura e portò una parte di quel mondo dentro i propri romanzi.

Il signor di Balzac. Balzac vu par l’Italie racconta esattamente questo incontro e a più di venticinque anni dalla sua pubblicazione conserva un interesse che supera ampiamente quello documentario. È una testimonianza di come Francia e Italia abbiano continuato a osservarsi, studiarsi e influenzarsi reciprocamente.

E nel 2026, mentre Roma e Parigi celebrano settant’anni di gemellaggio, questo piccolo grande libro del 2000 torna ad avere qualcosa di molto attuale da raccontare.

 
CATEGORIA

Cultura

DATA

Condividi l'articolo su

Scorri lateralmente questa lista