Dal 26 al 29 giugno, gli spazi de La Vaccheria, suggestivo contenitore culturale nel cuore del IX Municipio di Roma, si aprono alle vibrazioni libere e appassionate del jazz. La seconda edizione del Festival del Jazz, ideata dal Municipio IX in collaborazione con Psicoanalisi Contro – Compagnia Teatrale Sandro Gindro ETS, propone un’esperienza che va ben oltre l’ascolto musicale. Il titolo scelto, “Jazz – Oltre i confini del tempo”, tratta di un viaggio sonoro e umano, una riflessione viva su una delle forme artistiche più complesse e viscerali del Novecento e oltre.
Festival del Jazz, il genere dell’improvvisazione
Chiunque abbia provato a raccontare cosa sia davvero il jazz, sa quanto sia difficile definirlo. Non è un semplice stile musicale, ma un linguaggio aperto, un modo di sentire, un’impronta emotiva che sfugge alle definizioni scolastiche. È l’arte dell’improvvisazione, della creazione istantanea, ma anche della memoria condivisa e delle cicatrici trasformate in suono.
Il festival parte proprio da questa consapevolezza. Ogni musicista jazz è, in fondo, un narratore di sé e del mondo, e spesso lo è diventato non solo grazie al talento ma anche per quella profonda inquietudine che lo spinge a trasformare il disagio in creatività. Molti tra i grandi protagonisti del jazz hanno avuto vite segnate da emarginazione, dipendenze, instabilità – e proprio da questi abissi è nata la loro urgenza espressiva. Il festival rende omaggio a questo aspetto intimo e autentico dell’arte jazzistica, facendo incontrare note e parole, suono e psicologia.
Festival del Jazz, il cartellone
Il cartellone della manifestazione si articola in quattro giornate dense di contenuti e pensate per un pubblico ampio, dai neofiti ai conoscitori più raffinati. Ogni mattina, dalle ore 11 alle 12, è in programma un laboratorio dedicato ai bambini e agli adolescenti, per introdurre le giovani generazioni al linguaggio del jazz attraverso l’ascolto attivo e il gioco sonoro. Un’iniziativa educativa di grande valore che mira a sviluppare nei ragazzi il senso dell’ascolto, dell’armonia e della libertà creativa.
Nel pomeriggio, workshop tenuti da Andrea Biondi offrono l’opportunità di comprendere i meccanismi dell’improvvisazione: strumenti in mano, i musicisti protagonisti dei concerti della sera raccontano e mostrano le loro tecniche, le scelte armoniche e le modalità con cui costruiscono dal vivo il proprio discorso musicale. Non si tratta di semplici lezioni tecniche, ma di un vero e proprio scambio umano e artistico.
La sera, poi, è tempo di concerti: set originali, profondi, spesso preceduti da letture sceniche tratte dalla vita di Miles Davis, a cura dell’attore Francesco Pezzella. Davis, figura cardine della rivoluzione jazzistica del Novecento, è qui evocato non solo per la sua musica, ma per il carico esistenziale che la sua figura porta con sé: l’inquietudine, la ricerca, la solitudine, l’estro.
Completano il programma proiezioni di documentari e film sul jazz, strumenti preziosi per contestualizzare la musica e scoprire storie personali e collettive. Storie di dolore e rinascita, di ostinazione e bellezza, di improvvisazioni che si sono fatte leggenda.