06 Maggio 2021

Pubblicato il

Regionali Umbria, le cronache di Narni e la prospettiva del cambiamento

di Mirko Ciminiello

Il Conte-bis alla prova delle urne con lo spettro di una sconfitta storica: che non potrebbe non avere ripercussioni sul Governo centrale

Nell’Italia centrale c’è una Regione relativamente piccola, con un numero di abitanti che non è nemmeno un terzo di quelli della sola Roma, il cui peso specifico a livello di politica nazionale è – o potrebbe essere – inversamente proporzionale alla sua estensione superficiale. Si tratta dell’Umbria, che si appresta a tornare al voto con la prospettiva di un cambiamento epocale.

Dopo mezzo secolo di Presidenti di centro-sinistra, infatti, c’è la concreta possibilità che la prossima Governatrice possa essere Donatella Tesei, sostenuta da una coalizione di centro-destra formata da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Il suo principale competitor è Vincenzo Bianconi, candidato civico ma appoggiato da tutte le forze politiche che sostengono il Conte bis: Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Liberi e Uguali e Italia Viva.

Ecco perché queste elezioni rappresentano un banco di prova importante per la maggioranza rosso-gialla, che per la prima volta si confronta con il giudizio dei cittadini. Non a caso, per la chiusura della campagna elettorale demo-grillina a Narni sono intervenuti tutti i principali leader (con la sola, ingombrantissima assenza di Matteo Renzi): compreso lo stesso bi-Premier Giuseppe Conte – pur chiarendo di essere stato invitato solo per offrire la propria testimonianza e illustrare la Manovra.

Dall’altra parte, lo schieramento che parte con i favori del pronostico ha continuato a ostentare sicurezza, con il leader del Carroccio Matteo Salvini che prima ha dichiarato che scommetterebbe un caffè non su una vittoria, ma su una grande vittoria da dedicare «all’ex Avvocato del popolo»; e poi ha irriso le forze di Governo sottolineando «che a San Giustino, di venerdì pomeriggio, c'è una marea di gente mentre a sentire Di Maio e Zingaretti sono in venti».

Sia i dem che i pentastellati hanno precisato, come ha fatto anche il Presidente del Consiglio, che il voto non è un test sull’esecutivo. In parte è sicuramente vero, anche perché in queste tornate entrano in gioco dinamiche locali quali – nel caso specifico – lo scandalo sulla sanità che ha portato alle dimissioni della Presidente uscente Catiuscia Marini. Quest'ultimo è comunque un aspetto imbarazzante per gli azionisti di maggioranza del BisConte, se si pensa che per anni i grillini hanno condotto una guerra senza esclusione di colpi contro l’ex Governatrice, per poi ritrovarsi a braccetto col suo partito di appartenenza.

Anche per questo c’è curiosità intorno alle scelte degli elettori, che potrebbero bocciare un esperimento percepito da molti come un’ammucchiata artatamente costruita solo nel disperato tentativo di sbarrare la strada agli avversari – ma senza un vero progetto. Il segretario Pd Nicola Zingaretti, del resto, lo ha praticamente ammesso, twittando che l’obiettivo è «proteggere questa bellissima terra e fermare la destra».

Ecco perché è impensabile che un’eventuale débâcle dell’alleanza grillo-comunista in quella che è storicamente una Regione rossa non abbia ripercussioni a livello centrale. Nel 2000, per dire, l’allora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema si dimise dopo la bruciante sconfitta in Liguria (oltre che in altre tre Regioni). Stavolta non si arriverà certamente a tanto, ma è significativo il tentativo di derubricare quella umbra a sfida quasi irrilevante e senza valore.

In effetti il presidente dei senatori Pd, Andrea Marcucci, ha già messo le mani avanti, dichiarando esplicitamente che per lui è «molto difficile parlare di alleanza strategica coi 5 Stelle». Gli Umbri potrebbero pensarla alla stesso modo. E in questo caso, come avrebbe detto Brenno, «guai ai vinti!» Stay tuned.

Foto dalla pagina Fb di Nicola Zingaretti.

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