Vuoi la tua pubblicità qui?
04 Dicembre 2022

Pubblicato il

Diritti per tutti

Rea, la proposta al Governo Meloni per la libertà d’informazione e le emittenti locali

di Redazione
In breve la Rea propone di creare regole di garanzia speciale per i più piccoli essendo la libertà un valore prioritario rispetto al profitto
Mixer radiofonico
Mixer radiofonico

La Rea (Radiotelevisioni Europee Associate), nel direttivo del 1 novembre ha approvato la piattaforma di richieste che verrà presentato al Governo nei prossimi giorni, in difesa delle libertà di informazione locale oggi fortemente ristrette e compresse, e in appoggio alle emittenti in forte difficoltà a causa sia di fattori economici generali (comuni a molti categorie) sia di provvedimenti normativi restrittivi del settore, fatti ad arte (e questo è il tema specifico). Azione Rea.

Il presidente Rea, Antonio Diomede

La piattaforma predisposta dal Presidente Antonio Diomede è molto articolata ed esaustiva ma soprattutto non sono cahier de doleances, ma è un documento articolato che espone la proposte attuative e le spiega anche.

Ne spiega cioè sia l’antefatto storico (perché si è creata questa situazione di compressione delle libertà) ma anche ne chiarisce la fattibilità (indica cioè come concretizzare gli interventi).

Quindi differenziandosi da altre categorie che chiedono solo provvidenze, la Rea chiede interventi urgenti sì, ma anche una riforma del settore, se si vuole garantire il pluralismo che è la base delle libertà.

La libertà solo per i forti, i potenti, i ricchi è libertà di classe o meglio è oligarchia (inutile giocare con le parole).

La libertà vera è pluralismo cioè possibilità anche per i deboli di poterne usufruire, altrimenti è solo retorica.

Il ruolo di Confindustria

La Confindustria purtroppo non ha questa visione, e crede che basta salvare i grandi per dare parvenza di libertà (in realtà per salvaguardare privilegi oligopolistici). Salvo poi vedere che ormai le grandi imprese italiane o sono state vendute o sono emigrate nei paradisi fiscali, cosa che da sola dimostra l’assunto e cioè che è liberta solo per i potenti.

Chi può scappa, e chi resta, perché non può tecnicamente delocalizzare, subisce le vessazioni. Marx le ha definite dittatura di classe.

Centinaia di emittenti chiuse in questi anni sono la prova provata di un’azione deliberata per estinguerle. Poche voci sono meglio controllate dal potere mediante finanziamenti correlati alla complicità col potere (col politicamente corretto). Altro che le piccole bustarelle di cui i piccoli vengono sempre accusati, qui è in atto una gigantesca forma di censura tramite economia.

Alla base c’è un equivoco, creato ad arte, per turlupinare i gonzi, cioè che informare voglia dire unicamente fare impresa.

Informare non significa fare impresa

Non è cosi, impresa ha come finalità principale il profitto, informazione ha come criterio principale il diritto di informare, cioè l’essenza stessa della libertà (di cui gli introiti economici sono solo lo strumento necessario).

Informare vuol dire fare un servizio sociale locale di attuazione di un diritto costituzionale, ecco dunque che applicare alle emittenti (ma anche alla piccola editoria, alla cultura e al web) regole valide per le imprese è radicalmente sbagliato.

Significa mercificare tutte le attività umane , tutte le finalità , un impostazione aberrante, incostituzionale e contraria anche ai diritti umani

È un trucco con cui si maschera il bavaglio che il passato veniva attuato con la censura( cancellando sbianchettando frasi proibite) ora sono più radicali e cancellano tutto, lo fanno in modo furbo e i più ormai abituati a tecniche di ferro controllo sociale non capisco più i temi della Libertà, approvata la legge regionale in Campania.

Allora se in passato avessero chiamato con nomi più furbi la censura, l’indice dei libri proibiti, la soppressione della liberta, noi ci saremmo cascati? Insomma ci stiamo infilando in un tunnel oscuro parallelo, anche se non uguale nelle forme, a quello di 100 anni fa. (Caccia alle streghe e intolleranza).

Le proposte della Rea

La Rea nel suo documento 1 novembre chiede alcuni provvedimenti immediati, anche perché quelli tardivi, quando l’emittenti sono chiuse non serviranno più.

  1. Chiede un intervento immediato sull’emergenza bollente.
  2. Chiede un intervento sugli affitti delle capacità trasmissive che non possono essere lasciati all ‘arbitri di un mercato (fittizio) che decide su diritti umani e costituzionali di base perché incidono direttamente sulla libertà di comunicazione.

In parole povere occorre creare regole di garanzia speciale per i più piccoli essendo la libertà un valore prioritario rispetto al profitto.

Ma ampliando l’orizzonte la Rea propone contemporaneamente un intervento complessivo di riforma del DPR 146/17 che ha regolamentato male e forse strangolato, il settore.

Lo ha regolamentato in base ad un criterio mercantilistico assolutamente estraneo e confliggente con i principi REA piccole emittenti.

REA Chiede poi una capacità trasmissiva base garantita per tutti (da affidare con priorità agli esclusi, ai danneggiati dalle norme oligarchiche).

Il Federalismo della Comunicazione

Chiede infine il Federalismo della comunicazione, perché sono proprio le regioni e i comuni i più danneggiati dall’oscuramento dell’informazione locale, loro e non i Ministeri devono decidere sulle frequenze.

Ma l’equivoco di fondo che va smascherato è la concezione di chi vuol soffocare le voci libere perché non avrebbero, secondo questo geni del mercantilismo, la dignità di impresa.

Cosa c’entra la dignità di impresa con la libertà di comunicare? Ecco l’equivoco: è come dire che solo i ricchi possono esprimere le loro idee. In modo analogo nell’Ottocento si riteneva che il diritto di voto fosse legato al censo: siamo a quel livello. E rammentiamo che in quel caso il diritto di voto era negato anche alle donne.

Ecco dunque l’equivoco mascherato da insipienza giuridica e furbacchioneria economica, con cui si vuole imporre il pensiero unico.

L’Auditel (strumento privato nato per la pubblicità ) dovrebbe secondo costoro misurare e consentire la libertà di informazione, un bel passo indietro di 150 anni, a Bava Beccaris, e alla dittatura di classe di fine ottocento che hanno condotto a ben due guerre mondiali.

Ma a questo punto lasciamo la parola al documento REA che potrete leggere direttamente sul sito REASAT cliccando qui.

Fabrizio Abbate

Responsabile rapporti Esterni REA

 

Condividi questa notizia per primo

Scorri lateralmente questa lista

Seguici per rimanere aggiornato

Sostieni il nostro giornalismo