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22 Maggio 2022

Pubblicato il

Profughi dall’Ucraina: la vita in un sacchetto di plastica

di Catia Liburdi
La guerra trasforma in un attimo i ricordi di una vita e tutto ciò che si possiede in un sacchetto di plastica in fuga
Profughi ucraini alla frontiera

Profughi smarriti e volti disperati, la guerra in Ucraina trasforma i ricordi di una vita e tutto ciò che si possiede in un sacchetto di plastica in fuga.

Il suono delle sirene irrompe nella vita quotidiana, c’è poco tempo, bisogna fuggire. E allora tutto si fa confuso, concitato e caotico; si cerca di raccogliere quel che si può, non c’è tempo di preparare la valigia, non è un viaggio di piacere, bisogna fare in fretta, bisogna fuggire al più presto. Si corre in cucina e si prende il sacchetto di plastica che è a portata di mano e si va nella stanza da letto a raccogliere l’indispensabile. Un’anziana signora dice di aver messo dentro la borsa della spesa il suo passaporto, un paio di scarpe, uno spazzolino da denti.

Profughi Ucraina alla frontiera

Una giovane donna ha messo nel sacchetto una maglia, un pantalone, un paio di scarpe e le chiavi di casa. Ci sarà ancora quella casa al ritorno? Donne e bambini in fuga, mentre gli uomini tra i 18 e 60 anni hanno l’obbligo di rimanere al servizio della patria. Un bimbo in braccio alla sua mamma, intervistato da un giornalista ha detto piangendo “siamo qui ma abbiamo lasciato papà a Kiev”.

La vita di Miky stravolta in un attimo: Miky andava a scuola, aveva tanti amichetti, stava organizzando la festa di compleanno e poi in una notte tutto si annulla e in fretta e furia ci si ritrova sopra un pullman per fuggire da Kiev. Si arriva al confine con la Polonia e finalmente si viene accolti in una stazione dove tutto è già pronto per l’arrivo dei profughi. Vi stanno aspettando, si farà una festa, loro sanno che è il tuo compleanno Miky!

Nei sacchetti di plastica c’è la vita di ognuno di loro; i più piccoli hanno portato dei giochi, bambole, orsacchiotti raccolti in fretta prima di fuggire; purtroppo però per salire sui pullman che vi porteranno in salvo potrete portare solo un gioco! Gli altri giochi rimarranno presso il centro profughi per altri bimbi in arrivo. Nel sacchetto di Alona ci sono molte medicine salvavita, ecco appunto la vita da salvare due volte! Ogni sacchetto di plastica racconta una storia e ogni sacchetto ha un nome.

Ucraina, profughi da un giorno all’altro

Il sacchetto di plastica è resistente alla pioggia, protegge il contenuto e per una volta utile agli esseri umani; non danneggia la natura di cui siamo parte, anzi accompagna i profughi nel lungo viaggio verso la salvezza. Nel sacchetto troviamo numeri di telefono che alcuni bimbi hanno impressi anche sulle mani, il loro passaporto e pochi vestiti. E’ nota a tutti la vicenda del bambino che ha percorso mille chilometri da Zaporizhia alla Slovacchia e a salvarlo è stato un numero di telefono scritto su una mano, un passaporto nello zainetto e un sacchetto della spesa.

Quante storie tristi nascoste in un sacchetto di plastica. Corsi e ricorsi storici dove il sacchetto di plastica è sempre il protagonista in tempi di crisi. La stessa busta di plastica (citata in questo articolo su la repubblica.it ) che servì alla moscovita Anastasia nel 1998 con il crollo del rublo, quando le banconote non avevano più valore. Lei aveva 13 anni e trovò un mucchio di soldi per strada, li raccolse riempiendo un sacchetto di plastica. Arrivò a casa e i genitori le dissero che poteva farli volare dal balcone.

Il giorno in cui tutti getteremo il sacchetto di plastica, la pace trionferà e quello sarà il giorno più bello della nostra vita.

 

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